
Il Pnrr sta riducendo la distanza dagli obiettivi dall’Agenda 2030, ma mancano ancora 20 miliardi per centrare i target

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta riducendo la distanza dell’Italia dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, ma resta ancora un ampio divario da colmare. I fondi del Pnrr sono stati fondamentali per la transizione ecologica e digitale e hanno colmato quel divario in una percentuale stimata attorno a una quota del 39%, ma per centrare pienamente i 17 target previsti dalle Nazioni Unite mancano ancora circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Tutto ciò emerge dal rapporto dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come knowledge partner) e Unioncamere. Il documento, dal titolo “L’impatto del Pnrr sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori”, evidenzia come quella mancante per centrare i goal dell’Agenda 2030 sia una cifra consistente ma non impossibile da realizzare, a patto però che il Piano strutturale di bilancio definito nel 2024 sia rivisto nel 2027 per incorporare tale spesa. «La sfida - ha dichiarato il direttore scientifico dell’ASviS in occasione della presentazione del report presso il Cnel - è ora di guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile». Il documento, ha dichiarato la presidente dell’ASviS Marcella Mallen, «mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese».
Nel dettaglio, dal documento presentato questa mattina evidenzia una forte concentrazione degli investimenti del Pnrr in alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote maggiori sono destinate all’energia (Goal 7), all’innovazione (Goal 9) e alle città (Goal 11). Trascurabili o completamente assenti le spese direttamente orientate alla lotta contro la fame (Goal 2), alla parità di genere (Goal 5), alla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), alla tutela degli ecosistemi marini e terrestri (Goal 14 e Goal 15) e alla cooperazione (Goal 17). Emergono inoltre significative differenze territoriali negli investimenti, legate al contesto socioeconomico, alle criticità e ai punti di forza delle singole Regioni. Ad esempio, nel Mezzogiorno, dove il tasso di abbondono scolastico è più elevato, si concentrano gli investimenti per il supporto educativo a bambine, bambini e adolescenti. Altre misure, invece, presentano una distribuzione dei fondi più uniforme, come nel caso dell’installazione di energia solare o dell’aumento delle borse di studio per dottorandi. Oltre a fornire un’analisi a livello nazionale, il Rapporto propone anche una valutazione territoriale. Tra le Regioni che beneficiano maggiormente del Pnrr nell’avanzamento verso l’Agenda 2030 ci sono l’Abruzzo, le Marche e la Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano la Provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, la Provincia autonoma di Trento e l’Umbria.
Per colmare il divario residuo, il rapporto realizzato dall’ASviS stima anche i fabbisogni finanziari aggiuntivi necessari al raggiungimento di 11 Obiettivi. Tali necessità variano sensibilmente tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio.
Si legge tra l’altro nel report che «i vantaggi derivanti dall’uso del modello elabora-to dall’ASviS sono numerosi: in primo luogo, esso lega in modo coerente quanto concordato sia tra le autorità europee e quelle nazionali, sia tra queste ultime e le Regioni/PA, indipendentemente dallo strumento finanziario usato per realizzare le singole misure (europeo, nazionale, locale). Utilizzando tale approccio è possibile finalmente immaginare, anche nella prospettiva della nuova programmazione europea per gli anni 2028-2034, una piena integrazione dei processi decisionali assunti ai diversi livelli di governance con riferimento al quadro concettuale e politico disegnato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».





