
Si sfalda l’illusione della guerra lampo: per Usa e Israele ci sono più difficoltà del previsto in Iran

Sono trascorse due settimane dall'inizio della guerra con l'Iran, dopo l’attacco scatenato dal duo Israele-Stati Uniti, che ancora non sembra abbia raggiunto nessuno dei propri obiettivi - forse troppo ottimisticamente dichiarati - e questo nonostante il presidente Trump continui ad affermare che la coalizione abbia già vinto. Eppure il Pentagono ha inviato ingenti forze aeronavali nel Golfo Persico e nelle basi Nato dell’area per prepararsi a quest'infausto evento.
Stupisce, dunque, intravedere come il “primo esercito del mondo” si sia dimostrato vulnerabile agli attacchi degli iraniani e, nonostante il numero degli attacchi aerei sia in costante diminuzione, questi continuano a causare danni importanti alle forze armate e alle infrastrutture logistiche sparse nei Paesi del Golfo. In ultimo, anche unità navali di primissima importanza quali le portaerei della U.S. Navy, storicamente spina dorsale delle campagne militari americane di lungo e medio raggio, sembrano siano state spostate dalla regione del Golfo Persico, per via del fatto che una di esse, la Abraham Lincoln, risulterebbe essere stata colpita.
Fonti da agenzie provenienti dal Medio Oriente fanno sapere che Stati Uniti, Israele e gli Stati arabi del Golfo Persico stanno esaurendo le scorte missilistiche antiaeree e che i sistemi antiaerei oggi disponibili nel teatro delle operazioni di guerra non sembrerebbero essere sufficienti a coprire tutte le basi militari, oltre che le altre infrastrutture (raffinerie, giacimenti petroliferi, data center etc.), che vengono quotidianamente attaccate dalle forze iraniane. In ultimo, gli Stati Uniti sembra stiano già acquistando scorte di missili antiaerei Thaad e Patriot da Giappone e Corea del Sud in quanto le proprie scorte starebbero per esaurirsi.
Va ricordato che, purtroppo, anche le perdite militari statunitensi sono in aumento, sebbene le informazioni al riguardo non vengano diffuse dai media occidentali.
Nonostante le molte affrettate affermazioni fatte da Trump, gli Stati Uniti non sono stati capaci di garantire il sicuro transito delle navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz; tutto questo ha comportato l'interruzione delle forniture ai mercati non soltanto di ingenti quantitativi di idrocarburi (si parla di circa il 20 del Gnl, del petrolio e dei derivati prodotti a livello mondiali).
Tra l’altro, per non farci mancare nulla, segnaliamo che Teheran ha anche minacciato di chiudere lo Stretto di “Bab el-Mandeb”, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden (Mar Arabico); infatti, gli Houthi yemeniti, che hanno lunga e duratura esperienza di attacchi mirati su navi in transito in quest'area, potrebbero imporre, su istigazione dell’Iran, un ulteriore blocco navale.
Rileva osservare, inoltre, che Israele ha trascinato gli Stati Uniti in questo conflitto e sarebbe naturale aspettarsi un input a procedere verso un cambio di sistema politico in Iran mentre Trump, invece, appare indirizzato a dare maggiore priorità al controllo dei giacimenti petroliferi e di gas naturale della Repubblica islamica. In tutto questo s'innesta la catastrofe ecologica che ogni giorno si avvicina all'orizzonte dell'umanità.





