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Amministrative Francia: Parigi e Marsiglia restano a sinistra, Lione ai Verdi, mentre l’estrema destra vince a Nizza

Nella capitale il socialista Grégoire trionfa contro centro e destra uniti, male La France insoumise di Mélenchon. Bayrou perde a Pau, dov’era sindaco dal 2014. Fuori dalle grandi città aumentano i consensi per il Rassemblement national
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Emmanuel Grégoire si reca al municipio di Parigi in bicicletta a noleggio dopo aver vinto le elezioni comunali per la carica di sindaco. Sorride felice pedalando, l’esponente del Partito socialista. E c’è da capirlo, considerando che i pronostici erano contro di lui e a favore invece di Rachida Dati, ex ministra della Giustizia (con Sarkozy) e della Cultura (con Macron), che ha corso guidando un’alleanza formata dai macroniani e destra moderata. Alla fine il risultato delle urne è stato netto: i parigini hanno scelto la linea della continuità puntando sull’ex vicesindaco di Anne Hidalgo (con la quale pure ultimamente non erano mancati attriti). Grégoire è stato votato dal 50,52% dei parigini che si sono recati alle urne, staccando nettamente Dati (41,52%), mentre la candidata de La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon si è fermata a un misero 7,96%.

Il risultato di Parigi, in queste ore contrassegnate tra l’altro dalla scomparsa di Lionel Jospin, non è l’unico che fa tirare un sospiro di sollievo ai socialisti: il loro candidato Benoît Payan ha vinto nettamente anche a Marsiglia, staccando di oltre 14 punti percentuali (54,34% contro il 40,30%) l’esponente del Rassemblement national Franck Allisio. Il partito di estrema destra guidato da Le Pen e Bardella ha ottenuto risultati migliori nelle aree della provincia e nelle zone rurali della Francia, ma nelle grandi città è stato sconfitto dalle alleanze a macchia di leopardo che il Partito socialista ha stretto con la sinistra e con i Verdi.

L’unica eccezione, in questo senso, è stata a Nizza, dove Éric Ciotti, leader dell’Udr (Unione delle Destre per la Repubblica) e alleato stretto del Rassemblement national ha vinto col 48,54% dei voti contro il candidato della destra moderata Christian Estrosi (37,2%) e quella dell’alleanza Verdi-Sinistra Juliette Chesnelle Le Roux (14,26%).

Ottimo invece il risultato per i Verdi a Lione, dove il candidato degli Ecologisti Gregory Doucet ha vinto col 50,67% dei voti superando di poco l’esponente delle destre Jean-Michel Aulas (49,33%).

In definitiva, questo voto amministrativo, che è l’ultima tornata elettorale prima delle presidenziali del 2027, ha consegnato un quadro che lascia aperti tutti gli scenari: la sinistra vince nelle grandi città ma solo con una politica delle alleanze difficilmente replicabile a livello nazionale; la destra estrema va bene in provincia ma incassa alle urne meno di quanto i sondaggi registrano costantemente.

Un ultimo elemento che esce dalle urne è la assai probabile fine della carriera politica del centrista François Bayrou: dopo lo smacco della sfiducia subito nel settembre scorso, l’ex premier e leader del MoDem (Movimento democratico), nonché alleato storico di Macron, ha perso nella corsa per il comune di Pau, dove era sindaco dal 2014. Anche qui a vincere è stato un candidato sostenuto da una coalizione di sinistra.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.