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Iran, segnale positivo dall’Onu: come un veto posto da Cina e Russia può far riaprire la via diplomatica

Pechino e Mosca hanno detto no a una risoluzione che non escludeva l’uso della forza per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Se da un lato ciò ha tracciato una netta posizione a favore di Teheran, dall’altro sembra riaprirsi un importante canale diplomatico che, appaiandosi con la proroga di due settimane concessa da Trump, spalanca la porta ai negoziati
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Ci voleva come il pane il veto posto da Cina e Russia ad una risoluzione Onu, indirizzata agli Stati membri per intensificare il coordinamento degli sforzi finalizzati alla protezione della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. L'ambasciatore di Washington presso l'alto organismo mondiale, Mike Waltz, ha, doverosamente, invitato le «nazioni responsabili» a unirsi agli Stati Uniti per garantire la sicurezza dell’importante via d'acqua dalla quale transita il 20% circa del petrolio e del gas naturale liquefatto (Gnl) mondiale.

Ricordiamo che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è composto da15 membri, di cui 11 hanno votato a favore della risoluzione presentata dal Bahrain e due contrari, Cina e Russia mentre si sono registrate due astensioni (Colombia e Pakistan). La Risoluzione in esame, com’è facile immaginare, era finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e incoraggiava fortemente gli Stati a «coordinare gli sforzi, di natura difensiva, commisurati alle circostanze, per contribuire a garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, anche attraverso la scorta di navi mercantili e commerciali, e per scoraggiare i tentativi di chiudere, ostruire o comunque interferire con la navigazione internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz».

Segnaliamo, inoltre, che mentre al Palazzo di Vetro si discuteva e si votava per questa risoluzione, ilpPresidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sbraitava ai quattro venti che «un'intera civiltà morirà stanotte» mentre l’Iran continuava nel suo rifiuto di accettare l’ultimatum di aprire lo Stretto di Hormuz entro martedì sera, ora di Washington (02:00 ora italiana).

È appena il caso di richiamare il fatto che i prezzi del petrolio sono aumentati vertiginosamente da quando Stati Uniti e Israele hanno scatenato la guerra (28 febbraio) contro l'Iran e che ancora dura da oltre cinque settimane. La reazione immediata di Teheran è stata quella di chiudere lo Stretto che, in precedenza, era la rotta obbligata per lo shipping petrolifero mondiale.

L'ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, naturalmente, ha condannato con veemenza i veti di Russia e Cina, aggiungendo che «nessuno dovrebbe tollerarlo; stanno tenendo (gli iraniani) l'economia globale sotto la minaccia delle armi; oggi, Russia e Cina lo hanno effettivamente tollerato, schierandosi con un regime che cerca di intimidire il Golfo fino alla sottomissione, mentre brutalizza il proprio popolo».

L’ambasciator Waltz ha, poi, insistito sul fatto che l'Iran potrebbe scegliere «di riaprire lo Stretto, di cercare la pace e di fare ammenda».

La risposta dell'ambasciatore russo all'Onu, Vasily Nebenzya, non si è fatta attendere; infatti, ha affermato che la Russia e la Cina stanno, invece, proponendo una Risoluzione alternativa che riguarda l’intera situazione in Medio Oriente, non tralasciando di considerare la delicata questione riguardante la sicurezza marittima nell’area del Golfo Persico.

Un testo di quella Risoluzione, analizzato da autorevoli fonti (Reuters) invita a procedere verso la «de-escalation delle ostilità in corso» e a «un ritorno al percorso della diplomazia».

Naturalmente, l'ambasciatore iraniano all'Onu, Amir Saeid Iravani, non poteva esimersi dall’elogiare le posizioni assunte da Cina e Russia, affermando che «la loro azione di oggi ha impedito che il Consiglio di Sicurezza venisse usato in modo improprio per legittimare l'aggressione».

Lo stesso ambasciatore ha, poi, aggiunto che l'inviato personale del segretario generale dell'Onu, Antonio Gutierrez, proprio in queste ore si sta recando a Teheran per proseguire le consultazioni. Una fonte Onu ha fatto sapere che l'inviato, Jean Arnault, partito per il Medio Oriente lunedì, intende far visita all'Iran per incoraggiare il governo del Paese a porre fine alla guerra, e che i suoi piani di viaggio dipenderanno dalla sicurezza e dalla logistica che troverà durante il percorso.

Resta di assoluta importanza, quindi, la posizione assunta da Cina e Russia, che hanno usato il loro potere di veto anche dopo che il Bahrain aveva notevolmente indebolito la sua posizione sull’autorizzazione all’uso della forza per sbloccare in transito a Hormuz.

In conclusione, se da un lato il veto esercitato congiuntamente dalle due superpotenze mondiali traccia una netta posizione a favore dell’Iran, dall’altro, a nostro avviso, sembra riaprirsi un’importante canale diplomatico che, appaiandosi con la proroga di due settimane concessa da “The Donald”, spalanca la porta, in maniera decisa, ai negoziati e quindi ad una possibile risoluzione per via diplomatica della nebulosa querelle dell’atomica iraniana che, almeno a parole, viene considerata la causa del caos scatenato dal duo Trump-Netanyahu, quest’ultimo stranamente silenzioso in queste ultime ore.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).