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Col nuovo embargo andiamo verso l’estate col timore di avere i serbatoi vuoti e i condizionatori a giorni alterni

Il blocco navale del blocco navale: dagli Usa una pezza peggiore del buco per lo Stretto di Hormuz

Dopo il fallimento dell’incontro diplomatico a Islamabad, il presidente Trump ha annunciato un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e uscita dai porti e dalle aree costiere iraniane
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Era difficile per tutti immaginare un epilogo di questo genere: gli Stati Uniti hanno annunciano il blocco navale dei porti iraniani (una sorta di embargo non dichiarato secondo i protocolli del diritto internazionale). Inizialmente, gli Usa avevano assicurato il permesso di transito di navi che non si dirigono in Iran attraverso lo Stretto di Hormuz. Il presidente Trump ha espressamente detto “non mi interessa se gli iraniani torneranno o meno ai colloqui” e la decisone, a questo punto, sembra convergere sulla scelta del blocco navale dei porti iraniani.

Cerchiamo di comprendere cosa realmente gli americani intendono fare dopo il fallimento dell’incontro delle Delegazioni diplomatiche di Islamabad, anche se va ricordato il fatto che il Paese ospitante dei colloqui di pace, il Pakistan, ha chiesto che sia ancora osservata la tregua di due settimane, concordata mercoledì scorso tra Stati Uniti e Iran, e che teoricamente dovrebbe durare fino al 22 aprile.

Si percepisce epidermicamente come il fallimento dei negoziati aggravi i timori che la guerra in corso nel Medioriente, scoppiata con l'attacco statunitense e israeliano all'Iran il 28 febbraio, possa riprendere con maggior veemenza di prima; infatti, per restare in linea con la dottrina trumpiana che, in estrema sintesi, potremmo sintetizzare con un chi se ne frega dei negoziati, io ho le armi più potenti del mondo, il Pentagono ha annunciato che oggi inizierà un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e uscita dai porti e dalle aree costiere iraniane.

Ricordiamo che i colloqui di Islamabad,  svoltisi tra sabato fino alla mattinata di domenica, sono stati il primo incontro diretto tra Usa e Iran dai tempi della “Rivoluzione Islamica” iraniana del 1979; il negoziato stesso, arrivato pochi giorni dopo l'inizio del “cessate il fuoco”, finalizzato a porre fine ai combattimenti che durano già da sei settimane e che hanno fatto migliaia di vittime in tutto il Golfo Persico, ha avuto quale negativa conseguenza il blocco quasi totale delle forniture energetiche che transitano da Hormuz.

Alla luce di questi fatti, il Comando centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che il blocco statunitense, a partire dalle ore 10 00 di lunedì (14 00 GMT), verrà “applicato in modo imparziale a tutte le navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, inclusi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo dell'Oman”.

Un blocco navale che diventa, dunque, una sorta di assedio esteso all’intera area del Golfo, i cui effetti potrebbero essere devastanti non solo per l’economia della Regione ma estendersi all’economia del globo.

Per complicare ulteriormente la situazione già di per sé molto complicata, The Donald ha aggiunto domenica (ieri per chi legge) che “le forze statunitensi intercetteranno anche ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all'Iran”, aggiungendo, a scanso di equivoci, "nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare". La conclusione del ragionamento di Trump – comparso sui social media –, si riassume così: "qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, sarà FATTO SALTARE IN ARIA!". Per essere chiaro è stato chiaro, non v’è alcun dubbio.

Le immediate conseguenze di queste tensioni politiche, com’è intuibile, si riflettono sul prezzo del petrolio greggio che, infatti, è subito aumentato di oltre il 7%, superando i 100 dollari al barile nelle contrattazioni delle borse asiatiche di stamattina. Dal lato iraniano, dopo le prime dichiarazioni di Trump, i Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane) hanno subito avvertito che le navi militari che si avvicinano allo Stretto di Hormuz saranno considerate una presenza ostile che viola il “cessate il fuoco”, sottolineando in tal modo il reale rischio di una pericolosa escalation; in conclusione, molti analisti ritengono che, anche se il cessate il fuoco dovesse reggere, ci vorrà del tempo prima che i flussi dei prodotti energetici fossili attraverso il Golfo tornino alla normalità.

Tradotto nel linguaggio corrente, significa che dovremmo aspettarci prezzi dei carburanti più alti e un'inflazione ancora più forte per l'intera economia globale. Di fatto, trasformare il blocco navale esercitato dal governo degli Ayatollah in un secondo blocco esercitato dagli Usa – di fatto una sorta di embargo – non conduce i Paesi belligeranti verso la fine del conflitto che, oramai, imperversa da sei settimane, sconvolgendo gli asset economici delle economie occidentali, già annaspanti in cerca di possibili soluzioni di approvvigionamento energetico; insomma, andiamo verso l’estate col timore di avere i serbatoi vuoti e i condizionatori a giorni alterni.  

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).