
Addio a Carlo Monguzzi, ha combattuto fino all’ultimo per l’ambiente e i diritti

Se n’è andato a 74 anni Carlo Monguzzi. Ingegnere chimico e insegnante di matematica, ma la sua è stata soprattutto una vita dedicata alla politica e alle lotte per la tutela della natura. E fino alla fine ha combattuto le sue battaglie. Contro la cementificazione, per i diritti. Negli ultimi giorni era stato ricoverato per un brutto male, ma ancora non molte settimane fa era in piazza a sfilare per rivendicare giustizia per il popolo di Gaza. Era un combattente. E da combattente ha interpretato negli ultimi anni il suo ruolo di consigliere comunale a Milano, non lesinando bordate al sindaco Beppe Sala per la gestione della crisi politica innescata attorno al cosiddetto salva-Milano, non aspettando neanche ventiquattr’ore ad annunciare la sua uscita dalla maggioranza per l’operazione San Siro. E proprio Sala ora lo saluta dicendo che «se ne è andato un lottatore»: «Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare. Avevo celebrato il suo matrimonio. Ed era l’unico che in aula consiliare si rivolgeva a me non con “Sindaco”, ma con “Beppe”. Chi non frequenta la politica non può capire come possano coesistere duri scontri pubblici e solidi rapporti privati. Anche l’ultima volta che è venuto nel mio ufficio, nei mesi scorsi, avevamo discusso animatamente e ci eravamo lasciati con un abbraccio. Un abbraccio che ricordo molto bene. Durante la sua malattia, che è progredita in un modo assurdamente rapido, mi informava delle cure. Poi non è più riuscito a farlo e ho capito. Riposa in pace, caro Carlo».
Monguzzi ha contribuito alla nascita dei Verdi e di Legambiente, di cui è stato presidente regionale in Lombardia. Nel 1993 come assessore regionale all’Ambiente ha promosso la prima legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e il primo Piano Aria contro lo smog, continuando poi a battersi contro il traffico illecito dei rifiuti, l’abbattimento degli alberi, contro la caccia, la cementificazione del territorio e il consumo di suolo, la privatizzazione della sanità e per la totale trasparenza e onestà nella gestione della Cosa Pubblica. Ha scritto i libri “Illusione Nucleare” e “Ambientalismo sostenibile”. In Regione è entrato nel 1990, per poi essere rieletto come consigliere anche nel 1995, nel 2000 e nel 2005. Poi nel 2011 il passaggio in Consiglio comunale a Milano con il Pd, da cui è uscito alla vigilia delle amministrative del 2021, preferendo la lista di Europa Verde. E proprio il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, lo ricorda come «un grande uomo ed ecologista»: «Ha lottato fino all'ultimo e non si è mai piegato per dare alla sua città Milano una qualità della vita migliore, fuori da interessi che non fossero quelli dei cittadini. Un intellettuale di strada scomodo e per questo la sua onestà intellettuale primeggiava su tutto: diceva quello che pensava senza filtri. La sua forte e appassionata battaglia, anche durante la sua malattia, per i diritti del popolo palestinese. Ho conosciuto Carlo nel 1990 e ne ricordo la sua ironia e autoironia, una costante dei suoi interventi ai consigli nazionali dei Verdi. Nel 2006 venne eletto deputato per i Verdi ma decise di rimanere in consiglio regionale perché riteneva fondamentale mantenere il rapporto con il territorio, una sua caratteristica. Con Carlo se ne va un pezzo della storia dell’ambientalismo e della politica del nostro paese».
Ricandidandosi, nel 2021, raccontando quel che aveva fatto nella precedente consigliatura citava questo dato come biglietto da visita: «Ho preso parte al 100% delle sedute del Consiglio comunale (379 su 379), perché quando si prende un impegno lo si onora fino in fondo».





