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Cosa ha generato la guerra con l’Iran: l’accelerazione della creazione della Nato dei Paesi islamici

La domanda che rimbomba nelle stanze del potere del Medio Oriente: serve un’alleanza islamica per stabilizzare l’area? Il presidente iraniano Pezeshkian ne è assertivamente convinto. Della stessa opinione sembra essere anche il capo di stato maggiore pachistano Munir, che ha assunto un ruolo centrale d’interlocuzione anche con le potenze occidentali
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Una domanda che risuonava prima e rimbomba adesso nelle stanze del potere degli Stati islamici, anche prima del conflitto in atto tra Iran, Usa e Israele, è propria questa: serve un’alleanza islamica simile a quella della Nato per stabilizzare tutta l’area del Medioriente?

Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ne è assertivamente convinto: «Serve ai Paesi del Golfo persico per risolvere i problemi attraverso la cooperazione». Della stessa opinione sembra essere anche il capo di stato maggiore pachistano, il generale Asim Munir, il quale viene descritto come una figura assai rilevante in Pakistan; inoltre, ha assunto un ruolo centrale d’interlocuzione anche con le potenze occidentali; ricordiamo che, secondo la dottrina Munir, il Pakistan assume il ruolo di «leader naturale» delle nazioni musulmane, promuovendo un’alleanza strategica basata sulla deterrenza.  In linea con questa dottrina, il presidente Pezeshkian ha, infatti, lanciato un appello ai Paesi del Golfo persico, chiamandoli a raccolta per garantire, autonomamente, la propria sfera di sicurezza militare, indicando come modello il sistema vigente in Europa che, ha affermato, «gestisce la propria sicurezza attraverso meccanismi di alleanza internazionali come la Nato».

Da questo modello, scaturisce l’idea stessa che «i Paesi islamici potrebbero risolvere i propri problemi attraverso una cooperazione collettiva basata su legami religiosi e culturali condivisi». L’agenzia di stampa “Tasnim” ha riportato che il presidente iraniano ha dichiarato che «la guerra non avvantaggia nessuna delle parti», aggiungendo che «gli Stati Uniti non ne usciranno vincitori, mentre i Paesi della regione e in tutto il mondo subiranno gravi perdite», mentre è sotto gli occhi di tutti che Israele «cerca di raggiungere i propri obiettivi».

Anche se Israele e Libano, come sappiamo, hanno concordato un cessate il fuoco di dieci giorni, già in vigore dalle ore 17 di Washington (ore 23 in Italia) di giovedì (ieri per chi legge), la tensione nell’area resta comunque elevata; ricordiamo che l’annunciato è stato fatto dallo stesso Trump sul social “Truth”, dopo aver sentito il premier israeliano Netanyahu e il presidente del Libano, Aoun.

La notizia s’inserisce in un quadro di crescente ottimismo sull’imminente fine della guerra: seppur i negoziati Usa-Iran di Islamabad hanno portato ad «un nulla di fatto», tuttavia bisogna riconoscere che si procede verso la definizione di un memorandum temporaneo per evitare la ripresa del conflitto. Questa notizia diffusa dall’agenzia Reuters è stata ripresa da fonti iraniane; ricordiamo, infine, che il cessate il fuoco Usa-Iran verrà a scadere ufficialmente martedì prossimo.

In questo scenario in cui il cupo grigio sembra aprirsi per lasciar filtrare qualche raggio di luce, Teheran ha offerto di permettere il libero transito delle navi sul lato omanita dello Stretto di Hormuz, garantendo che non verranno attaccate dalle forze iraniane; questa apertura offerta dai Pasdaran servirebbe a smorzare le posizioni più aggressive manifestate nelle ultime settimane, che includevano anche i pedaggi da milioni di dollari per il passaggio e rivendicazioni di sovranità sullo Stretto, in chiaro disallineamento con il diritto internazionale che, invece, prevede il libero e gratuito transito negli Stretti. Autorità iraniane hanno comunque voluto precisare che la proposta fatta non implica la rinuncia al controllo nelle acque territoriali iraniane, ma va intesa come un atto di buona volontà, aspettandosi in cambio maggior flessibilità da parte americana.

Ricordiamo per i non addetti ai lavori che la proposta iraniana richiama il «corridoio di traffico marittimo» creato dall’International maritime organization (Imo) nel 1968, divide i canali di navigazione tra acque iraniane e acque omanite nello Stretto di Hormuz, largo appena 21 miglia. L’Organizzazione marittima delle Nazioni Unite ha, infatti, fatto sapere di «accogliere favorevolmente qualsiasi misura per permettere il transito sicuro delle navi attraverso lo schema di separazione del traffico stabilito».

Non possiamo dimenticare neanche per un istante che quasi mille unità mercantili, insieme ai membri dell’equipaggio (circa 20.000 marittimi), restano bloccate nel Golfo persico dall’inizio della guerra, scoppiata il 28 febbraio e non abbiamo nessuna notizia circa lo stato di salute psico-fisica di questi lavoratori del mare.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).