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Le forze israeliane hanno aperto il fuoco in acque internazionali: il tipo di munizioni non è ancora accertato ma non si registrano feriti

Tutti intercettati: Israele blocca la Flotilla, i militari arrestano più di 400 pacifisti

Le barche di pace finiscono una dopo l’altra nel tragico buco nero della guerra permanente. Alla denuncia del Portogallo si aggiungono quelle di Spagna, Indonesia, Giordania, Pakistan, Brasile, Turchia, Colombia e Bangladesh che condannano “nei termini più duri i nuovi attacchi israeliani contro un’iniziativa civile, umanitaria, pacifica, per richiamare l’attenzione internazionale sulla catastrofica sofferenza umanitaria del popolo palestinese”
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Abbordate in acque internazionali, le barche di pace della Global Sumud Flotilla finiscono una dopo l’altra nel tragico buco nero della guerra permanente mossa da Israele contro l’umanità. Una delle ultime è la Don Juan, sulla quale veleggiavano verso la martoriata Striscia di Gaza gli attivisti toscani Antonella Bundu di Toscana Rossa, e Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica Gkn. In un video diffuso sui social media, proprio Salvetti spiega la situazione: “Adesso sta succedendo a noi, sono già state intercettate alcune barche che abbiamo di fronte. Si tratta del terzo atto di pirateria subito da barche a vela civili con aiuti umanitari in acque internazionali nel Mediterraneo. Imbarcazioni che hanno la sola colpa, che non è una colpa, di provare a rompere l’assedio, e di portare solidarietà alla resistenza di un popolo, quello palestinese, che sta lottando per la propria terra contro un genocidio”. Armi in pugno, i soldati israeliani bloccano gli equipaggi di pace, che restano a mani alzate. 

Nelle immagini trasmesse in rete in tutto il mondo si vedono i giubbotti salvagente arancioni delle attiviste e degli attivisti letteralmente circondati dai soldati in mimetica. Sono immagini che feriscono chi faceva parte della Flotilla ma è rimasto a terra, come lo skipper Massimiliano Del Moro. Lui ieri era in piazza a Firenze, ma con il cuore ancora insieme alle sue compagne e ai suoi compagni. “Sono solo dei pirati - denuncia - stanno rapendo pacifisti arrivati da tutto il mondo nel Mediterraneo, per portare aiuti a una popolazione stremate e denunciare l’inumanità di Israele”. Massimiliano è in continuo contatto con i suoi compagni di avventura. Le ultime notizie dicono che in serata gli attivisti rapiti, più di quattrocento, dovrebbero arrivare sotto custodia al porto israeliano di Ashdod. “Salvetti e Bundu sono stati rapiti – ribadiscono gli operai del Collettivo di Fabbrica - tutte le forze politiche e istituzionali si attivino subito per il loro rilascio. Loro fanno parte di una missione umanitaria contro il blocco navale illegale di Israele nei confronti di Gaza, per la fine del genocidio e per la liberazione di tutti i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Gli equipaggi della Flotilla sono tranquilli, determinati a fare tutto quello che è necessario per riportare l^attenzione su quello che sta vivendo il popolo palestinese, e hanno annunciato che dal momento dell’intercettazione avrebbero iniziato lo sciopero della fame”. 

Contro la pirateria di Israele monta la protesta. Il ministero degli esteri portoghese ha convocato l'ambasciatore di Tel Aviv, dopo l'arresto di due medici portoghesi che viaggiavano a bordo di una barca a vela della Flotilla. “Questa azione di Israele, così come quella precedente di alcune settimane fa, è stata compiuta in acque internazionali, pertanto in violazione del diritto internazionale”, accusa il ministro Paulo Rangel.

I portoghesi catturati in acque internazionali sono due giovani medici, Beatriz Bartilotti e GonÇalo Dias, e anche l’Ordine dei medici portoghesi ha manifestato la sua protesta e la preoccupazione per la loro sorte, chiamando al “rispetto della legislazione internazionale, ai sensi della Convenzione di Ginevra e delle norme dell'Associazione medica mondiale”. Alla denuncia del Portogallo si aggiungono quelle di Spagna, Indonesia, Giordania, Pakistan, Brasile, Turchia, Colombia e Bangladesh. Hanno diffuso un comunicato congiunto in cui condannano “nei termini più duri i nuovi attacchi israeliani contro la Global Sumud Flotilla, un’iniziativa civile, umanitaria, pacifica, per richiamare l’attenzione internazionale sulla catastrofica sofferenza umanitaria del popolo palestinese”. “Dobbiamo fare pressione politica perché Israele paghi per i suoi crimini di guerra, perché la Palestina sia libera come liberi tutti i prigionieri palestinesi e i membri della Flotilla che in questo momento sono nelle mani della forza occupante”, si legge in una nota della Global Sumud Flotilla. Oltre 61mila persone hanno inviato lettere ai propri governi chiedendo un’azione urgente. Fra loro anche i parenti dei marinai di pace, e quella parte di umanità che non si volta dall’altra parte di fronte all’insopportabile realtà dei palestinesi. “Contrastare la complicità, in modo continuo e strategico, via terra e via mare, è il modo in cui questo movimento vince e con cui sostiene la Palestina”. “L’imbarazzato silenzio del’Unione europea e quello del governo italiano, di fronte ai pirati che attaccano imbarcazioni civili in acque internazionali, sono la dimostrazione che Israele può comunque contare sulla complicità dell’Occidente”, chiude Massimiliano Del Moro prima di andare in corteo con gli equipaggi di terra.

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.