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L’Ue evita lo scontro con Trump: siglato l’accordo sui dazi americani

Dopo che il presidente Usa ha minacciato di imporre nuove e più alte tasse doganali in caso di mancata ratifica entro il 4 luglio, Consiglio ed Europarlamento hanno dato via libera all’accordo commerciale discusso l’estate scorsa in Scozia da tycoon e von der Leyen
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L’Unione europea ha deciso di evitare lo scontro con Donald Trump. Dopo che il presidente statunitense ha minacciato nei giorni scorsi di imporre nuove e più alte tasse doganali per i prodotti europei in caso di una mancata ratifica entro il 4 luglio dell’accordo commerciale discusso l’estate scorsa in Scozia con Ursula von der Leyen, questa notte Consiglio Ue e Parlamento europeo hanno siglato l’intesa sui dazi americani al 15%. E poco importa se tra l’estate scorsa e oggi c’è stata una novità di non poco conto, ovvero la bocciatura da parte della Corte suprema Usa di quei dazi che il presidente non aveva il potere di imporre: l’Europa ha scelto la strada giudicata meno impervia, mostrando di non voler guastare (ulteriormente) i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico e dimostrando, come ha tenuto a sottolineare via social von der Leyen, che l’Ue «onora i propri impegni».

Quello siglato questa notte è un «accordo provvisorio» e scadrà il 31 dicembre 2029. È stata infatti approvata la «clausola di scadenza», ovvero la cosiddetta «sunset clause», mentre, sempre evidentemente per non irritare l’alleato americano, Consiglio ed Europarlamento alla fine non hanno inserito nell’accordo un’altra clausola di salvaguardia che fino a poche settimane fa era stata prevista, ovvero la «sunrise clause», che avrebbe subordinato gli accordi all’effettivo rispetto da parte statunitense degli impegni assunti. Accordi che prevedono non solo i dazi del 15% per i prodotti industriali e agroalimentari europei commercializzati negli Usa, ma anche l’abbattimento o la cancellazione delle tasse doganali per i prodotti industriali americani che entrano in Europa. Inoltre l’intesa raggiunta prevede anche un accesso preferenziale al mercato europeo, anche attraverso contingenti tariffari e dazi ridotti, per determinati prodotti ittici e prodotti agricoli non sensibili provenienti dagli Usa (più altri particolari, come ad esempio la sospensione dei dazi per le importazioni dall’America di aragosta e di prodotti derivanti dalla trasformazione di questo crostaceo).

Da Bruxelles spiegano che l’intesa raggiunta dai due colegislatori europei prevede però che «la Commissione potrà sospendere le preferenze tariffarie se, entro il 31 dicembre 2026, gli Stati Uniti continueranno ad applicare un’aliquota tariffaria superiore al 15% sui derivati dell’acciaio e dell’alluminio dell’Ue». Inoltre, prima della fine del 2029, «la Commissione effettuerà una valutazione approfondita degli effetti commerciali sull’industria, l’agricoltura e le piccole e medie imprese dell’Ue, nonché dell’evoluzione dei flussi commerciali con i paesi terzi». L’intesa siglata da Consiglio ed Europarlamento prevede anche un «meccanismo di salvaguardia» nel caso in cui «le preferenze tariffarie concesse agli Stati Uniti determinino un aumento delle importazioni tale da minacciare di causare un grave pregiudizio all’industria dell’Ue, compreso il settore agricolo». Spiegano da Bruxelles: «La Commissione potrà avviare un’indagine di propria iniziativa o sulla base delle informazioni fornite da uno o più Stati membri o dal Parlamento europeo. La Commissione riferirà inoltre al Parlamento e al Consiglio su base trimestrale in merito alle variazioni dei volumi e dei valori commerciali delle esportazioni statunitensi dei beni oggetto della presente normativa».

Il Consiglio Ue esprime soddisfazione per questo accordo che, viene spiegato, «rappresenta un passo importante verso l’adempimento degli impegni assunti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa» e che «mira a rafforzare relazioni commerciali transatlantiche stabili e prevedibili, garantendo al contempo solide misure di salvaguardia e preservando la flessibilità necessaria per tutelare, se del caso, gli interessi economici dell’Ue».

E altrettanta soddisfazione viene espressa dalla Commissione europea, la quale sottolinea che «l’accesso liberalizzato al mercato concesso alle esportazioni statunitensi dai regolamenti garantirà che i beni di cui hanno bisogno l’industria e i consumatori dell’Ue siano più economici e più facilmente disponibili, senza compromettere gli interessi sensibili dell’Ue».

Perché l’accordo con gli Usa entri formalmente in vigore serve ora il voto definitivo del Parlamento europeo, che molto probabilmente arriverà nella sessione plenaria prevista per il 15-18 giugno (prima dovrà esprimersi la commissione per il Commercio internazionale, presumibilmente il 2 giugno) e infine il via libera del Consiglio Ue. Una volta che il testo sarà stato formalmente approvato dai colegislatori, la nuova normativa entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Tutto come da programma (o meglio da desiderata trumpiani) prima del 4 luglio.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.