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La guerra senza regole prende il sopravvento sul Mar Nero, navi commerciali a rischio

Ankara, utilizzando un prudente linguaggio diplomatico, ha invitato sia la Russia sia l’Ucraina a garantire la sicurezza della navigazione
 |  Approfondimenti

La Turchia ha confermato, per il tramite della Direzione Generale degli Affari Marittimi – dipendente dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture –, che ha dettagliato sui suoi social media che "la nave Ro-Ro (dall'inglese roll-on/roll-off, per il carico che si muove su carrelli mobili) Nadezhda, in navigazione dal porto russo di Novorosisk a Samsun (nel centro della costa turca del Mar Nero), è stata attaccata da diversi droni a circa 20 miglia nautiche dalla costa di Novorosisk". L’unità mercantile di proprietà turca è lunga 169 e larga 23 metri e disloca 17.945 tonnellate, con un carico di frutta e verdura diretto in Russia.

L’agenzia turca IHA e il comandante della nave colpita confermano che nell’attacco sono stati impiegati 6-7 droni (ucraini?); quattro membri dell’equipaggio sono rimasti feriti seriamente, tre dei quali sono cittadini turchi.

Le immagini diffuse dai media turchi fanno vedere la zona prodiera dell’unità colpita avvolta ancora dalle fiamme, confermando che tutti i membri dell’equipaggio (22 persone) sono stati evacuati e trasportati in Russia, dove stanno ricevendole prime cure mediche. Il comandante turco della nave, Yalcin Sahin, ha accusato l'Ucraina quale responsabile dell'attacco; al momento, non si registrano commenti da parte delle autorità ucraine.

L’attribuzione dell’attacco all’Ucraina, secondo l’autorevole agenzia Reuters, non risulterebbe confermata; naturalmente, a questo punto, sorgono spontanee domande circa l’accaduto, in ragione del fatto che la Turchia è un Paese membro della Nato e, pertanto, ci si attende una presa di posizione formale dal segretario generale Rutte su quanto accaduto nel Mar Nero.

Ankara, utilizzando un prudente linguaggio diplomatico, per ora, si è limitata a dichiararsi “seriamente preoccupata” e ha invitato sia la Russia sia l’Ucraina a garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero.

Non vogliamo neanche immaginare cosa sarebbe accaduto se, viceversa, un drone russo avesse colpito una nave appartenente ad un Paese della Nato: i telegiornali ne avrebbero sicuramente dato molta più enfasi di quanto ne sia stata data finora alla Nadezhna.  

Il Ministero turco parla “del costante rischio di attacchi con droni nella zona”;  desta molta preoccupazione anche la sola ipotesi che non si possa prestare soccorso ad una nave e al suo equipaggio, un fattore generante raccapriccio: non far avvicinare le navi di soccorso russe o di qualsiasi altra nazionalità per il timore di essere colpiti da altri droni presenti in quell’area, costituisce non solo una violazione concreta della Convenzione di Amburgo che, come noto, conferisce priorità assoluta alle operazioni di soccorso a favore della salvaguardia della vita umana in mare ma, anche, una palese (e strafottente?) violazione delle consuetudini marinaresche in uso in tutte le marinerie del mondo da tempi immemori.

Nelle ultime settimane del resto si registrano diversi attacchi portati a compimento da parte dell'Ucraina contro imbarcazioni vicine alla costa russa del mar Nero, tra cui, ricordiamo quello diretto a colpire il mercantile 'Omorfi', nel quale è morto un membro dell’equipaggio di nazionalità indiana. Questo episodio ha motivato, come abbiamo appreso, una protesta formale da parte di Nuova Delhi, al quale il ministro degli Esteri ucraino, Andri Sibiga, ha risposto telefonicamente, sostenendo che "le conseguenze dell'aggressione russa vanno ben oltre i confini dell'Ucraina".

Una risposta che crea sconcerto e che non ha nulla di diplomatico, sia nei toni che nelle forme e che, a nostro avviso, non può in nessun modo costituire un alibi per consentire e giustificare qualsiasi genere di scorribande compiuti dai droni ucraini. Anche noi mediterranei siamo stati colpiti (nel marzo scorso) da questi atti che si avvicinano di più alla pirateria che alla guerra marittima; stiamo ancora spettando che qualcuno intervenga per recuperare e bonificare il relitto della gasiera Arctic Metagaz, uscito oramai da tempo dagli orizzonti mediatici. Noi di greenreport attendiamo fiduciosi che qualcuno intertenga al più presto.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).