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Occhi al cielo per trovare la Stella Polare

Nella notte di San Lorenzo e con l’eclissi di sole la volta celeste torna protagonista, scrigno ricolmo di miti per raccontare le stelle che per millenni hanno aiutato i marinai nella navigazione
 |  Approfondimenti

In un mondo che ha perso la bussola, ci salvano le stelle. Ma dobbiamo alzare gli occhi al cielo. Nella notte di San Lorenzo e con l’eclissi di sole, ma anche per cercare idealmente una Stella Polare che ci indichi la strada, lasciandoci dietro le guerre, le violenze, le prevaricazioni dell’uomo sull’uomo, la realtà di un ambiente stravolto a causa della corsa al profitto ad ogni costo. Prima di essere le migliori compagne durante le navigazioni notturne, le stelle sono state il più affidabile riferimento per indicare la rotta ai marinai. Per informazione chiedere ad Ulisse, eroe omerico omaggiato dal regista statunitense Christopher Nolan con una bella versione dell’Odissea. Poi sono arrivati i primi rudimentali strumenti nautici, e navigare è diventato un po’ più semplice. Il cielo notturno è stato per millenni la carta geografica dei naviganti. Nel nostro emisfero la guida principale è la Stella Polare (nella costellazione dell’Orsa Minore), che indica sempre il Nord, mentre nell’emisfero australe si usa la Croce del Sud. Di giorno ci si affidava al Sole per trovare i punti cardinali. 

Nell’antica Babilonia (circa 1000 a.C.), l’Orsa Minore era conosciuta come il ‘Carro del Cielo’. Il filosofo greco Talete di Mileto «aveva calcolato la distanza delle piccole stelle del Carro, con cui navigano i Fenici», facendo intendere che questo popolo le conoscesse bene. Una conferma che arriva anche dallo scrittore greco Eratostene, di epoca successiva, che si riferiva all’Orsa Minore chiamandola ‘la Fenicia’, perché sapeva che i Fenici, impareggiabili marinai, l’avevano usata per la navigazione. I Romani immaginavano l’Orsa Minore come il disegno di sette buoi che tiravano un aratro. La parola latina per nord è infatti septentrio, da septem (sette) e triones (buoi). 

Narra un mito romano che l’Orsa Minore rappresenta Arcade, trasformato in un orso da suo padre Giove e posto in cielo accanto a sua madre Callisto. Non si capisce per quale motivo nell’antichità gli orsi celesti venissero immaginati con code così lunghe, una cosa che non è vera per gli orsi in carne e ossa. Rimanendo coerenti con il mito, forse una spiegazione possiamo trovarla: potrebbero avere assunto questa forma quando Giove, per lanciare le due orse lontane nel cielo, prese a farle roteare tenendole per la coda, che di conseguenza si allungò.

Il Piccolo Carro guarda il Grande Carro, altro importante riferimento per i naviganti. Una delle cose che si imparano per prime sul cielo notturno è che le sue ultime due stelle portano a Polaris, la Stella Polare. Per trovarla in un batter d’occhio basta tirare una linea immaginaria che congiunga le stelle Merak e Dubhe (le due ‘ruote’ posteriori del carro), e poi prolungarla mentalmente per circa cinque volte. Così si arriva in una zona di cielo dove tra tante stelle dalla luce debole ne spicca una, ben più luminosa: è proprio la Stella Polare. 

Nella mitologia greca ci sono diverse storie su questa costellazione. La più popolare racconta che Zeus aveva avuto un figlio, Arcade, da una relazione con una giovane ninfa di nome Callisto. Quando Era, la moglie di Zeus, lo scopri, trasformò Callisto in un’orsa. Tempo dopo, mentre era a caccia, Arcade si imbatté nell’animale. Non sapendo che si trattava di sua madre stava per ucciderla, ma Zeus intervenne e trasformò Callisto nell’Orsa Maggiore e Arcade nella stella Arturo (Arcturus, il Guardiano dell’Orsa), che fa parte della costellazione di Boötes. 

Ancora alzando gli occhi al cielo notturno, troviamo Cassiopea, una delle costellazioni più facilmente riconoscibili. Le sue cinque stelle più luminose formano, infatti, una caratteristica W. Nella mitologia greca, la regina Cassiopea era la moglie vanitosa di re Cefeo d’Etiopia. Un giorno, guardandosi allo specchio, si proclamò più bella delle Nereidi, le ninfe marine. Infuriate dai commenti di Cassiopea, le Nereidi chiesero al dio del mare Poseidone (marito di Anfitrite, una delle ninfe) di punire Cassiopea per la sua vanità. Poseidone inviò il mostro Cetus a devastare il regno di Cefeo. Su consiglio di un oracolo, per placare il mostro, Cefeo e Cassiopea decisero di sacrificare la figlia Andromeda. Ma la ragazza fu salvata da Perseo che poi la sposò. La subdola Cassiopea, tuttavia, complottò con l’ex amante di sua figlia, Fineo, per uccidere Perseo, il quale usò la testa di Medusa per tramutare Cassiopea, Fineo e i suoi soldati in pietre. Come punizione per le loro azioni malvagie, Poseidone mise Cassiopea e il marito Cefeo nel cielo, l’una accanto all’altro.

É anche dal cielo che nascono i miti, fin dalla notte dei tempi. Nati per darci l’orientamento, e non perdersi nell’immensità del mare. Una dolce compagnia che rende le notti meno buie e un po’ incantate. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.