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I bombardamenti sono ricominciati e la questione del controllo del tratto di mare rimane uno dei punti più caldi dell’attuale geopolitica globale, causando uno scontro pericoloso per gli effetti che produce sui transiti commerciali

La guerra nel Golfo di Hormuz è ricominciata, posto non sia mai finita. Gli Usa hanno colpito l'Iran per la terza volta in questa settimana, in seguito all’attacco dei Pasdaran di una nave nello Stretto di Hormuz. La ragione di questo attacco, secondo Teheran, è legata al mancato rispetto del tragitto imposto dal governo degli Ayatollah, che disciplina il transito navale nelle acque di Hormuz. Dal lato americano, il presidente Trump non ha mancato di diffondere la notizia di «aver colpito duramente l’Iran» e, in conseguenza di ciò, la comunità internazionale mostra chiari segni di preoccupazi…

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L' Editoriale

La nube è tossica. 10 luglio 1976, esplode il reattore chimico dell’azienda svizzera Icmesa e inizia il dramma a Seveso e parte della Brianza. Check-up del rischio

Erasmo D'Angelis
Erasmo D'Angelis
Seveso, da quel giorno, divenne il simbolo dell’incubo diossina. Era il 10 luglio del 1976, era da poco passato mezzogiorno quando esplose una valvola di sicurezza del reattore B nell’impianto di produzione di triclorofenolo - un componente dei diserbanti - dell’industria chimica ICMESA di propriet…

L'Editoriale

La nube è tossica. 10 luglio 1976, esplode il reattore chimico dell’azienda svizzera Icmesa e inizia il dramma a Seveso e parte della Brianza. Check-up del rischio

Erasmo D'Angelis
Erasmo D'Angelis
Seveso, da quel giorno, divenne il simbolo dell’incubo diossina. Era il 10 luglio del 1976, era da poco passato mezzogiorno quando esplose una valvola di sicurezza del reattore B nell’impianto di produzione di triclorofenolo - un componente dei diserbanti - dell’industria chimica ICMESA di proprietà della multinazionale svizzera Hoffman-La Roche. Si innescò una micidiale reazione chimica, anticipata da un sibilo acuto che dava inizio alla fuoriuscita di una spaventosa nube bianca altamente tossica che i venti spostarono dal cielo sopra l’azienda della cittadina di Meda verso i vicini comuni di Cesano Maderno e Desio, ma soprattutto lasciandola poi stazionare sull’abitato di Seveso. Era una nube acre, velenosa, carica di diossina o TCDD e altamente tossica e nociva, ma nessuno ancora lo sapeva. Non c’erano sistemi di allarme, strumenti di controllo, procedure di emergenza collaudate all’Icmesa di Meda che produceva sostanze chimiche. Anzi, tutti la guardavano stupiti, incuriositi…
Italia a rischio estinzione: l’ermellino

Italia a rischio estinzione: l’ermellino

L’ermellino vive lungo tutto l’arco alpino, ma neve sempre più scarsa e habitat frammentati lo rendono vulnerabile. Il manto bianco invernale, un tempo perfetto per mimetizzarsi, oggi lo espone maggiormente a volpi e aquile.
Secondo l’Ermelin Project, entro il 2100 l’ermellino potrebbe perdere quasi il 40% dell’habitat adatto sulle Alpi italiane, avvicinandosi al rischio di estinzione nel nostro Paese.

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