Bagliori nel deserto: il geco bioluminescente del Namib

Un nuovo meccanismo di fluorescenza scoperto in un vertebrato terrestre

[2 Febbraio 2021]

Lo studio “Neon-green fluorescence in the desert gecko Pachydactylus rangei caused by iridophores”, pubblicato su Scientific Reports da un team di ricercatori tedeschi guidato da David Prötzel della Zoologische Staatssammlung München (ZSM-SNSB), ha scoperto che il geco palmato (Pachydactylus rangei), endemico del deserto del Namib, ha sui lati del corpo e intorno agli occhi bande che diventano fluorescenti se esposte alla luce ultravioletta.

La biofluorescenza era nota in numerosi organismi marini, ma negli ultimi anni è stato descritta sempre di più anche nei vertebrati terrestri. In tutti i casi precedentemente noti, la fluorescenza nei rettili e negli anfibi è causata dalle ossa o da molecole fluorescenti nel fluido linfatico sotto la pelle. Prötzel spiega però che «E’ stato subito evidente che i gechi del deserto dovevano avere un nuovo meccanismo: i motivi fluorescenti  verde neon provengono chiaramente dalla pelle».

Gli esami istologici effettuati sul geco palmato Pachydactylus rangei hanno dimostrato che «Numerose cellule pigmentate speciali, i cosiddetti iridofori, sono immagazzinate nelle aree fluorescenti della pelle, e mancano nelle aree non fluorescenti. Riflettendo la luce, gli iridofori contribuiscono in modo decisivo alla colorazione della pelle di gechi e altri sauri. Ora, è stato dimostrato per la prima volta nei vertebrati terrestri che anche alcuni iridofori possono presentare fluorescenza».

Un altro autore dello studio, Frank Glaw, curatore della collezione rettili e anfibi SNSB-ZSM, sottolinea che «Questo effetto è molto più forte della fluorescenza basata sulle ossa che abbiamo scoperto nei camaleonti tre anni fa ed è uno dei fenomeni di fluorescenza più forti che sono stati osservati nei vertebrati terrestri».

Una capacità che i ricercatori spiegano con il fatto che durante le loro uscite notturne nel deserto del Namib, i gechi hanno solo il chiaro di luna come fonte di luce e «La sua porzione blu viene assorbita dalle aree fluorescenti della pelle ed emessa di nuovo come una luce verde neon più brillante. Come se i loro fianchi fossero stati evidenziati con un evidenziatore, i gechi hanno una striscia di segnalazione chiaramente visibile sotto la luce UV».

Non è ancora molto chiaro perché così tante specie animali diverse emettono fluorescenza sotto la luce UV e blu. Un altro degli autori dello studio, il biologo evoluzionista Mark D. Scherz, del ZSM-SNSB e dell’Universität  Potsdam, conclude: «Per alcuni dei vertebrati fluorescenti precedentemente noti si tratta probabilmente una coincidenza. Nel geco del deserto, invece, la forza e la disposizione delle aree fluorescenti intorno agli occhi e ai lati dei fianchi suggerisce che la fluorescenza serve da segnale per i conspecifici che può forse essere percepito bene da lontano».