Gli aborigeni australiani cucinavano e mangiavano le falene Bogong già 2.000 anni fa

Un’antica macina con tracce di ali di falena riporta alla luce i festival delle falene Bogong, una tradizione perduta dopo l’arrivo dei coloni europei

[19 Febbraio 2021]

Un team di archeologi della Monash University e di aborigeni dalla Gunaikurnai Land and Waters Aboriginal Corporation (GLaWAC)  ha scoperto la prima prova archeologica certa che già 2000 anni fa gli aborigeni australiani mangiavano falene Bogong (Agrotis infusa). Resti microscopici di questi lepidotteri sono stati infatti trovati su uno strumento di pietra, una piccola macina  portatile,  nella grotta di Cloggs, ai piedi delle Alpi australiane, nello Stato del Victoria. La grotta di Cloggs si trova a 72 metri sul livello del mare nelle terre del clan Krauatungalung del popolo aborigeno GunaiKurnai che vive nell’Australia sud-orientale.

Il team, australiano dice anche che si tratta delle più antiche prove archeologiche conclusive di resti  di insetti utilizzati come cibo trovati su manufatti in pietra in tutto il mondo e che «I risultati forniscono informazioni sull’antichità di importanti pratiche dietetiche aborigene che erano rimaste fino ad ora archeologicamente invisibili».

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Scientific Reports nello studio “2000 Year‑old Bogong moth (Agrotis infusa) Aboriginal food remains, Australia”.

Alla Monash University spiegano che «Le falene erano utilizzate dalle popolazioni aborigene di più clan e gruppi linguistici perche fornivano un’ampia fonte di cibo grazie al loro gran numero e all’alto contenuto di grassi. Sono stati utilizzati una serie di metodi diversi per trasformare le falene in pasti: dalla cottura sul fuoco o dalla loro macinatura in torte o in una pasta che poteva poi essere affumicata e conservata per settimane».

I primi coloni europei riportarono già negli anni 1830-1850 che i gruppi aborigeni approfittavano della migrazione annuale delle falene nelle Alpi australiane. I ricercatori ricordano che «Mentre molti gruppi aborigeni dell’Australia sudorientale hanno storie orali sui loro antenati che mangiavano le falene Bogong, non era mai stata scoperta alcuna prova archeologica affidabile dello sfruttamento o dell’elaborazione della falena Bogong, segnalando una grave lacuna nella storia archeologica dei gruppi aborigeni».

L’archeologo che ha coordinato lo studio, Bruno David del Monash Indigenous Studies Center della Monash University, sottolinea che «La mancanza di studi archeologici sui resti di cibo di insetti ha portato a minimizzare o omettere l’uso degli insetti dalle narrazioni archeologiche e dalle storie ancestrali comunitarie. Il cibo è espressione di cultura: pensiamo alle lumache e alle cosce di rana e pensiamo alla cultura francese, associamo gli spaghetti all’Italia. L’assenza di un iconico cibo aborigeno dalla documentazione archeologica equivale al silenzio delle culture alimentari aborigene. Ora abbiamo un nuovo modo per riportarlo nella storia».

Gli scavi archeologici furono intrapresi per la prima volta nel 1971-1972, seguiti da un nuovo programma di scavi nel 2019-2020, avviato dal GLaWAC e diretto da David. Il team di archeologi e aborigeni ha trovato la piccola macina nel 2019 e l’archeologa e farmacologa indipendente Birgitta Stephenson l’ha quindi studiata al microscopio, trovando ali di falena Bogong danneggiate e parzialmente carbonizzate, collagene e strutture di falena, Resti che sono databili tra i 1.600 e i 2.100 anni fa. Gli scienziati australiani dicono che «Questo indica che le falene Bogong sarebbero state raccolte, preparate e cucinate da un massimo di 65 generazioni di famiglie aborigene».

come documentato nel 1800 dai coloni e nelle attuali tradizioni orali aborigene, le falene Bogong venivano utilizzate come cibo durante le feste estive e gruppi aborigeni coordinavano le congregazioni sociali con l’arrivo delle falene Bogong durante i mesi più caldi.

David spiega ancora: «La visibilità archeologica della falena Bogong è rimasta sugli strumenti di pietra, quindi ora aiuta gli archeologi a capire meglio come le persone si spostavano nel territorio nel passato più profondo. Tuttavia, è importante notare la cessazione delle feste annuali della falena Bogong entro tre decenni dall’intrusione coloniale nelle Alpi australiane e  nei territori circostanti, fino alla loro rinascita nel XX secolo. Cosa che, insieme a quella che è stata fino ad ora l’incapacità di recuperare tracce archeologiche definitive delle falene Bogong, ha negato la loro inclusione nelle antiche storie aborigene».

Russell Mullett, anziano GunaiKurnai e GLaWAC Registered Aboriginal Party Manager, conclude: «Questo  progetto riflette una storia culturale recisa. I documenti storici testimoniano che la nostra gente va sulle montagne per le falene Bogong, ma questo progetto ci dice che è accaduto anche in un passato più remoto. Poiché la nostra gente non si sposta più in montagna per i festival delle falene Bogong, le storie orali non vengono più condivise, è una tradizione perduta. Il mondo è diventato un posto diverso, ma per 2000 anni questa mola è rimasta inattiva con una storia da raccontare. Un singolo artefatto ha innescato la rinascita della conoscenza che aiuta a raccontare la storia del popolo GunaiKurnai».