I ricercatori preferiscono studiare le piante più belle

Cnr-Irsa: sul lungo periodo, questo potrebbe introdurre una distorsione negli sforzi di ricerca

[12 Maggio 2021]

Le piante hanno svolto un ruolo significativo nell’evoluzione della scienza moderna e le loro proprietà continuano ad essere al centro di importanti ricerche. Lo studio “Plant scientists research attention is skewed towards colourful, conspicuous and broadly distributed flowers”, pubblicato su Nature Plants da un team di giovani ricercatori dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (Cnr-Irsa), dell’università Torino, dell’università Federico II di Napoli, del Museum für Naturkunde di Berlino, del Luonnontieteellinen keskusmuseo di Helsinki e della Curtin University della Western Australia, ha rivelato che «Per gli scienziati “di campo” la scelta delle specie da studiare potrebbe essere influenzata da fattori estetici».

Dopo questi risultati, i ricercatori si sono chiesti: «Sul lungo periodo, questo potrebbe introdurre una distorsione negli sforzi di ricerca. Ma come quantificare questo bias?»

Il principale autore dello studio, Martino Adamo, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, spiega che «In questo studio abbiamo analizzato 280 articoli sottoposti a peer-review dedicati a 113 specie di piante tipiche delle Alpi sud-occidentali, pubblicati negli ultimi 45 anni. Abbiamo scoperto che alcune caratteristiche morfologiche, come gli steli più alti e i fiori dai colori ben visibili, siano tra i tratti che maggiormente attirano l’attenzione dei ricercatori».

Stefano Mammola del Cnr-Irsa, aggiunge: «Abbiamo osservato come le piante dai fiori blu sono molto più studiate rispetto a quelle con fiori scarsamente pigmentati (verdi o marroni). Anche l’altezza dello stelo, che in un certo senso è la capacità di una pianta di svettare tra le altre e quindi “farsi notare” dall’osservatore, è un fattore di selezione importante. Al contrario, e forse paradossalmente, il rischio di estinzione delle specie e i loro tratti ecologici non influiscono sulla probabilità che una specie venga studiata».

Così si produce un “bias estetico” negli sforzi della ricerca e  Adamo sottolinbea che «Questo pregiudizio può avere impatti negativi in quanto può orientare gli sforzi di conservazione a favore delle piante più attraenti, indipendentemente dalla loro importanza ecologica per la salute dell’ecosistema generale. Questi risultati hanno quindi implicazioni rilevanti per rendere più oggettiva la ricerca scientifica e, in senso ampio, per una più equa prioritizzazione delle specie da proteggere».

Lo studio intende fornire un’occasione di ragionamentoe Mammola conclude: «Il nostro lavoro non vuole essere una critica alla ricerca svolta dei colleghi, ma piuttosto uno spunto di riflessione.  Sebbene le scelte siano a volte guidate dalla comunicabilità del risultato scientifico è comunque importante riflettere sul nostro approccio alla conservazione e renderlo il più equo ed oggettivo possibile: anche un fiore marroncino contribuisce al corretto funzionamento dell’ecosistema, ed è quindi importante studiarlo e proteggerlo».