La vita di decine di milioni di uccelli migratori nordamericani dipende da solo due regioni

La Central Valley in California e il Delta del fiume Colorado sono aree di sosta vitali per dozzine di specie migratorie, ma sono state fortemente alterate dal cambiamento climatico e dalle attività umane

[28 Gennaio 2021]

Ogni primavera e autunno, circa 1 miliardo di uccelli migrano attraverso la  Pacific Flyway , che serpeggia dall’Alaska, lungo la costa occidentale degli Stati Uniti e del Messico, e in Sud America. Rondini, scriccioli e altre dozzine di specie utilizzano questo corridoio migratorio per fraggiungere i loro territori di svernamento meridionali in autunno e i loro territori di riproduzione settentrionali in primavera.

Dove molti di questi uccelli si fermano per rifocillarsi e riposarsi lungo la questa lunghissima rotta e in quanti, finora non r era mai stato durato a fondo.

Ora il nuovo studio “The Colorado River Delta and California’s Central Valley are critical regions for many migrating North American landbirds”, pubblicato su Ornithological Applications da un team di ricercatori della  National Audubon Society rivela che quel che si sospettava da tempo era giusto:  la Central Valley in California e il Delta del fiume Colorado sono gli hot spot degli uccelli terrestri migratori del Nord America. Lo studio dimostra che «Decine di milioni di uccelli dipendono dall’habitat fluviale e delle zone umide delle regioni nel loro viaggio attraverso un territorio in gran parte arido e siccitosi».

Il  team di ricerca aveva la sensazione che la Central Valley  e il Delta del Colorado fossero importanti siti di sosta migratoria, il principale autore dello studio, William DeLuca, un ecologista delle migrazioni della Migratory Bird Initiative della National Audubon Society, ricorda che «In realtà c’era alcun tipo di scienza o di dati a sostegno di queste affermazioni. Non credo che ci fossimo esi conto di quanto siano importanti per gli uccelli terrestri durante la migrazione».

Sebbene l’importanza di queste aree per vari uccelli acquatici e altre specie residenti sia nota da tempo, le nuove scoperte dimostrano che queste regioni sono anche dei colli di bottiglia per dozzine di specie migratrici. In California, la Central Valley, fiancheggiata dalla Pacific Coast Range a ovest e dalle montagne della Sierra Nevada a est, con la loro vasta gamma di habitat, tagliano il centro dello Stato. Il delta del fiume Colorado nel Messico nordoccidentale è una regione più piccola, circa un sesto delle dimensioni della Central Valley, con una rete intrecciata di estuari e zone umide che sfociano nel Golfo di California.

Per scoprire quali specie visitano quali regioni durante le loro migrazioni, il team di ricerca ha utilizzato i dati di eBird, un’app di citizen science, che consente agli appassionati di birdwatching di annotare quando e dove individuano una specie. Questi dati, in combinazione con un modello matematico sviluppato da Partners in Flight, hanno anche permesso al team di stimare il totale degli uccelli che visitano ogni regione per la prima volta. DeLuca aggiunge che «Hanno anche permesso a persone come noi di iniziare a porre queste domande davvero interessanti in questi modi nuovi che non avremmo mai potuto chiedere, o potremmo chiedere, ma alle quali ora abbiamo potuto rispondere».

Prima che gli scienziati potessero determinare l’importanza di questi territori per la migrazione degli uccelli terrestri, avevano prima ristretto la ricerca a 112 specie che sapevano avrebbero potuto utilizzare le 2 regioni per rifocillarsi, per svernare o riprodursi. Il tewam di ricercatori ha diviso le due aree in 5 territori di studio: il Delta del fiume Colorado, e i 4 nella Central Valley della California: Sacramento, Yolo, San Joaquin e Tulare. Hanno quindi confrontato i dati di eBird sulle aree di studio con i dati delle regioni vicine della stessa latitudine, che si estendono dalla costa occidentale al Continental Divide.  All’Aubdon  dicono che «I dati hanno rivelato che un vasto numero di specie migratorie attraversa la Central Valley della California e il Delta del fiume Colorado durante i loro viaggi. In totale, circa 17 milioni di uccelli terrestri hanno utilizzato il delta del fiume Colorado in autunno e 14 milioni in primavera. Le quattro regioni della Valle Centrale hanno ospitato circa 65 milioni di uccelli terrestri migratori in primavera e 48 milioni in autunno. Per alcuni uccelli, le regioni si sono rivelate particolarmente significative».

Più di 30 specie avevano più dell’1% della loro popolazione continentale che migrava attraverso la Central Valley nella stagione primaverile e autunnale e DeLuca spiega ancora: «Se più dell’1% della popolazione di una specie utilizza quel sito, allora sappiamo che quel sito è davvero importante per quella specie a livello di popolazione».
Un’altra scoperta sorprendente è stata che più di un quarto della  popolazione di  Rondine arboricola bicolore (Tachycineta bicolor) del continente americano,  l’uccello migratore più abbondante nelle regioni di studio di San Joaquin e Tulare, utilizza Delta del fiume Colorado, un’area grande quanto l’isola di Hawai’i. I ricercatori non credevano ai dati che stavano vedendo.

La regione del Tulare, la più meridionale della Central Valley, è quella dove sostano più specie, compreso l’80% della popolazione del cardellino di Lawrence (Spinus lawrencei) durante la migrazione primaverile, una scoperta che ha “scioccato” Andrea Jones, coautore dello studio e direttore conservazione degli uccelli di Audubon California: «Questi percorsi migratori sono radicati negli uccelli e continuano a seguirli anche se resta una frazione di quel territorio. Prima che l’acqua fosse deviata per l’agricoltura e l’utilizzo umano, la regione era ancora arida, ma ospitava anche molti più fiumi e zone umide di quanti ne esistono oggi. La perdita di questi habitat rappresenta un colpo in più per gli uccelli terrestri migratori occidentali, che affrontano una serie di sfide diverse rispetto alle loro controparti orientali. A differenza della costa orientale, questi uccelli attraversano vaste distese di aree molto aride e cercano macchie di verde».

Agli uccelli occidentali nordamericani vengono risparmiati i voli sull’acqua che intraprendono molti uccelli nordamericani orientali, ma la loro sfida è quella di sorvolare territori aridi con poche risorse. E Jones  sottolinea che «Con il cambiamento climatico, l’utilizzo dell’acqua e la perdita di habitat che stanno rimodellando questi territori, questi uccelli sono sottoposti a ulteriore tensione».

Osvel Hinojosa-Huerta, direttore del Coastal Solutions Fellows Program del Cornell Lab of Ornithology, che non è stato coinvolto nello studio, conferma: «Con l’espansione dell’urbanizzazione e dell’agricoltura, la Central Valley della California ha perso gran parte delle sue praterie, fiumi e zone umide. Il Delta del fiume Colorado in Messico ha dovuto affrontare sfide simili. Le dighe a monte hanno deviato il flusso del fiume, lasciando alcune parti del delta asciutte per gran parte degli ultimi due decenni. Sebbene si preveda che il livello dell’acqua del fiume Colorado scenderà ulteriormente, in alcune aree gli sforzi di ripristino si sono dimostrati efficaci. Negli ultimi 20 anni, c’è stato un passaggio da un ecosistema morente, o da un delta che era considerato morto, a un’area che fornisce speranza. L’allocazione delle risorse idriche per la conservazione può essere difficile quando le persone e anche l’industria agricola dipendono da quell’acqua, ma in alcuni casi la terra può essere irrigata con approcci più efficienti dal punto di vista idrico e l’acqua può essere riutilizzata o restituita all’ambiente quando possibile».

DeLuca conclude: «Il valore delle scoperte del team non è solo quello di sapere dove vanno gli uccelli, ma anche quello di dimostrare l’importanza della conservazione continua di questi habitat vitali. Nonostante quanto siano cambiati drasticamente i territori, lo studio dimostra che gli uccelli fanno ancora affidamento sulle risorse che rimangono durante i loro viaggi. Spero che questo lavoro possa indicare le aree più bisognose di protezione, prima che più specie vengano spinte al limite. Questi sono territori davvero alterati, ma sono comunque davvero super importanti. Qualsiasi informazione che possiamo utilizzare per attribuire una maggiore importanza a quei luoghi e per attirare più persone interessate aumenta solo la probabilità che possiamo avere una conservazione più efficace».