Sierra Leone: proteste contro l’accordo con la Cina per costruire un porto peschereccio in una spiaggia incontaminata (VIDEO)

Servirebbe a produrre farina di pesce dove ora c’è la foresta pluviale e una nursery per le specie marine

[21 Maggio 2021]

La Sierra Leone ha accettato di vendere 250 acri di spiaggia incontaminata e foresta pluviale di Black Johnson alla Cina, un accordo che vale 55 milioni di dollari e che prevede la costruzione di un porto per la pesca.  Una decisione che ha suscitato l’indignazione degli ambientalisti, dei gruppi di difesa dei diritti e dei proprietari terrieri locali, secondo i quali il progetto «distruggerà la foresta pluviale vergine, saccheggerà gli stock di pesci, inquinerà l’ambiente marino e 5 singoli ecosistemi che sono terreno fertile per i pesci e sostengono le specie in via di estinzione di uccelli e fauna selvatica».

I dettagli dell’accordo, riportati per la prima volta il 17 maggio da The Guardian,  restano e  organizzazioni come l’Institute for legal research an advocacy for justice (ILRAJ) e Namati Sierra Leone hanno scritto al governo per chiedere informazioni sui «piani per la creazione di un porto da pesca. E sulla gestione dei rifiuti a Black Johnson, nella penisola della Western Area,  un progetto finanziato dal governo cinese».  Le ONG sierraleonesi chiedono  copie delle valutazioni dell’impatto ambientale e sociale obbligatorie per legge, nonché dell’accordo di sovvenzione tra la Cina e il governo della Sierra Leone.

Le acque di Black Johnson sono ricche di pesce e i pescatori locali forniscono una quota sostanziale del mercato ittico interno della Sierra Leone. Nel National Park Western Area vivono molte specie in via di estinzione.

Start Performing Community Organisation (SPCO) ha lanciato la petizione “Save Black Johnson Beach from Toxic Industrial Fish Factory”, indirizzata al presidente della Repubblica Julius Maada Bio, nella quale denuncia: «Il governo della Sierra Leone ha venduto 250 acri di foresta pluviale protetta e terreni balneari a costruttori cinesi. L’impiego proposto è per la “produzione di farina di pesce”. Ciò significa che grandi quantità di pesce vengono macinate per produrre pellet di farina di pesce per l’esportazione. La produzione industriale di farina di pesce è estremamente dannosa per l’ambiente. Le fabbriche di farina di pesce scaricano sostanze chimiche tossiche. Distruggono i terreni di riproduzione dei pesci. Decimano gli stock ittici per i pescatori locali. Inquinano sia la terra che l’oceano, uccidendo pesci, animali e piante. Eliminano la principale fonte di cibo locale. Questo non può andare avanti. Provocherebbe un disastro umano internazionale ecologico e nazionale».

SPCO è molto preoccupata per l’impatto ambientale: «Questo progetto distruggerebbe la foresta pluviale incontaminata, saccheggerebbe gli stock ittici, inquinerebbe l’ambiente marino e 5 singoli ecosistemi che sono zone di riproduzione dei pesci e sostengono specie di uccelli e animali selvatici in via di estinzione. Parte del territorio assegnato è una laguna nella stagione secca che si apre come un fiume nella stagione delle piogge. La laguna è un importante terreno fertile per molte specie di pesci. La laguna è la nursery. I giovani pesci quindi si spostano nell’oceano quando si apre in un fiume quando arrivano le piogge. Scorre nella Whale Bay. E’ un posto molto speciale con 5 singoli ecosistemi in una piccola area. Inquinare Whale Bay decimerebbe migliaia di specie terrestri e marine tra cui pesci, tartarughe, delfini, molte specie di uccelli e, come suggerisce il nome, balene. È un’area in cui i pangolini, una specie in via di estinzione, si riproducono ed esistono ancora».

Ma, secondo l’ONG ambientalista, il progetto cinese «metterà a repentaglio la sicurezza alimentare dell’intera nazione, dove l’80% delle proteine ​​del paese proviene dal pesce e la pesca artigianale è il cardine della maggior parte delle famiglie costiere. I residenti sarebbero stati costretti a lasciare le loro case. Pescatori e commercianti non sarebbero in grado di guadagnarsi da vivere. Le attività turistiche sarebbero costrette a chiudere dall’oggi al domani, causando disoccupazione e gravi difficoltà. La sicurezza alimentare nel Paese verrebbe distrutta e la gente non avrebbe abbastanza da mangiare»

SPCO  denuncia che «Secondo le informazioni di prima mano, il denaro è già stato pagato. E’ stato concluso un accordo segreto (confermato il 6 maggio 2021).Abbiamo inviato lettere aperte al Presidente e alla First Lady chiedendo loro di usare il loro potere per revocare questa decisione con effetto immediato. Chiediamo anche una revisione giudiziaria e un’indagine indipendente su questo accordo con i cinesi.Trasformare il pesce in farina di pesce da esportare per nutrire i maiali non è nell’interesse pubblico. L’accordo è corrotto e deve essere condannato dalla comunità internazionale. Questo deve essere fermato. E’ lo sfruttamento del tipo più brutale. L’ambiente sarà irrimediabilmente danneggiato e le persone ne soffriranno».

Gli ambientalisti sierraleonesi ricordano che «Non è una questione locale, è un problema internazionale, lo sfruttamento degli stock ittici in Africa occidentale colpisce l’intero pianeta distruggendo risorse vitali e zone di riproduzione. Siamo tutti i consumatori finali di questo commercio tossico e spietato. Ovunque tu sia nel mondo, ora è il momento di agire».

La ministro della pesca e delle risorse marine, Emma Kowa-Jalloh ha cercato di respingere le critiche con un comunicato che invece ha acuito le preoccupazioni: «Il Ministero della pesca e delle risorse marine ha letto i rapporti sui social media su un fabbrica di farina di pesce che sarà situata presso la comunità di Black Johnson. I rapporti infondati presumono persino l’accaparramento da parte del governo di terreni di veri proprietari di terreni per realizzare tale struttura. L’MFMR desidera che il grande pubblico sappia che la struttura da costruire è un Fish Harbour e non un Fish Mill, come interpretato da chi scrive sui social media. L’obiettivo del Fish Harbour è centralizzare tutte le attività di pesca. Il governo della Sierra Leone desiderava un porto ittico sin dai primi anni ’70, ma non è riuscito a realizzarlo a causa dell’enorme quantità di denaro richiesta. Con il nuovo cambiamento nella politica del governo per lo sviluppo del settore della pesca, il governo cinese ha concesso una sovvenzione di 55 milioni di dollari per costruire questa piattaforma. Il porto pescherecchio fornirà la struttura per l’ancoraggio di tonniere e altri pescherecci più grandi. Aumenterà anche lo stock di pesce nel Paese aumentando contemporaneamente la nostra capacità di esportazione verso i mercati internazionali. L’impianto comprenderà una componente per la gestione dei rifiuti che comporterà il riciclaggio dei rifiuti marini e di altro tipo in prodotti utili. La rilevanza strategica del Fish Harbour non include solo la generazione di entrate e la creazione di posti di lavoro, ma rafforzerà anche la capacità dei cittadini della Sierra Leone nella riparazione e manutenzione delle navi. Per ragioni tecniche, Black Johnson era il luogo più adatto per la costruzione della struttura in termini di batimetria, salvaguardie sociali (costo minimo di reinsediamento) e questioni ambientali. Dopo che il ministero delle terre aveva assicurato lo spazio di 252 acri per Fish Harbour, il ministero delle Finanze aveva messo da parte un pacchetto di risarcimenti di 13,76 miliardi di leoni sierraleonesi per i proprietari terrieri colpiti. Il risarcimento ai proprietari terrieri, tuttavia, dovrebbe essere rigorosamente concesso mediante la produzione di documenti autentici per la proprietà del terreno all’interno dello spazio acquisito. Questo governo è orientato alle persone e non farà nulla di ostile agli interessi delle persone. Il ministero della pesca è stato proattivo per soddisfare la domanda di pesce del mercato. Dal 2018, il governo ha aumentato gli sbarchi di pesce locale al 40% dal precedente 30%. Questo ha lo scopo di garantire l’approvvigionamento regolare di pesce, che è la principale fonte di proteine, al mercato locale. Diverse altre misure sono state istituite per risanare l’industria e migliorare le condizioni di vita della nostra gente».

Greenpeace Africa ha risposto alla Kowa-Jalloh condannando l’accordo con i cinesi e sottolineando che «Le comunità di pescatori dell’Africa occidentale stanno già subendo gli effetti del degrado ambientale e della crisi climatica. Consentire più attività estrattive in questa regione non farà che peggiorare la situazione».

Katharine Adeney dell’Asian Research Institute dell’università di Nottingham ha fatto notare alcune apparenti somiglianze tra quel che si conosce dell’accordo Cina – Sierra Leone e il corridoio economico Cina-Pakistan: «La maggior parte dei progetti CPEC in Pakistan sono stati finanziati da prestiti. Tuttavia, lo sviluppo del porto di Gwadar, dell’aeroporto internazionale di Gwadar e di molti progetti “cuore e anima” nella regione dovrebbero essere finanziati da sovvenzioni cinesi. Questo riflette l’importanza del successo del progetto per l’interesse strategico della Cina (l’unico altro progetto finanziato da una sovvenzione è stato lo sviluppo del cavo in fibra ottica dalla Cina al Pakistan, essenziale per lo sviluppo del sistema satellitare Beidou)».  Lo stesso meccanismo potrebbe b valere per la Sierra Leone, «Sebbene la Sierra Leone non si trovi nella “cintura” marittima della China Belt and Road Initiative (BRI), la strategia di sviluppo delle infrastrutture globali adottata da Pechino nel 2013».

Anche il progetto di Gwadar in Pakistan ha dovuto fare i conti con la dura opposizione dei pescatori locali sfollati dal governo e le promesse di lavoro per i locali sono state vanificate dall’afflusso di lavoratori provenienti da altre parti in Pakistan o all’estero».

La Adeney ricorda che «Lo sviluppo di Gwadar include sulla carta molti “progetti del cuore e della mente” (ad esempio lo sviluppo di un centro di formazione, l’ampliamento di un ospedale), ma pochissimi di essi sono giunti a buon fine. L’intera area è stata fortemente blindata».

In Sierra Leone, gli attivisti locali denunciano la mancanza di trasparenza da parte del governo e Robert Besseling, di Pangea-Risk, ha detto alla CNBC che «L’opacità dell’accordo potrebbe finire per farlo deragliare, o almeno provocare ulteriore resistenza. Prima di tutto, c’è una mancanza di trasparenza sul capitale fondiario del governo della Sierra Leone e sulla convenzione di sovvenzione in contanti cinese, il che solleva preoccupazioni sulla potenziale corruzione e potrebbe farla sottoporre a un’inchiesta parlamentare. Secondo, qualsiasi spostamento forzato di residenti nei dintorni del sito del progetto potrebbe essere ritenuto  incostituzionale sulla base delle attuali disposizioni sui diritti di proprietà».

l’8 aprile 2019 dei pescatori cinesi sono stati visti nel porto di Murray Town, un sobborgo della capitale Freetown, protetti da una motovedetta  di alto mare del Joint Maritime Committee (JMC) donata dalla Banca Mondiale. Besseling ha fatto notare che l’accordo sulla pesca rappresenta un cambiamento di rotta rispetto alla precedente riluttanza del governo della Sierra Leone a trattare con i cinesi. Poco dopo il suo insediamento nell’aprile 2018, il presidente Julius Maada Bio aveva annullato diversi grossi contratti con la Cina, compreso un prestito da 400 milioni di dollari per costruire un aeroporto perché non c’erano motivi economici per realizzare uno scalo aereo fuori dalla capitale Freetown, invece, promise di rinnovare l’aeroporto esistente della capitale. Secondo Besseling, «La mancanza di opportunità di finanziamento durante la pandemia potrebbe indicare che la Sierra Leone sta tornando sempre più nella sfera di influenza cinese e che ora sta cercando più prestiti cinesi per progetti di sviluppo e infrastrutture».

Sama Banya, fondatore e presidente della Conservation Society of Sierra Leone (CSSL), ha scritto sul Sierra Leone Telegraph: «Devo ricordare a tutti coloro che appoggiano una simile proposta il disastroso impatto ambientale sul nostro Paese? Soprattutto il turismo e la stessa industria ittica che dovrebbe sostenere. Perché non è stato fatto alcun commento sugli studi di fattibilità, in particolare sul suo impatto sul nostro ambiente?» E, dopo aver invitato (invano) il ministro dell’ambiente a prendere posizione, Banya conclude: «Le nostre spiagge sono tra le più attraenti della costa occidentale dell’Africa. Le foreste circostanti sono una delizia attraente per gli appassionati di ecoturismo». E tutto questo verrebbe cancellato dal porto cinese.

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