Spostare le specie in via di estinzione per salvarle potrebbe diffondere involontariamente agenti patogeni

L’esempio delle cozze di fiume. Ma anche ripopolare i fiumi con pesce per i pescatori e le piante esotiche nei giardini fanno circolare parassiti o malattie

[29 Aprile 2021]

Lo spostamento di specie in via di estinzione in nuovi siti viene spesso utilizzato nelle strategie di conservazione delle specie e può aiutare a ripristinare gli ecosistemi degradati. Ma lo  studio “Don’t move a mussel? Parasite and disease risk in conservation action”, pubblicato recentemente su  Conservation Letters da Joshua Brian, Isobel Ollard e David Aldridge dell’Aquatic Ecology Group – Department of Zoology dell’università di Cambridge, avverte che «C’è un alto rischio che questi trasferimenti diffondano accidentalmente malattie e parassiti».

Lo studio si concentra sulle cozze d’acqua dolce, che i ricercatori hanno studiato a fondo, ma è applicabile a tutte le specie che vengono spostate a fini di conservazione.

All’università di Cambridge ricordano che «Le cozze svolgono un ruolo importante nella pulizia dell’acqua di molti fiumi e laghi del mondo, ma sono uno dei gruppi di animali più minacciati sulla Terra. C’è un interesse crescente nello spostare le cozze in nuove località per aumentare le popolazioni minacciate, o che così possono essere utilizzate come “filtri biologici” per migliorare la qualità dell’acqua».

Ma il verme parassita mangia-gonadi Rhipidocotyle campanula, che può lasciare i mitili completamente sterili, è stato identificato come un enorme rischio per i programmi di riproduzione in cattività in cui vengono utilizzate e riunite cozze provenienti da molte popolazioni isolate.

Secondo Aldridge, «Dobbiamo essere molto più cauti nello spostare gli animali in nuovi posti a fini di conservazione, perché i costi possono superare i benefici. Abbiamo visto che mescolare diverse popolazioni di mitili può consentire la trasmissione diffusa di vermi mangiatori di gonadi: basta una cozza infetta per diffondere questo parassita, il che in casi estremi può portare al collasso di un’intera popolazione».

Quando le cozze vengono spostate, gli agenti patogeni possono essere facilmente trasferiti nei luoghi dove vengono reinsediate e possono causare il collasso completo di una popolazione di mitili. In altri casi le infezioni non possono causare gravi problemi a meno che non siano presenti altri fattori, come la mancanza di cibo o le alte temperature, che mettono una popolazione sotto stress, portando a un’epidemia improvvisa.

Lo studio, finanziato dal Woolf Fisher Trust, raccomanda che le specie vengano ricollocate solo quando  è assolutamente necessario e che vengano utilizzati periodi di quarantena, adattati per fermare la trasmissione dei più probabili agenti patogeni trasportati.

Il team i Cambridge identifica 4 fattori chiave che determinano il rischio di diffusione di agenti patogeni durante il trasferimento degli animali: percentuale di animali infetti sia nella popolazione di origine che in quella ricevente; densità della popolazione risultante; immunità dell’ospite; e il ciclo di vita dell’agente patogeno. Gli agenti patogeni che devono infettare più specie per completare il loro ciclo di vita, come gli acari parassiti, persistono solo se tutte le specie sono presenti in un dato luogo.

Brian sottolinea che «Lo spostamento degli animali in un novo sito viene spesso utilizzato per proteggere o integrare le popolazioni in pericolo. Ma dobbiamo prendere in considerazione il rischio che questo diffonda agenti patogeni che non comprendiamo affatto bene, il che potrebbe mettere queste popolazioni in pericolo ancora maggiore».

A causa degli adattamenti nel loro sistema immunitario, diverse popolazioni della stessa specie possono rispondere in modo diverso all’infezione da parte dello stesso patogeno. Ad esempio, un branco di lupi in via di estinzione che negli Usa è stato trasferito nello Yellowstone National Park è morto perché i lupi non avevano immunità ai parassiti dei cani domestici locali.

I ricercatori confermano anche che ripopolare i fiumi con pesce per i pescatori e procurarsi piante esotiche per i giardini domestici potrebbe far circolare parassiti o malattie.

La Ollard  conclude: «Essere consapevoli dei rischi di diffusione di malattie tra le popolazioni è un primo passo fondamentale per essere sicuri di evitare danni involontari nel futuro lavoro di conservazione».