Centroamerica: shock climatici ed economici gettano milioni di persone nell’insicurezza alimentare

E la pandemia distrugge i progressi storici fatti per l'accesso dei bambini ai pasti scolastici

[25 Febbraio 2021]

Negli ultimi due anni, in El Salvador, Guatemala, Honduras e  Nicaragua l’insicurezza alimentare acuta è aumentata di 4 volte, passando dai 2,2 milioni di persone del 2018 a più di 8 milioni nel 2021. E’ il risultato della crisi economica provocata dal Covid-19 e del susseguirsi di eventi climatici estremi. 1,7 milioni di persone sono in una situazione di emergenza alimentare e necessitano di aiuti immediati.

Miguel Barreto, direttore regionale del World Food Programme (WFP) per l’America Latina e i Caraibi, ha sottolineato che «Considerando i livelli di distruzione e di danni affrontati dalle persone colpite, prevediamo che la ripresa sarà lunga e lenta. Il 2020 è stato un anno da dimenticare in tutto il mondo, e ancora di più per le comunità centroamericane che hanno ricevuto una serie di colpi».

E il 15% delle persone che hanno partecipato a un sondaggio del  WFP nel gennaio 2021 dicono di aver pianificato concretamente la migrazione perché le loro case e i raccolti erano stati distrutti, il cibo stava finendo e le opportunità di lavoro stavano diminuendo. In rapporto post-siccità del 2018, “solo” l’8% degli intervistati diceva di aver pianificato di migrare. Se volete una spiegazione delle carovane di migranti che cercano di raggiungere disperatamente il confine Usa, sfidando le manganellate di alcune delle polizie più spietate del mondo e le violenze di norcotrafficanti e mercanti di carne umana potete trovarle nel cambiamento climatico e nella povertà estrema diventata insopportabile con la pandemia di Coronavirus.

Il Wfp ricorda che «La stagione record degli uragani nell’Atlantico del 2020 ha inferto un duro colpo a milioni di persone precedentemente non colpite dall’insicurezza alimentare, comprese quelle dipendenti dall’economia dei servizi, dal turismo e dai lavori informali. Gli uragani Eta e Iota che hanno colpito l’America centrale nel novembre 2020 hanno cambiato la vita di 6,8 milioni di persone. Molti hanno perso le loro case e il loro sostentamento. Gli uragani hanno distrutto più di 200.000 ettari di colture di base e da reddito nei 4 Paesi e più di 10.000 ettari di coltivazioni di caffè in Honduras e Nicaragua». E la distruzione portata dagli uragani è arrivata mentre queste comunità stavano già affrontando la perdita di posti di lavoro e la contrazione dell’economia a causa del Covid-19.

I dati del WFP confermano che la sicurezza alimentare in America centrale è crollata a causa del Covid-19: «Il numero di famiglie che non hanno abbastanza da mangiare è quasi raddoppiato in Guatemala rispetto ai numeri pre-pandemici. In Honduras è aumentato di oltre il 50%. La stragrande maggioranza delle famiglie in Honduras, Guatemala ed El Salvador ha riferito di aver perso reddito o di essere disoccupata durante la pandemia».

Secondo Barreto, «Le comunità urbane e rurali dell’America centrale hanno toccato il fondo. Quando gli uragani Eta e Iota le hanno colpite, la crisi economica causata dal Covid-19 aveva già messo il cibo sugli scaffali dei negozi fuori dalla portata delle persone più vulnerabili. Molti ora non hanno un posto dove vivere e vivono in rifugi temporanei, sopravvivendo con quasi nulla».

E le comunità dell’America centrale – senza averne praticamente colpa – sono tra quelle che hanno più subito il peso dell’emergenza climatica planetaria: anni consecutivi di siccità e condizioni meteorologiche irregolari hanno devastato la produzione agricola, in particolare di mais e fagioli, che dipendono fortemente dalle piogge regolari.

Il WFP invita la comunità internazionale a sostenere i suoi sforzi in America centrale per fornire assistenza umanitaria urgente alle persone più disperate e «Investire in progetti di sviluppo a lungo termine e programmi nazionali di protezione sociale che aiutano le comunità vulnerabili a diventare resilienti a eventi meteorologici estremi e crisi economiche ricorrenti». L’agenzia Onu vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2020 prevede di aiutare 2,6 milioni di persone in El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua nel 2021 e per farlo ha bisogno di 47,3 milioni di dollari nei prossimi 6 mesi.

Ma il Centroamerica solo la punta dell’iceberg climatico e sociale di un dramma planetario che sta colpendo soprattutto i bambini.

Secondo il rapporto “State of School Feeding Worldwide 2020”, quando è iniziata la pandemia di COvid-19, uno scolaro su due,  ovvero 388 milioni di bambini in tutto il mondo, riceveva i pasti scolastici. Ad aprile 2020, 199 Paesi avevano chiuso le loro scuole, privando improvvisamente 370 milioni di bambini ​​di quello che per molti era il loro unico pasto nutriente della giornata.

Gli autori del rapporto dicono che «I lockdowns hanno evidenziato ai governi il ruolo fondamentale svolto dall’alimentazione scolastica nel sostenere i bambini più vulnerabili e nel proteggere il loro futuro, richiedendo un’azione globale per riportare la copertura ai livelli pre-pandemici e per espanderla ulteriormente, per raggiungere circa 73 milioni di bambini vulnerabili che stavano perdendo i pasti anche prima della pandemia».

Il direttore esecutivo del WFP, David Beasley, aggiunge: «L’alimentazione scolastica è un punto di svolta per i bambini, per le comunità e per i Paesi. Quel pasto al giorno è spesso il motivo principale per cui i bambini affamati vanno a scuola. E’ anche un potente incentivo per assicurarsi che ci tornino dopo la fine del lockdown. Dobbiamo far funzionare nuovamente questi programmi – anche meglio di prima – per impedire che il Covid distrugga il futuro di milioni dei bambini più vulnerabili del mondo».

Nel 2021, il WFP darà vita, insieme ad agenzie di sviluppo, donatori, settore privato e organizzazioni della società civile, a una coalizione per supportare i governi nell’ampliamento dei programmi di pasti scolastici, e spiega: «Poiché i governi hanno ampliato i loro programmi e reso l’alimentazione scolastica la rete di sicurezza sociale più ampia del mondo, tra il 2013 e il 2020, il numero di bambini che ricevono i pasti scolastici è cresciuto del 9% a livello globale e del 36% nei Paesi a basso reddito. Studi hanno dimostrato che nella vita di un bambino proveniente da una famiglia povera, i pasti scolastici possono avere un impatto importante. Evitano la fame, sostengono la salute a lungo termine e aiutano un bambino ad apprendere e prosperare. Questo è particolarmente vero per le ragazze: nei luoghi in cui esiste un programma di pasti scolastici, le ragazze rimangono a scuola più a lungo, i tassi di matrimoni precoci diminuiscono e le gravidanze tra le adolescenti diminuiscono».

E quando usano cibo prodotto localmente, i programmi dei pasti scolastici possono anche dare impulso all’economia comunitaria, creando una domanda di cibo più diversificato e nutriente e mercati stabili, sostenendo così l’agricoltura locale e rafforzando i sistemi alimentari comunitari.

State of School Feeding Worldwide sottolinea che «In un mondo post-Covid-19, i programmi di alimentazione scolastica sono ancora di più un investimento prioritario, perché aiutano i Paesi a costruire una popolazione sana e istruita, sostenendo la crescita nazionale e promuovendo lo sviluppo economico. Programmi efficienti di pasti scolastici producono rendimenti fino a 9dollari per ogni dollaro investito. Creano anche posti di lavoro». Secondo i calcoli del WFP, vengono creati circa 1.668 nuovi posti di lavoro ogni 100.000 bambini nutriti.

Beasley conclude: «Il WFP è pienamente impegnato a lavorare con i nostri partner per garantire che nessun bambino, indipendentemente da dove vive, vada a scuola affamato o, peggio, non vada affatto a scuola. Dopo le turbolenze degli ultimi mesi, dobbiamo cogliere l’opportunità per iniziare a costruire il mondo migliore che tutti vogliamo vedere».