La Conferenza Onu sul clima rinviata per coronavirus. La Cop26 Unfccc si terrà nel 2021

Il “Super Year” dell’ambiente non c’è più. Le reazioni di ambientalisti, ministri ed esperti

[2 Aprile 2020]

Il governo britannico ha annunciato che la 26esima Conferenza delle parti dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop26 Unfccc) che avrebbe dovuto tenersi dal 9 al 18 novembre a Glasgow è stata rinviata al 2021 e anche la anche la pre-Cop che era prevista dal 2 al 4 ottobre a Milano ha subito naturalmente la stessa sorte. Questa settimana il governo autonomo scozzese aveva annunciato che il luogo preposto a ospitare la Cop26, la SEC Arena, sarà trasformata in un ospedale da campo per far fronte ai casi di Covid-19.

La decisione del rinvio è stata presa durante un meeting virtuale al quale hanno partecipato la segretaria generale dell’Unfccc Patricia Espinosa, e i rappresentanti dei principali blocchi regionali dell’Onu.

In un comunicato dell’Unfccc si legge che la decisione è stata presa dal COP Bureau dell’Unfccc insieme ai suoi partner italiani e britannici e che «Le date di una conferenza riprogrammata nel 2021, ospitata a Glasgow dal Regno Unito in partenariato con l’Italia, saranno fissate in tempo utile dopo una discussione con le Parti. Tenuto conto degli effetti attuali del Covid-19 in tutto il mondo, non è più possibile tenere un’ambiziosa e inclusiva COP26 nel novembre 2020. Questa riprogrammazione della Cop26 permetterà che tutte le Parti si possano dedicare pienamente alle questioni da dibattere durante questa conferenza vitale e di disporre di più tempo per i preparativi necessari. Noi continueremo a lavorare con tutte le Parti interessate per accrescere l’ambizione in materia di clima, rafforzare la resilienza e ridurre le emissioni».

Alok Sharma, presidente designato della Cop26 e segretario di Stato britannico per le imprese, l’energia e la strategia industriale, ha ricordato che «Il mondo sta attualmente affrontando una sfida mondiale senza precedenti e i paesi concentrano giustamente i loro sforzi sul salvataggio delle vite e la lotta al COvid-19. E’ per questo che abbiamo deciso di riprogrammare la Cop26. Continueremo a lavorare senza sosta con i nostri partner per raggiungere l’ambizione necessaria alla lotta contro la crisi climatica e aspertto con impazienza di concordare una nuova data per la conferenza».

Secondo la Espinosa, «Il Covid-19 è la minaccia più urgente che oggi è di fronte all’umanità, ma non possiamo dimenticare che i cambiamenti climatici sono la grande minaccia che l’umanità ha di fronte sul lungo periodo. Presto le economie si riavvieranno. Questa per I Paesi sarà un’opportunità per riprendersi meglio, per includere i più vulnerabili in questi piani e un’opportunità per plasmare l’economia del XXI secolo in maniera pulita, verde, sana, giusta, sicura e più resiliente. Nel frattempo, continuiamo a sostenere e sollecitare li Paesi a rafforzare significativamente le ambizioni climatiche, conformemente all’Accordo di Parigi».

Il ministro dell’ambiente italiano, Sergio Costa, ha dichiarato: «Benché abbiamo deciso di rinviare la Cop26, compresi gli eventi pre-COP e ” Youth for the Climate”, restiamo pienamente impegnati a far fronte alla sfida dei cambiamenti climatici. La lotta ai cambiamenti climatici richiede un’azione forte, globale e ambiziosa. La partecipazione delle giovani generazioni è un imperativo e siamo determinati a ospitare l’evento ” Youth for the Climate “, così come gli la pre-Cop e gli altri eventi di sensibilizzazione. Continueremo a lavorare con i nostri partner britannici perché la Cop26 sia un successo».

La presidente della COP25, la ministra dell’ambiente cilena Carolina Schmidt, ha aggiunto: «La decisione del Bureau sul rinvio della Cop26 è sfortunatamente una misura necessaria per proteggere tutti i delegati e gli osservatori. Siamo determinati a fare in modo che la dinamica dell’ambizione climatica prosegua, in particolare per la preparazione e la presentazione dei nuovi Contributi determinati a livello nazionale (NDC) quest’anno».

Si concretizza così l’incubo di tutti gli ambientalisti, gli scienziati e di chi lavora per il clima e l’ambiente nel mono: l’annullamento del “Super Year” dell’ambiente, visto che probabilmente l’annuncio del rinvio della Cop26 Unfccc si porterà dietro anche quello dei summit globali previsti su biodiversità e oceani e tutte le iniziative collaterali. Laurence Tubiana, ex ambasciatrice francese della Cop21 e CEO della Fondazione Europea per il Clima, ha sottolineato che «Rinviare la COP26, seguendo la decisione parallela sulla Cop per la biodiversità, è la cosa giusta da fare. In questo momento, la salute e la sicurezza pubblica vengono prima di tutto. Il Regno Unito e tutti i Governi dovrebbero usare questo tempo per progettare piani per una ripresa economica resiliente che considerino il clima, la biodiversità, lo sviluppo e la giustizia sociale in modo integrato. Questa crisi sta dimostrando che la cooperazione internazionale e la solidarietà sono essenziali per proteggere il benessere globale e la pace. La Cop26 del prossimo anno dovrebbe diventare il fulcro di una cooperazione globale rivitalizzata».

Per quanto riguarda il clima, gli altri incontri preparativi, che dovevano svolgersi a giugno, sono stati ora rinviati a ottobre a Bonn.

La preoccupazione è forte perché   la notizia del rinvio della COP26 arriva in un momento di continuo aumento delle emissioni di gas serra a livelli pericolosi e mentre eventi meteorologici estremi legati al clima continuano a colpire in tutto il mondo. Con un’anomalia termica di oltre 3 gradi centigradi in più nel Mediterraneo, in Europa abbiamo vissuto l’inverno più caldo da quando esistono le osservazioni meteorologiche. La settimana scorsa gli scienziati australiani hanno segnalato il terzo evento di sbiancamento di massa dei coralli della barriera corallina in 5 anni e, secondo un altro studio, la foresta amazzonica potrebbe collassare entro la metà del secolo.

Per il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, «La  Conferenza sul clima (Cop26) di Glasgow non va cancellata, in quanto rappresenta un momento fondamentale per rivedere gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, inadeguati a fronteggiare l’emergenza climatica. Tuttavia, se a causa della crisi per il Coronavirus, non sarà possibile tenerla come previsto il prossimo novembre, è opportuno posticiparla ai primi mesi del prossimo anno. Nel frattempo, l’Europa deve rivedere il suo target al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5° C, aumentandolo al 65%. Solo così sarà possibile mettere in campo una forte leadership europea, indispensabile per fronteggiare l’emergenza climatica. Per tutti i Paesi europei, a partire dall’Italia, la discussione sull’uscita dalla crisi economica e sociale dovuta al corona virus deve diventare un’occasione per accelerare in tutte le politiche energetiche capaci di aiutare imprese e famiglie a ridurre la spesa e i consumi energetici attraverso fonti rinnovabili, efficienza energetica e mobilità a emissioni zero».

Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed Energia del Wwf Italia, «Un rinvio della Cop era diventato necessario, visti i ritardi nei negoziati provocati dall’emergenza sanitaria globale. Tuttavia, riteniamo necessario usare al meglio l’ulteriore tempo a disposizione, imparando dalla crisi attuale che occorre prevenire ed evitare le emergenze, oltre che essere attrezzati per affrontarle. Anche per la crisi climatica è indispensabile azzerare le emissioni climalteranti (prevenire) e attrezzarsi per quegli impatti del riscaldamento globale già in atto che non riusciremo a evitare; nell’immediato, occorre puntare a target di riduzione delle emissioni molto più ambiziosi. Oggi i medici e gli operatori sanitari tutti sono i nuovi eroi, ma non sono stati adeguatamente ascoltati quando potevano aiutarci a limitare i danni. Analogamente, dobbiamo dare ascolto alla comunità scientifica sul clima e accelerare la decabonizzazione, facendone anche un’occasione di rinascita dell’economia. L’imminente ciclo di investimenti che vedrà i Governi approntare pacchetti di misure senza precedenti è forse l’ultima chance che abbiamo per mettere sul binario giusto l’economia e puntare sulle energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la riconversione industriale e dei servizi in senso green, insomma sui settori davvero destinati ad avere un futuro».

Anche per Luca Bergamaschi, ricercatore associato dell’Istituto Affari Internazionali, «E’ positiva la decisione di posticipare la Cop26 e la pre-Cop. Ora è il tempo di stabilizzare l’emergenza e pensare a come ripartire per proteggere e accrescere il benessere di tutti. Senza trasformare l’economia in senso ecologico, come indica la comunità scientifica e auspica l’opinione pubblica, gli shock del cambiamento climatico saranno anche peggiori della crisi attuale. Non abbiamo molto tempo ma ora ci sono le risorse finanziarie per investire nei progetti del Green New Deal – come efficienza energetica, mobilità elettrica, rinnovabili e adattamento agli impatti climatici – che consento di proteggere la popolazione, ridurre i costi di cittadini e imprese, garantire aria pulita e creare migliaia di nuovi posti di lavoro».

Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International, conclude: «La risposta al Covid-19 deve essere resiliente per la nostra salute e il nostro clima. L’obiettivo dei governi ora è quello di prendersi cura dei propri cittadini, stabilizzarsi e ricostruire – e devono farlo in modo da creare un mondo giusto e sicuro per il clima, perché la salute ambientale e il nostro benessere dipendono l’uno dall’altro. Posticipare la COP26 dovrebbe far sì che i governi raddoppino gli sforzi per garantire una strada da seguire green e giusta con cui gestire questa crisi sanitaria e l’emergenza climatica. Tornare al “business as usual” è del tutto inaccettabile: questa pandemia dimostra che ci sono enormi lezioni da imparare sull’importanza di ascoltare la scienza e sulla necessità di un’urgente azione collettiva globale».