La rivoluzione sostenibile dell’Africa è possibile e parte dai giovani e dalle donne

La Green Week dell’Ilo per far ripartire un futuro sostenibile (VIDEO)

[22 Aprile 2021]

Mentre il mondo è alle prese con le devastanti conseguenze economiche e sociali della crisi del Covid-19, l’International labour organization (Ilo), l’agenzia del lavoro dell’Onu, ha lanciato l’ILO Green Week per capire ed esplorare come potrebbe essere un futuro verde del lavoro e come arrivarci.

L’Ilo ha evidenziato come può avvenire una transizione giusta  verso economie e società sostenibili dal punto di vista ambientale, garantendo al contempo un lavoro dignitoso anv che ai molti che oggi non lo hanno.

Per un futuro sostenibile, l’agenzia Onu del lavoro ha sottolineato «La necessità di un forte consenso sociale sugli obiettivi e sui percorsi per progredire», sostenendo che «Il dialogo sociale deve essere parte integrante dei quadri istituzionali per i responsabili politici, con l’inclusione di lavoratori e datori di lavoro che è fondamentale per una transizione equa a tutti i livelli.  Lavorando insieme, i governi, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro possono avviare una transizione giusta verso un futuro sostenibile, oggi».

E il continente dove più si misurerà la possibilità di attuare questa rivoluzione sostenibile è l’Africa che, sebbene sia responsabile di una piccola quota bassa delle emissioni globali di carbonio, è fortemente vulnerabile ai cambiamenti climatici.

Come scrive su Nature  Vijaya Ramachandran, direttrice energia e sviluppo del Breakthrough Institute di Berkeley – California, «L’Africa rappresenta circa il 17% della popolazione mondiale, ma meno del 4% delle emissioni globali annuali di carbonio. Non è giusto che i Paesi ricchi combattano il cambiamento climatico a scapito dello sviluppo e della resilienza climatica dei Paesi a basso reddito. Invece, i Paesi ricchi dovrebbero aiutare i governi africani a perseguire un ampio portafoglio di fonti energetiche per uno sviluppo rapido e sostenibile. L’infrastruttura di combustibili fossili che già esiste in Africa è ad alta intensità di carbonio e serve i suoi Paesi più ricchi. Il Sudafrica e diversi Paesi nordafricani detengono insieme i due terzi della capacità di generazione di elettricità del continente. Gli altri 48 Paesi hanno una capacità di soli 81 gigawatt tra loro, su un totale di 244 gigawatt in tutta l’Africa e 9.740 gigawatt per il mondo. L’etiope medio consuma solo 130 chilowattora di elettricità all’anno, circa la quantità che una persona media negli Stati Uniti consuma in 4 giorni. Questo squilibrio è sia una causa che una conseguenza della mancanza di infrastrutture moderne in Africa.  Per centinaia di milioni di persone in tutta l’Africa, l’energia è scarsa, il cibo è costoso e spesso importato ed è difficile trovare un lavoro a tempo pieno». Ma la Ramachandran non crede a una rapida transizione verde dell’Africa: «Molto di ciò che è necessario per lo sviluppo – strade, scuole, alloggi, energia elettrica affidabile – non può essere realizzato rapidamente con la sola energia verde». La ricercatrice è convinta che, a differenza dei Paesi ricchi, all’Africa debba essere consentito di sfruttare gli enormi giacimenti di gas presenti in Psesi dell’Africa sbsahariana come Nigeria, Mozambico, Angola e Repubblica democratica del Congo e fa notare che «L’Energy for Growth Hub, una rete di ricerca internazionale, stima che se i 48 Paesi triplicassero il loro consumo di elettricità durante la notte attraverso l’uso di gas naturale, le emissioni di carbonio risultanti sarebbero inferiori all’1% del totale globale».

Ma il riscaldamento globale è un rischio che l’Africa non può più permettersi: secondo l’Ilo, «Il riscaldamento globale e lo stress da caldo porteranno alla perdita di quasi il 5% dell’ore lavorate totali nella sola Africa occidentale, equivalente alla perdita di 9 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.  La vulnerabilità climatica potrebbe anche ridurre i raccolti dell’agricoltura pluviale, con ripercussioni su milioni di posti di lavoro e mezzi di sussistenza.  Ricco di minerali, come litio, nichel, cobalto, rame e ferro – necessari per veicoli e macchinari elettrici – il continente ha tutti gli elementi necessari per vincere la battaglia contro il cambiamento climatico, insieme al potenziale per produrre circa 2 milioni di ulteriori posti di lavoro».

L’Africa ospita il bacino del Congo, la seconda foresta pluviale più grande del mondo, che assorbe quantità significative delle emissioni globali di CO2 causate dalle attività antropiche e possiede il 60% della terra arabile del mondo, che, ha sottolineato l’Ilo, «Potrebbe guidare un nuova rivoluzione agricola verde e sostenibile».

Inoltre, in Africa, nel Sahel, si sta realizzando la Grande Muraglia Verde contro la desertificazione, nel deserto marocchino ospita la più grande centrale solare del mondo e potrebbe potenzialmente utilizzare le sue risorse oceaniche per realizzare uno sviluppo economico sostenibile.

L’Ilo è convinta che «Con risorse come queste, l’Africa può avere un futuro più sostenibile, con più e migliori posti di lavoro», ma avverte che «In quanto produttore leader di petrolio, carbone e gas naturale, deve porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili, il che potrebbe portare alla perdita di circa due milioni di posti di lavoro».

Nel contesto della Green Week e dell’Earth Day, quest’anno l’Ilo e i suoi partner hanno ospitato un lancio regionale della Climate Action per Jobs Initiative per mostrare come si possono creare posti di lavoro dignitosi nel cuore di azione globale per proteggere l’ambiente e promuovere economie e società climate-neutral e resilienti: «Per realizzare in Africa un futuro del lavoro incentrato sull’uomo, i Paesi devono adottare politiche chiare e globali che affrontino la perdita di reddito e di posti di lavoro, le competenze e lo sviluppo delle imprese e la mobilità del lavoro».

L’Ilo è convinta che «Con la sua popolazione giovane e dinamica, le vaste risorse naturali e l’impegno politico e sociale, l’Africa offre soluzioni al mondo».

Cynthisa Samuel-Olonjuwon, vicedirettrice generale dell’Ilo e direttrice regionale per l’Africa, ha concluso: «C’è davvero un urgente bisogno di far diventare i giovani e le donne africane agenti di cambiamento, per guidare l’innovazione e la creazione di posti di lavoro verdi».

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