Zucchero e cacao: quanto può essere amaro l’uovo di Pasqua

Wwf: a Pasqua rischiamo brutte sorprese per l’ambiente, Meglio consumare cacao e zucchero provenienti da filiere equo solidali e da agricoltura biologica

[30 Marzo 2021]

Secondo il Wwf, nelle uova di Pasqua ci sono brutte sorprese per l’ambiente: «Dietro la maggior parte della produzione di cacao e zucchero, gli ingredienti principali del simbolo pasquale per eccellenza, c’è un livello di distruzione, degrado e frammentazione degli ecosistemi naturali di cui forse non siamo a conoscenza».

Il Panda ricorda che «La canna da zucchero è spesso coltivata in aree dove un tempo sorgeva una lussureggiante foresta tropicale».  Secondo lo studio “A confirmation of the indirect impact of sugarcane on deforestation in the Amazon”, pubblicato nel 2017 sul Journal of Land Use Science da Tomas Jusys dell’Universidad de las Islas Baleares, il Brasile è il principale Paese coltivatore di canna da zucchero, piantagioni che hanno contribuito considerevolmente alla deforestazione soprattutto nel periodo dal 2002 al 2012 con il 12% delle attività di deforestazione nel Paese con 16.000 km2 di foresta tagliati».

Le coltivazioni di cacao hanno invece colpito soprattutto i Paesi dell’Africa occidentale, che in questi anni hanno triplicato la loro produzione, arrivando a coprire oltre il 70% della quota di mercato globale, e dove si calcola che, mantenendo gli stessi livelli di produzione, entro il 2024, scompariranno intere foreste, con conseguenti impatti anche sul clima.

Oggi il Wwf ha pubblicato “Zucchero e Cacao, due storie amare”, un approfondimento sugli impatti delle due principali commodity dolci della Pasqua e sottolinea che «Gli ingredienti più comuni del simbolo pasquale si aggiungono quindi a olio di palma, soia e allevamenti bovini come importanti cause della deforestazione e della perdita di habitat».

Eva Alessi, responsabile consumi sostenibili e risorse naturali di Wwf Italia, fornisce altri dati preoccupanti: «L’agricoltura rappresenta oggi la prima causa di deforestazione nelle aree tropicali e subtropicali del nostro Pianeta: ben il 73% della deforestazione è dovuto all’espansione dei terreni agricoli. La distruzione e il degrado delle foreste e degli habitat causano inoltre circa il 20% dei gas serra immessi ogni anno nell’atmosfera. I sistemi alimentari sono anche la prima causa di perdita di biodiversità sul Pianeta che avviene soprattutto nei Paesi tropicali che ospitano le piantagioni di molte di queste commodity: Brasile, Argentina, Messico, Paraguay, Uruguay, Ghana, Costa d’Avorio, Uganda, sono diventati terre destinate alla produzione di alimenti per il consumo, in primo luogo, dei Paesi occidentali. E’ più che mai indispensabile che tutti i consumatori siano consapevoli quanto le loro scelte siano determinanti per le sorti del Pianeta e che possiamo e dobbiamo fare qualcosa per cambiarle per il meglio. Stiamo divorando il Pianeta senza capire quanto in realtà la nostra salute sia profondamente connessa con quella dell’ambiente in cui viviamo».
Il consumo di zucchero, una delle commodity più commerciate al mondo, sta diminuendo nei Paesi occidentali, dove si sta più attenti alla salute, ma il suo consumo è in forte aumento nelle economie emergenti L’Unione Europea resta comunque il primo importatore al mondo di zucchero di canna grezzo da raffinare e che viene utilizzato per produrre i prodotti dolciari che finiscono negli scaffali dei supermercati, per questo l’Ue è anche il terzo massimo produttore mondiale di zucchero, preceduto solo da Brasile e India. »Questo alto livello di produzione non ha impatti devastanti solo sul Pianeta – fa notare il Wwf – L’Oms (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) infatti raccomanda di ridurre il consumo dello zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera, che corrisponde per un adulto con indice di massa corporea medio a 25 grammi di zucchero (ossia circa 5 cucchiaini da tè), mentre per un bambino di sei anni ancora meno (circa 20 grammi). In Italia oggi il consumo di zucchero è di circa 27 kg pro-capite all’anno, ossia circa 15-18 cucchiaini al giorno. È importante tenere presente che una bustina di zucchero che mettiamo nel caffè ne contiene circa 5 grammi, un succo anche 10 grammi, mentre una bibita gassata circa 40 grammi (quest’ultima basterebbe da sola a far superare i limiti giornalieri raccomandati dall’Oms)».
In Italia, la pandemia di Covid-19 ha fatto aumentare del 22% il consumo di cioccolato, a riprova del forte potere consolatorio che il cioccolato ha per tutti noi. Il report del Wwf evidenzia che La sua domanda a livello mondiale attraversa una fase espansiva che dura da parecchi anni crescendo a un ritmo medio del 3% annuo. L’Italia è il settimo maggiore importatore di fave di cacao in Europa e il secondo maggiore produttore di cioccolato in Europa (con 0,7 milioni di tonnellate, il 18% della produzione Ue), dopo la Germania (1,3 milioni di tonnellate, ovvero il 32% del totale della produzione). Ogni italiano mangia 4 kg di cioccolato all’anno, circa 11 grammi al giorno e sorprende come questo alimento continui a non essere associato ai rischi connessi ad una cattiva alimentazione e ai rischi legati agli alimenti ricchi di grassi e altamente calorici».

Ma il Panda conclude con una buona notizia: «Acquistare un uovo di Pasqua che abbia un basso impatto sulla natura e sulla nostra salute non è solo possibile, ma necessario se vogliamo continuare a mangiarne anche in futuro mantenendo il nostro Pianeta in grado di sostentarci. Il Wwf consiglia di consumare cacao e zucchero provenienti da filiere equo solidali e da agricoltura biologica che garantiscono il rispetto delle condizioni di lavoro degli agricoltori e un basso impatto delle coltivazioni sull’ambiente e la biodiversità».