
Surriscaldati e impreparati: Eea, la crisi climatica colpisce soprattutto gli europei più poveri

Al contrario di quanto sostiene la vulgata populista, soprattutto verso l’estremo di destra, la transizione ecologica non è una bizza di élite annoiate ma una necessità stringente in primo luogo per gli europei più poveri, che patiscono in modo sproporzionato gli effetti della crisi climatica in corso. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Overheated and underprepared”, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) e dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) a valle di un maxi sondaggio che ha coinvolto oltre 27mila cittadini provenienti dai 27 Paesi dell’Ue.
Più dell’80% dei rispondenti al sondaggio ha dichiarato di essere stato colpito da almeno un problema legato al clima – dal caldo alle alluvioni, dagli incendi boschivi alla scarsità d’acqua – negli ultimi cinque anni. Il caldo è stato il problema riportato più frequentemente: quasi la metà dei rispondenti ha dichiarato di aver sentito troppo caldo in casa, sul lavoro o nel luogo di istruzione, mentre oltre il 60% ha riferito di aver sentito troppo caldo all’aperto nel proprio quartiere. Una percezione che combacia coi dati: a livello globale, tra il 2000 e il 2019 si sono verificati circa 489.000 decessi correlati al caldo ogni anno, con la regione europea dell’Oms che ne ha visti il 36%, ovvero, in media, oltre 175.000 ogni anno (che scendono a 50mila l’anno nei 35 Paesi più specificamente “europei”, nel biennio 2022-23), con una mortalità aumentata del 30% negli ultimi vent’anni.
Donne, giovani (16-29 anni) e cittadini dell’Europa meridionale e centro-orientale sono i gruppi più preoccupati per gli impatti climatici futuri. Soprattutto, una percentuale più elevata di rispondenti meno abbienti, di persone in affitto o con cattive condizioni di salute ha dichiarato di aver sperimentato impatti climatici rispetto a tutti gli altri rispondenti. Allo stesso tempo, meno rispondenti appartenenti a questi gruppi hanno dichiarato di aver adottato misure di resilienza climatica a livello domestico o di aver visto misure guidate dalle autorità implementate nel proprio quartiere.
Più nel dettaglio, poco più del 22% dei rispondenti non aveva in casa propria nessuna delle misure di autoprotezione contro la crisi climatica; guardando alle misure contro il caldo – il problema riportato più spesso –, si tratta ad esempio di schermature/ombreggiamento (riportate dal 49% dei rispondenti), isolamento del tetto/delle pareti (48%) e aria condizionata o ventilazione (32%).
Più del 40% dei rispondenti ha dichiarato di avere un’assicurazione casa che copre eventi meteorologici estremi. Una percentuale molto più bassa di rispondenti ha predisposto un kit di emergenza (14%) o ha garantito l’accesso a una fonte di energia di riserva (8%). Le misure a livello cittadino più frequentemente segnalate dai rispondenti sono state avvisi o allerta per eventi meteorologici estremi (sperimentati dal 57%), campagne di sensibilizzazione sui rischi e sulle azioni da intraprendere in caso di eventi estremi (43%) e restrizioni all’uso dell’acqua durante periodi siccitosi (42%). Nel complesso, solo il 36% dei rispondenti ha dichiarato di aver notato piantumazioni di alberi o miglioramenti nell’accesso a spazi verdi nella propria area.
«Alcuni degli impatti climatici riportati dai rispondenti hanno colpito in modo sproporzionato determinati gruppi – snocciola il rapporto – Ad esempio, quattro volte più rispondenti appartenenti a famiglie con minori disponibilità economiche hanno sperimentato problemi di accesso ad acqua sicura e pulita (15% contro 4%). Allo stesso modo, il doppio ha dichiarato di essere stato colpito da incendi boschivi e dal fumo associato rispetto ai rispondenti appartenenti a famiglie con maggiori disponibilità economiche (11% contro 5%). Due terzi di chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese non è riuscito a mantenere la propria casa adeguatamente fresca in estate, rispetto a poco più del 9% di chi arriva a fine mese molto facilmente o facilmente».
Quali lezioni possiamo trarne? «Il cambiamento climatico ha un impatto sulla vita di quattro cittadini dell’Ue su cinque, ma solo un quarto di loro dispone di strumenti adeguati per farvi fronte», risponde Ivailo Kalfin, direttore esecutivo di Eurofound. Gli fa eco Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva della Eea: «Sarà necessario rafforzare la preparazione a livello domestico per far fronte agli impatti e garantire che le azioni a livello delle famiglie siano accessibili e socialmente eque, per assicurare che nessuno resti indietro».





