
La transizione ecologica non è una bizza, ascoltare per credere: è online la nuova puntata del podcast GR

«La transizione ecologica non è una bizza». Maurizio Izzo apre la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport” richiamando i risultati di un maxisondaggio a cui hanno lavorato l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) e la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound). Hanno chiesto a 27.000 cittadini europei: siete stati colpiti, negli ultimi 5 anni, da almeno un problema legato al clima? Caldo, alluvioni, incendi boschivi, scarsità di acqua o altro? L’80% ha risposto di sì. I ricercatori dell’Agenzia europea dell’ambiente sottolineano che i più colpiti sono sempre i più poveri o comunque meno agiati, quelli che vivono in case senza protezione dal caldo, o che hanno difficoltà ad avere acqua pulita.
Quali lezioni possiamo trarne? «Il cambiamento climatico ha un impatto sulla vita di quattro cittadini dell’Ue su cinque, ma solo un quarto di loro dispone di strumenti adeguati per farvi fronte. Sarà necessario, dicono all’agenzia, rafforzare la preparazione a livello domestico per far fronte agli impatti e garantire che le azioni a livello delle famiglie siano accessibili e socialmente eque, per assicurare che nessuno resti indietro».
«Per questo nelle agende dei partiti di sinistra dovremmo trovare la questione ambientale ben piazzata in alto», sottolinea Izzo. «Ma è così?»
Il direttore responsabile di Greenreport consegna la domanda agli ascoltatori, aggiungendone poi un’altra, riguardante un altro argomento tutt’atro che secondario: ma quanto servirebbe per proteggere territori, infrastrutture ed economie europee dagli effetti crescenti di ondate di calore, alluvioni, siccità e innalzamento del livello dei mari? Su Greenreport il conto lo presenta Mauro Grassi rifacendosi ai dati di uno studio della Commissione europea. Servirebbero circa 69 miliardi di euro all’anno fino al 2050. Complessivamente si tratta di circa 1700 miliardi. Per l’Italia si tratterebbe di un investimento di circa 10 miliardi all’anno.
Prima di dire che è troppo, Mauro Grassi invita a fare un altro calcolo: quanto ci costa non fare niente? Ecco anche qui le cifre: Tra il 1980 e il 2024 le perdite economiche dovute a eventi climatici estremi nell’Ue hanno superato gli 800 miliardi di euro, e la tendenza è in forte crescita. Senza interventi di adattamento, i danni annuali potrebbero raggiungere tra 100 e 200 miliardi di euro entro la fine del secolo. Investire in resilienza non è quindi solo una necessità ambientale, ma una scelta di razionalità economica.
L’intervento di Mauro Grassi su GR anticipa l’uscita del libro che ha scritto insieme a Erasmo D’Angelis Fuori dalle emergenze – Il Mulino” .
Segnalazione successiva del nostro podcast: sulla home page di Greenreport si trova lo speciale dedicato alla mobilità elettrica e qui Enrico Giovannini fa il punto sul mercato dell’auto. Cresce l’elettrico, in tutte le sue forme, anche auto ibride plug-in, ma in un quadro disomogeneo. Ci sono paesi che vanno forte e altri. Come l’Italia e diversi paesi dell’Europa centro orientale che vanno piano.
Nonostante le resistenze e le frenate, dice Giovannini, questa è però una tendenza globale e richiede un’accelerazione degli investimenti, superando opposizioni ideologiche che rischiano di rallentare una transizione che può e deve diventare socialmente giusta, attraverso politiche adeguate capaci di garantire l’accesso alla mobilità sostenibile anche alle fasce meno abbienti.
Ma questi sono i giorni delle Olimpiadi invernali e senza che questo guasti la festa a nessuno è giusto ricordare, come fa Legambiente, che abbiamo già troppi impianti sciistici. Sono troppi perché non c’è neve e senza la neve naturale mantenerli costa troppo. Allora vengono dismessi. Sono già 265 quelli abbandonati tra il Piemonte, la Lombardia e il Veneto. Vanno ripensati e va ripensato il loro uso con una maggiore attenzione all’ambiente e nel senso della sostenibilità.





