
Neve a Cortina, altro che caldo. Ma può dirlo solo chi non sa che è un quinto di quella che c’era ai Giochi del ‘56

Non è tutta neve quella che luccica (al sole). Le abbondanti nevicate registrate tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio hanno garantito un avvio coi fiocchi dei Giochi invernali. Hanno gioito gli atleti che solo un mese fa scrutavano pensierosi, in loco o via webcam, le piste da sci imbiancate artificialmente e anche i negazionisti del clima: tutta questa neve è la dimostrazione che il riscaldamento globale è «una truffa», per dirla alla Trump. Ma è proprio così? Erano infondati gli allarmi – ovvero gli studi scientifici come quelli di Climate central – che ancora il mese scorso segnalavano la crescente dipendenza dalla neve artificiale per via della scarsità di precipitazioni e temperature sopra la media innescate dalla crisi climatica? Erano infondati quegli studi che calcolavano quanti chilometri quadrati di manto nevoso e quante tonnellate di ghiaccio perdiamo a causa dell’utilizzo dei combustibili fossili e delle relative emissioni di gas serra responsabili del global warming?
Anche ora che a Cortina il bianco domina rispetto al verde e grigio e marrone di qualche settimana fa (sabato un’abbondante nevicata ha costretto a interrompere la discesa libera femminile) scienziati ed esperti di l’European environment agency segnalano che sarebbe sbagliato giungere ad affrettate conclusioni: «Quest’inverno un spesso strato di neve ha ricoperto gran parte dell’Europa, causando talvolta notevoli disagi, ma ricordando alle generazioni più anziane gli inverni di un passato ormai quasi dimenticato e offrendo ai più giovani l'occasione di scoprire lo slittino e le battaglie a palle di neve. Tutta questa neve è forse un segno che il cambiamento climatico non sta realmente avvenendo? Niente affatto. Al contrario, gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati. Ciò che sta accadendo è che il clima in generale e le condizioni nevose in particolare stanno diventando più imprevedibili a causa del cambiamento climatico».
Per un momento lasciamo stare quel che succede nello specifico di Cortina e guardiamo a quel che succede a livello di continente. L’Agenzia dell’ambiente dell’Unione europea invita a dare «un’occhiata più da vicino a ciò che dicono i dati sulle condizioni nevose in Europa». E i dati, che sono quelli forniti dal servizio satellitare di Copernicus, mostrano che «per molto tempo, i modelli invernali in Europa sono stati stabili e ciclici», mentre «il cambiamento climatico sta ora determinando un cambiamento significativo nelle dinamiche della neve: alcune regioni (principalmente meridionali) registrano una forte diminuzione delle precipitazioni, mentre altre hanno registrato nevicate record negli ultimi anni (principalmente la Scandinavia). Ciò che sta diventando chiaro, dai dati quasi in tempo reale forniti dal Copernicus Land Monitoring Service è che vi è una grande variazione da un anno all’altro, il che rende le nevicate molto imprevedibili». E dove sarebbe il problema?, potrebbe dire un negazionista climatico. Il problema sono le «conseguenze concrete» che questa rottura dei modelli invernali «stabili e ciclici» sta comportando in molti paesi europei. L’Agenzia europea dell’Ambienta cita un paio di «esempi significativi» testimoniati dai dati Copernicus: la stazione sciistica francese delle Alpi rimasta senza la sua fonte di reddito principale, la centrale idroelettrica senza il suo combustibile naturale, ma indica anche come quantità di neve inaspettate possano paralizzare perfino una città scandinava come Oslo. «Gli effetti non sono solo sociali ed economici. Questa imprevedibilità ha anche conseguenze ecologiche, con piante e animali che devono affrontare nuove sfide e opportunità».
E dopo la panoramica europea torniamo a Cortina. Alle Olimpiadi che si stanno disputando qui e a Milano il Financial Times ha dedicato un ampio servizio dal titolo “Il cambiamento climatico sta trasformando i Giochi olimpici invernali”. Il fatto è, come viene notato in patria e soprattutto all’estero, che a Cortina si registra quasi un quinto in meno di giorni di gelo all’anno rispetto al decennio successivo ai Giochi del 1956, che è la data in cui la città ha ospitato l’ultima volta prima di oggi l’evento. Si tratta di dati calcolati sempre da Climate central, insieme a quelli sulle temperature di febbraio, che sono state in media di 3,6 °C più calde rispetto a 70 anni fa, superando il tasso di riscaldamento globale di circa 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali.
Non a caso lo stesso organismo che sovrintende ai Giochi, ovvero il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha evidenziato che un serio problema già si pone oggi e sempre più si porrà in futuro. A meno, ovviamente, di un drastico cambio di rotta che consenta di abbattere il tasso di emissioni di gas serra nell’atmosfera. Ha sottolineato la responsabile della Sostenibilità presso il Cio, Julie Duffus: «Il cambiamento climatico sta trasformando gli sport invernali come li conosciamo». Si tratta di un alert già lanciato in passato, quando una ricerca condotta per il Cio ha rivelato che il numero di paesi ospitanti idonei per i Giochi invernali a livello globale potrebbe ridursi a soli 10 entro il 2040 a causa della diminuzione delle nevicate e delle condizioni meteorologiche imprevedibili. Non solo. Si legge nel documento: «A causa dell’impatto del cambiamento climatico, questo numero sarà ulteriormente ridotto entro la metà del secolo». Ma l’alert è passato piuttosto inascoltato, considerando la relazione combustibili fossili-innalzamento delle temperature e chi c’è tra i principali sponsor dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026.





