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Trump revoca il testo cardine di tutte le politiche ambientali americane degli ultimi 15 anni

Varato nel 2009 con l’amministrazione Obama, il cosiddetto “Endargement finding” (accertamento di pericolo) è il documento scientifico e legale dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente in cui si dichiara che i gas serra mettono in pericolo il benessere delle generazioni attuali e future. Domani verrà abolito con una firma ufficiale, facendo di fatto cadere l’obbligo per gli Usa di regolamentare le emissioni di auto, centrali elettriche e industrie
 |  Crisi climatica e adattamento

Donald Trump sta per dare il colpo di grazia alle politiche ambientali statunitensi. Una batosta di fronte alla quale non sarebbe azzardato dire che, in confronto, sono poca cosa l’uscita dall’Accordo di Parigi o l’addio  dell’America, unica al mondo, alla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici. Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da lontano. Non tanto, ma di una ventina di anni sì: nel 2007, la Corte suprema degli Stati Uniti (sentenza Massachusetts vs Environmental protection agency) stabilì che i gas serra potevano essere considerati «inquinanti» ai sensi del Clean air act. Tuttavia, l’Environmental protection agency (Epa), ovvero l’Agenzia per la protezione dell’ambiente americana, poteva imporre dei limiti solo se avesse dimostrato scientificamente che costituivano un pericolo per la salute pubblica. La svolta è arrivata nel giro di un paio di anni: l’amministrazione Obama fece approvare ed emettere nel 2009 dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente un provvedimento chiamato “Endangerment finding”, ovvero “Accertamento di pericolo”. Si tratta di un documento di una cinquantina di pagine ma la cui sostanza è facilmente riassumibile: nel testo l’Agenzia dichiara ufficialmente che sei gas serra, compresa la CO2, mettono in pericolo il benessere delle generazioni attuali e future.

Questo testo scientifico e legale è stato per 25 anni il pilastro attorno a cui è stata costruita ogni politica americana industriale, energetica, relativa al settore dei trasporti e non solo. È stato, già. Perché domani l’amministrazione Trump lo revocherà, facendo di fatto cadere l’obbligo legale per gli Usa di regolamentare le emissioni di auto, centrali elettriche e industrie. «Il presidente Trump intraprenderà le azioni di deregolamentazione più significative della storia per sprigionare ulteriormente il predominio energetico americano e ridurre i costi», ha dichiarato ieri la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, anticipando questa revoca storica e preannunciando non meglio precisate iniziative per promuovere fonti di energia a carbone.

La decisione del tycoon, che concretamente verrà messa in pratica con un atto formale dell’Epa, non arriva come un fulmine a ciel sereno. Al di là di una serie di decisioni anche sui monitoraggi dell’aria, un primo segnale in questo senso è arrivato in quella che è la tipica stagione in cui far passare scelte eclatanti, le settimane di caldo agostano, quando la maggior parte della popolazione è in vacanza e il tasso d’attenzione generalmente cala. Il 1°agosto, l’amministrazione Trump ha pubblicato senza troppo clamore il “Riesame della valutazione di pericolo del 2009 e degli standard relativi ai gas serra dei veicoli”. Ecco cosa prevede in sintesi questo «riesame» dell’Endangerment finding: «Con questa azione, l’Agenzia per la protezione dell'’mbiente degli Stati Uniti (Epa) propone di abrogare tutti gli standard di emissione di gas serra per veicoli e motori leggeri, medi e pesanti al fine di attuare la migliore interpretazione della sezione 202(a) del Clean Air Act. Proponiamo che la sezione 202(a) del Caa non autorizzi l’Epa a prescrivere standard di emissione per affrontare le preoccupazioni relative al cambiamento climatico globale e, su questa base, proponiamo di revocare le precedenti conclusioni dell’Amministratore del 2009 secondo cui le emissioni di gas serra dei nuovi veicoli a motore e motori contribuiscono all’inquinamento atmosferico che può mettere in pericolo la salute o il benessere pubblico. Proponiamo inoltre, in alternativa, di revocare le precedenti conclusioni dell’Amministratore del 2009 perché l’Epa ha analizzato in modo irragionevole i dati scientifici e perché gli sviluppi hanno sollevato dubbi significativi sull’affidabilità delle conclusioni. Infine, proponiamo di abrogare tutti gli standard di emissione di gas serra sulla base alternativa che nessuna tecnologia necessaria per il controllo delle emissioni dei veicoli e dei motori può affrontare le preoccupazioni relative al cambiamento climatico globale identificate nelle conclusioni senza rischiare danni maggiori alla salute e al benessere pubblici».

Il testo non è stato preso troppo sul serio, né in patria né all’estero. L’amministrazione Trump non si spingerà fino a tanto, è stato pensato probabilmente. Ma tant’è: dando concreta prosecuzione al «riesame» di agosto, domani il presidente Trump e il capo dell’Epa Lee Zeldin, avvocato favorevole alla deregulation in materia di tutela ambientale messo a capo dal tycoon di quella che dovrebbe essere l’agenzia di protezione dell’ambiente, firmeranno ufficialmente la rescissione dall’Endangerment finding. «Farà risparmiare al popolo americano 1,3 miliardi di dollari», esulta via social Zeldin. Per l’America è un salto indietro di vent’anni, che però non farà male solo agli americani.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.