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Il riscaldamento globale deve rimanere sotto i 2 °C per evitare di arrivare a un punto di non ritorno

È quanto emerge da una nuova analisi realizzata da scienziati del Postdam institute for climate research, dell’Università di Exeter, e del Cicero: con l’innalzamento delle temperature sistemi fragili come le barriere coralline tropicali rischiano il collasso immediato
 |  Crisi climatica e adattamento

Il riscaldamento globale deve restare tassativamente sotto i 2°C per evitare che si arrivi a punti di non ritorno. Anche se lo sforamento della soglia di 1,5°C appare inevitabile entro il 2030, è cruciale che sia minimo e di brevissima durata: sistemi fragili come le barriere coralline tropicali rischiano il collasso immediato, mentre altri potrebbero salvarsi solo con un rapido rientro termico. E più alto sarà il picco raggiunto, più sarà difficile stabilizzare il clima, rendendo permanenti i danni ai pilastri del sistema Terra.

A lanciare questo alert è il Postdam institute for climate research, che in un’analisi realizzata insieme ad altri centri di ricerca e appena pubblicata su Environmental Research Letters evidenzia anche come nel lungo termine le temperature globali devono raffreddarsi fino a circa 1 °C al di sopra dei livelli preindustriali. Un punto di non ritorno, ricordano gli esperti, definisce una soglia critica oltre la quale un sottosistema terrestre precedentemente relativamente stabile può passare a un nuovo stato. «Anche un piccolo cambiamento nelle condizioni ambientali può innescare una trasformazione di quel sottosistema, che può essere rapida e irreversibile. I sottosistemi a rischio di non ritorno includono le barriere coralline tropicali, la foresta pluviale amazzonica, il permafrost e le principali calotte glaciali in Groenlandia e Antartide».

Secondo il nuovo studio, si potrebbero raggiungere fino a otto punti di svolta irreversibili con un riscaldamento inferiore a 2 °C. L’analisi si basa su un capitolo del Rapporto sui punti di svolta globali 2025, presentato alla Conferenza Onu sul clima Cop30 a Belém, in Brasile. «È preoccupante che, anche con un superamento minimo e relativamente breve dell'obiettivo di 1,5 °C, potrebbero essere innescati fino a cinque punti di non ritorno del sistema terrestre, soprattutto perché ora sembra quasi inevitabile che il riscaldamento globale supererà 1,5 °C alla fine degli anni '20 o all'inizio degli anni ‘30», afferma il coautore Nico Wunderling del Pik e dell’Università Goethe di Francoforte.

«Il punto di non ritorno per diversi sistemi terrestri potrebbe quindi essere superato, almeno temporaneamente», afferma l'autore principale Paul Ritchie, del Global Systems Institute di Exeter. «Tuttavia, il punto di non ritorno non si verifica immediatamente dopo aver superato tale soglia. Se limitiamo il livello massimo di riscaldamento e manteniamo breve la durata del superamento, il punto di non ritorno potrebbe ancora essere evitato per molti elementi del sistema terrestre».

Norman Steinert, coautore principale e membro del Centre for international climate research (Cicero), conclude: «Ridurre al minimo il picco di un superamento è fondamentale, ma probabilmente è ancora più importante ridurne al minimo la durata. Tuttavia, è importante notare che questi aspetti sono correlati: più alta è la temperatura di picco, più difficile è riportare la temperatura al di sotto dei livelli critici e più a lungo è probabile che rimarremo in una situazione di superamento».

Redazione Greenreport

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