Skip to main content

È stata citata solo nello 0,5% dei servizi televisivi e nello 0,1% dei post social

La crisi climatica è la grande assente sulla narrazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Spadini (Greenpeace): «Entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi non potrà più farlo, a causa del riscaldamento globale alimentato da aziende fossili come Eni»
 |  Crisi climatica e adattamento

Questa domenica si chiuderanno le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ma durante (e prima) i Giochi è stata una rarità tra i media mainstream sentir anche solo nominare la crisi climatica, che pure condiziona in modo determinante la possibilità di svolgere competizioni su neve e ghiaccio, dato che gli anni più caldi mai registrati nella storia sono stati tutti negli ultimi 11. Un dato che continuerà a peggiorare se l’umanità non saprà mettere un freno alle emissioni di gas serra – legate all’impiego di combustibili fossili, come gas e petrolio – che guidano il riscaldamento globale in corso.

L’ultimo rapporto commissionato da Greenpeace Italia all’Osservatorio di Pavia, che ha riguardato i principali TG nazionali delle reti Rai, Mediaset e La7 andati in onda nella fascia prime-time e i contenuti pubblici delle pagine Facebook dei principali media e giornalisti italiani nei tre mesi antecedenti l’inizio dei Giochi, evidenzia che soltanto il 3% dei servizi dei TG (uno su 188) e il 4% dei post Facebook hanno focalizzato l’attenzione sull’impatto ambientale dell’evento, mentre il tema della crisi climatica è stato trattato appena dallo 0,5% dei servizi televisivi e dallo 0,1% dei contenuti social (tre post su oltre duemila). Del tutto assente il problema della sponsorizzazione delle Olimpiadi da parte di aziende del petrolio e del gas come Eni, fra i maggiori responsabili della crisi climatica.

«La crisi climatica dovrebbe essere un argomento di primo piano perché mette a rischio il futuro stesso degli sport invernali: secondo uno studio commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale, infatti, entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili fossili come Eni», dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Se gli impatti climatici vengono ignorati e la sostenibilità resta uno slogan, di fatto si favoriscono operazioni di greenwashing dannose per il pianeta e anche per la credibilità degli stessi Giochi Olimpici e Paralimpici».

Proprio su questo tema, Greenpeace Italia ha lanciato una campagna per chiedere al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni e partnership con le aziende del gas e del petrolio, per salvaguardare i Giochi Olimpici presenti e futuri.

Oltre un anno e mezzo fa, anche il segretario generale dell’Onu António Guterres si è soffermato ampiamente sul greenwashing alimentato dalle industrie dei combustibili fossili grazie a vaste campagne pubblicitarie: «Esorto ogni Paese a vietare la pubblicità delle aziende produttrici di combustibili fossili, e invito i media a smettere di farla». In Italia al momento c’è solo un’avanguardia di testate che aderisce a questi principi, quelle aderenti – greenreport compresa – alla coalizione Stampa libera per il clima promossa da Greenpeace.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.