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Bilancio Ue 2028-2034: le raccomandazioni degli ambientalisti «per una transizione equa, solidale e globale»

Ecco e Mira network, insieme a dieci altre organizzazioni, hanno pubblicato un documento congiunto in vista dell’incontro a Bruxelles del 19 e 20 marzo, quando i Capi di stato e di Governo europei si riuniranno per trovare una posizione negoziale comune sul Quadro finanziario pluriennale
 |  Crisi climatica e adattamento

Il bilancio Ue 2028-2034 dovrà finanziare la neutralità climatica entro il 2050, affrontando però la fine dei fondi NextGenerationEU e nuove spese per difesa e allargamento. Senza nuove risorse proprie, l’Unione europea rischia una carenza di investimenti verdi proprio nel decennio decisivo per la transizione energetica. La sfida politica sarà riformare i fondi per l’agricoltura e la coesione per mantenere l’industria europea competitiva a livello globale. È questo il messaggio centrale di un documento congiunto di osservazioni e raccomandazioni sul nuovo bilancio europeo, il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) relativo agli anni compresi tra il 2028 e il 2034. A redigerlo sono stati il think tank italiano per il clima Ecco e Mira network, insieme a dieci organizzazioni e reti dell’associazionismo ambientalista come il Kyoto Club, Legambiente, Fondazione ecosistemi, Transport & Environment, Wwf Italia, Coordinamento Free, ActionAid, Forum diseguaglianze e diversità, Concord Italia e Laudato Sì movement. E l’obiettivo, spiegano i protagonisti dell’operazione, è quello di «contribuire al dibattito nazionale sul Bilancio Ue, di evidenziarne l’importanza strategica e di segnalarne le principali criticità, affinché la posizione italiana in sede europea si dimostri all’altezza delle sfide che l’Unione deve affrontare».

Il documento parte col ricordare che il piano della Commissione europea prevede un bilancio complessivo di 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo degli stati membri, dopodiché illustra una serie di raccomandazioni riguardanti misure da attuare per rafforzare la competitività dell’industria europea, supportare le politiche di transizione, la coesione sociale, la sicurezza e l’autonomia energetica, Il timing scelto per la diffusione di questo testo non è casuale, considerando che le trattative sul bilancio europeo sono entrate nel vivo, che il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue hanno ricevuto la proposta della Commissione e stanno definendo priorità, volumi di spesa e modalità di allocazione delle risorse e che, soprattutto, il 19 e 20 marzo i Capi di stato e di Governo europei si riuniranno a Bruxelles per trovare una posizione negoziale comune.

Gli autori del documento congiunto sottolineano che la proposta della Commissione europea varata lo scorso luglio stabilisce un obiettivo minimo di spesa per il clima e l’ambiente pari al 35% del budget complessivo. Significa, teoricamente, che almeno il 35% dei fondi stanziati dall’Ue per il periodo 2028-2034 dovrà essere allocato ad attività considerate come aventi un impatto positivo per il clima e l’ambiente. Ursula von der Leyen ha quantificato il target globale del 35% in 700 miliardi di euro per l’ambiente e il clima. «La presenza di un obiettivo orizzontale per il clima e l’ambiente è un elemento di continuità con il bilancio attuale, per quanto inferiore rispetto al target del 37% stabilito per i fondi stanziati per i Pnrr nazionali nell’attuale ciclo di bilancio – spiegano i ricercatori di Ecco – tuttavia, la versione proposta dalla Commissione presenta una lacuna importante, che rischia di indebolire la portata dell’obiettivo: subito dopo aver fissato la percentuale del 35%, la Commissione prevede un’eccezione che esclude la spesa per la difesa e la sicurezza dalla base di calcolo del target climatico e ambientale». Visto l’aumento della spesa europea per la difesa previsto nel prossimo Bilancio, per i ricercatori del think tank per il clima vi è un rischio reale che il target del 35% si riveli inferiore alla stima di 700 miliardi di euro menzionata dalla presidente Ursula von der Leyen: «Si stima che per ogni punto percentuale della spesa del prossimo Qfp dedicata a difesa e sicurezza (una valutazione preliminare prevede che 5-8% del bilancio sarà dedicato a questi settori), la spesa totale destinata al clima e all’ambiente diminuirà in parallelo di un punto percentuale».

Ecco perché ora l’attenzione dever rimanere alta ed ecco anche perché le associazioni impegnate nella transizione energetica, nella tutela dell’ambiente e nel contrasto ai cambiamenti mettono sul piatto una serie di raccomandazioni che dovrebbero essere prese in seria considerazione nei prossimi passaggi negoziali di Bruxelles.

In cima alla lista vengono messe la necessità di «istituire una governance multi-livello con regole per l’inclusione delle regioni e degli stakeholder nella definizione e nel monitoraggio dei fondi europei», il «ripristino del Fondo per una transizione giusta e garanzie di accompagnamento nel nuovo Qfp» e un «nuovo target di spesa destinato alle politiche verdi». Vengono raccomandate anche l’«applicazione orizzontale del principio “non arrecare danno significativo”», il «ripristino di una linea di fondi dedicata alle attività Life», il «rafforzamento del target orizzontale di spesa per obiettivi sociali» e il «nuovo strumento Europa globale».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.