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Il superamento di 1,5°C può ridisegnare le strategie climatiche ma il percorso verso il net-zero resta invariato

Una nuova ricerca guidata dal Cmcc e ora pubblicata su Nature climate change mostra come l’overshoot influenzi le priorità delle politiche sul clima, la distribuzione dei rischi e le misure di mitigazione, mantenendo però intatto l’obiettivo centrale dell’Accordo di Parigi
 |  Crisi climatica e adattamento

Il superamento della soglia di riscaldamento di 1,5°C, anche se temporaneo, può ridisegnare le strategie climatiche ma il percorso verso il net-zero resta invariato. È quanto viene sottolineato in uno studio pubblicato su Nature climate change e coordinato dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), in collaborazione con 14 istituti di ricerca di 10 diversi paesi. Dall’indagine emerge che l’overshoot cambia il modo in cui vengono progettate le strategie climatiche ma non l’obiettivo finale: anche con un superamento limitato e compatibile con l’Accordo di Parigi, raggiungere lo zero netto delle emissioni di CO₂ intorno alla metà del secolo resta essenziale, ma le scelte di policy diventano ancora più decisive.

Gli autori dell’analisi sottolineano che la progettazione delle politiche conta quanto la fisica del clima, che gli impatti dell’overshoot dipendono non solo dalle dinamiche climatiche, ma anche da come vengono costruiti gli scenari, da come viene regolata la rimozione della CO₂ e da come i costi vengono distribuiti tra regioni diverse. Anche piccoli overshoot aumentano i rischi, soprattutto quelli legati agli eventi estremi. Resta tuttavia incerto se questi si tradurranno in danni duraturi, ed è proprio questo uno dei principali fronti della ricerca. Overshoot maggiori, viene evidenziato, aprono la porta a profonde incertezze e superare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi richiederebbe risposte come una rimozione massiccia della CO₂ o interventi di geoingegneria, la cui fattibilità, i rischi e l’accettabilità sociale rimangono ancora poco chiari. 

Lo studio ricostruisce tra l’altro come il concetto di overshoot si sia evoluto negli ultimi tre decenni: da strumento utilizzato nei modelli per esplorare obiettivi climatici ambiziosi, a caratteristica strutturale degli scenari climatici. Questo riflette la tensione tra obiettivi di temperatura sempre più ambiziosi e la continua crescita delle emissioni. Quello che era nato come uno strumento di modellizzazione per esplorare possibili obiettivi climatici è diventato oggi un esito quasi inevitabile nei percorsi compatibili con l’Accordo di Parigi. «In un mondo caratterizzato da un overshoot limitato, l’obiettivo centrale di una forte decarbonizzazione e delle emissioni nette zero rimane invariato», spiega Massimo Tavoni del Cmcc. «Ciò che cambia con l’overshoot è piuttosto il modo in cui si sviluppa la transizione: come la mettiamo in pratica, come gestiamo i rischi e come garantiamo che le politiche siano eque ed efficaci».

Sebbene la tempistica per raggiungere le emissioni nette zero rimanga la stessa, l’overshoot modifica il modo in cui gli impatti climatici e gli sforzi di mitigazione si distribuiscono nel tempo. «Se gli impatti provocano interruzioni durature a livello fisico o sociale, un overshoot temporaneo potrebbe lasciare conseguenze durature anche dopo che le temperature saranno diminuite», spiega sempre Tavoni. «Se invece i danni saranno più reversibili e le misure di adattamento efficaci, gli impatti nel lungo periodo potrebbero essere più limitati. Comprendere quanto questi effetti siano persistenti è fondamentale per capire come risollevarsi dopo un overshoot».

L’overshoot aumenta anche la necessità di tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica (Cdr), poiché la CO₂ in eccesso deve essere rimossa attivamente dall’atmosfera affinché le temperature possano diminuire. Tuttavia lo studio sottolinea che la Cdr è necessaria anche negli scenari con overshoot limitato e che la sua scala dipende in ultima analisi più dalle scelte politiche che dall’overshoot in sé. Overshoot più ampi, oltre gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, generano invece profonde incertezze e potrebbero richiedere misure di mitigazione molto estese, la cui fattibilità e implicazioni restano in gran parte sconosciute.

Lo studio evidenzia anche l’importanza di approcci interdisciplinari che combinino scienza del clima, sistemi ecologici, processi socio-economici e analisi dell’incertezza. Integrando queste dimensioni, i modelli futuri potranno orientare meglio le strategie climatiche in un mondo in cui un overshoot temporaneo appare ormai inevitabile. «L’overshoot non è più soltanto uno scenario astratto», aggiunge Tavoni. «È una realtà con cui scienziati e decisori politici devono confrontarsi con attenzione. Affrontarlo in modo efficace richiede l’integrazione delle dimensioni fisiche, ecologiche e socio-economiche, e una valutazione accurata delle incertezze negli scenari futuri. Nonostante ciò, possiamo ancora rimanere sulla traiettoria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Redazione Greenreport

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