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L'inflazione climatica dell’uovo di Pasqua

Il costo del cacao è alle stelle a causa degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici in Africa occidentale
 |  Crisi climatica e adattamento

Mentre in tutta Europa le famiglie si preparano alle feste pasquali, il nuovo rapporto Easter Eggflation” pubblicato dell'Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU) utilizzando i dati della società di ricerche di mercato Assosia, rivela che il costo economico del cambiamento climatico si sta facendo sentire con un fortissimo aumento del prezzo delle uova di cioccolato ed evidenzia che «Il prezzo medio dei cioccolatini pasquali più popolari è aumentato di due terzi in soli tre anni, con alcune uova che hanno più che raddoppiato il loro prezzo».

I dati, che hanno monitorato il prezzo medio pre-promozione delle principali marche nei supermercati del Regno Unito tra gennaio e marzo, dimostrano che le uova di Pasqua Galaxy hanno registrato l'aumento più consistente, con un incremento del +105% per 100 g dal 2023. Il prezzo delle Cadbury Creme Egg è aumentato dell'81%, mentre un coniglietto dorato della Lindt da 200 grammi è ora più caro del 77%, arrivando a 8,42 sterline. Dal 2023Il prezzo di una confezione da 5 Cadbury Creme Egg è aumentato del 74%. L’indagine è stata svolta nel Regno Unito, ma aumenti simili si registrano anche in Italia e nel resto dell’Unione europea.

Alla ECIU spiegano che «La causa principale di questa "inflazione pasquale" è stata l'impennata del costo del cacao, l'ingrediente chiave del cioccolato, che è schizzato alle stelle a causa degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici in Africa occidentale».

La Costa d'Avorio e il Ghana, che producono circa il 60% del cacao mondiale, sono stati devastati dagli impatti climatici, tra i quali le piogge estreme del 2023, che hanno causato un'epidemia, e poi da un'intensa siccità e da un’ ondata di calore nel 2024 che gli scienziati hanno collegato ai cambiamenti climatici. La volatilità dei prezzi e la crisi climatica hanno danneggiato i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori in tutta la regione.

Secondo alcuni esperti, se i gas serra continueranno a surriscaldare il pianeta, il mondo potrebbe rimanere senza cacao entro il 2050. Anche l'estrazione illegale dell'oro, l'invecchiamento degli alberi e persino il contrabbando di cacao in Africa occidentale stanno contribuendo all'impennata dei prezzi. Addirittura, gli scienziati hanno già iniziato a sperimentare un possibile sostituto del cacao: il carrubo, una pianta resistente ai cambiamenti climatici che cresce nel Mediterraneo e può prosperare in climi caldi e aridi con pochissime esigenze idriche.

Nonostante tutto questo, il contributo del Regno Unito, dell’Europa e dell’Italia (che capeggia i Paesi eco-scettici e anti-Green Deal) al finanziamento internazionale del clima è destinato a diminuire nei prossimi anni, mettendo a rischio i programmi esistenti che supportano la resilienza del nostro approvvigionamento alimentare.

Come fa notare Euro News in un commento al rapporto “Easter Eggflation”, «Alla COP29, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima tenutasi nel 2024, quasi 200 nazioni hanno concordato di triplicare i finanziamenti destinati ai paesi in via di sviluppo, portandoli a 300 miliardi di dollari (circa 254,5 miliardi di euro) all'anno entro il 2035. Un anno dopo, alla COP30, i paesi in via di sviluppo hanno chiesto maggiore sostegno per adattarsi ai cambiamenti climatici, sottolineando come infrastrutture come le difese contro le inondazioni e i sistemi idrici resistenti alla siccità possano trasformare le vite. Tuttavia, le nazioni si sono accordate solo per triplicare almeno i finanziamenti per l'adattamento entro il 2035, ribadendo di fatto gli impegni precedenti senza concordare ulteriori progressi.Contemporaneamente, la Germania ha annunciato un drastico taglio al budget destinato ad aiutare i paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di gas serra, passando da 6 miliardi di euro a 4,58 miliardi di euro. Nel 2025, diversi Paesi chiave dell'Europa occidentale, tra cui Svizzera, Francia e Paesi Bassi, hanno annunciato di voler ridurre considerevolmente i propri bilanci destinati agli aiuti allo sviluppo per concentrarsi sulle proprie esigenze, come l'aumento delle spese per la difesa. Questo mese, il Regno Unito è stato duramente criticato per i suoi piani di tagliare gli aiuti per il clima di circa il 14%, portandoli a circa 2 miliardi di sterline (circa 2,31 miliardi di euro) all'anno, nonostante gli avvertimenti secondo cui una simile mossa metterebbe a rischio la sicurezza nazionale e le vite umane all'estero».

Dopo aver raggiunto il picco a metà del 2025, i prezzi globali delle materie prime del cacao sono recentemente diminuiti, ma questo non si è ancora riflesso sui prezzi al consumo. La maggior parte del cioccolato che è oggi sugli scaffali dei supermercati è stato prodotto con cacao acquistato quando i prezzi erano ai massimi storici e i prezzi al consumo restano ostinatamente alti.

Chris Jaccarini, analista del settore alimentare e agricolo dell’ECIU ha commentato: «Questa Pasqua, l'impennata dei prezzi dei nostri dolci al cioccolato preferiti è un chiaro promemoria del fatto che la crisi climatica non è un problema lontano, ma un costo attuale. Le condizioni meteorologiche estreme che hanno devastato i raccolti di cacao nell'Africa occidentale e fatto impennare i prezzi sono una diretta conseguenza del riscaldamento del nostro pianeta. Sebbene i prezzi del cacao come materia prima possano essere in calo e l'attenzione delle persone si sia spostata sul conflitto in Iran e nella regione del Golfo, l'inazione sui cambiamenti climatici ha aggiunto centinaia di sterline alle spese per la spesa negli ultimi anni, e il cioccolato è solo uno dei tanti alimenti colpiti. Questo è un chiaro avvertimento di ciò che ci aspetta se non riusciamo a ridurre le emissioni a zero netto e a proteggere le nostre catene di approvvigionamento dai crescenti rischi di un clima instabile».

Infatti, l’inflazione delle uova di Pasqua fa parte di un quadro più ampio di volatilità dei prezzi alimentari.
All’ECIU concludono: «Mentre il cambiamento climatico è uno dei principali fattori che determinano i picchi di prezzo del cioccolato, il costo della spesa settimanale è messo a dura prova anche dall'instabilità geopolitica e dalla nostra dipendenza da combustibili fossili volatili. Il conflitto in corso in Medio Oriente continua a rappresentare una minaccia per le catene di approvvigionamento globali e i mercati energetici, facendo aumentare il prezzo delle materie prime chiave, i costi di spedizione e i combustibili fossili necessari per l'agricoltura, la trasformazione e il trasporto. Questo si aggiunge alla pressione finanziaria sulle famiglie britanniche in un momento in cui i salari non tengono il passo».
E con l’Italia ultima da decenni per i salari che non tengono il passo dell’inflazione, aggiungiamo noi.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.