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Con le attuali politiche climatiche, eventi di caldo estremo e siccità saranno fino a cinque volte più frequenti entro fine secolo

È quanto emerge da uno studio realizzato da un team internazionale e pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical research letters. L’analisi mostra che le odierne misure porteranno a un riscaldamento di circa 2,7°C entro la fine del secolo e il 28,5% della popolazione mondiale correrà rischi connessi al cambiamento climatico. «I paesi a basso reddito, nonostante contribuiscano in misura minima alle emissioni globali, dovrebbero soffrirne più frequentemente rispetto ai paesi ad alto reddito»
 |  Crisi climatica e adattamento

«Le siccità e gli eventi di calore estremo, sia singolarmente che in combinazione, si stanno intensificando, a causa delle emissioni antropogeniche di gas serra. Tuttavia, manca ancora una valutazione comparabile a livello globale e transnazionale dei rischi futuri rappresentati da questi eventi. La nostra analisi mostra che, con le politiche attuali, che porteranno a un riscaldamento di circa 2,7 °C entro il 2100, il 28,5% ± 9,3% della popolazione mondiale (circa 2,6 ± 0,9 miliardi di persone) potrebbe trovarsi ad affrontare condizioni estreme di caldo e siccità ancora più intense». Si apre con queste parole uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica Geophysical research letters da cui emerge che entro la fine del secolo una fetta consistente della popolazione mondiale sarà esposta a caldo e siccità estremi, con eventi che avranno una frequenza 5 volte maggiore rispetto a quelli già tutt’altro che rari di oggi. «Sulla base delle attuali emissioni pro capite – scrivono i ricercatori – le emissioni cumulative nel corso della vita di circa 3,4 cittadini globali medi (o circa 1,2 cittadini statunitensi medi) potrebbero esporre un individuo a queste condizioni entro la fine del secolo. Si prevede che le nazioni insulari tropicali subiranno gli aumenti più gravi degli eventi estremi combinati di caldo e siccità. Ancora più grave è il fatto che i paesi a basso reddito, nonostante contribuiscano in misura minima alle emissioni globali, dovrebbero soffrirne più frequentemente rispetto ai paesi ad alto reddito. Questi risultati sottolineano l’urgente necessità di un’azione politica immediata e incentrata sull’equità per affrontare le disparità socio-economiche esacerbate dai cambiamenti climatici».

Lo studio, guidato da Di Cai, dell’Università Oceanica della Cina, evidenzia che caldo e siccità estremi sono eventi che hanno profondi impatti su vari settori, da quello agricolo, facendo anche aumentare i prezzi degli alimenti, all’aumento degli incendi fino ad avere impatti diretti sulla mortalità, non solo delle popolazioni fragili ma anche dei lavoratori all’aperto. Usando i modelli di evoluzione climatica più accurati e vicini agli scenari che si sono verificati in questi ultimi anni, i ricercatori hanno ora previsto che questi eventi estremi diventeranno sempre più probabili, di ben 5 volte entro il 2090, soprattutto in alcune aree del mondo che coinvolgono ben 2,6 miliardi di persone. Simulazioni che, aggiungono gli autori, dimostrano in modo molto evidente come queste trasformazioni non siano guidate da semplici forze naturali ma direttamente dalle emissioni umane di CO2 prodotte dalla combustione di fonti di energia fossile. «Si tratta di un dato che dovrebbe farci riflettere molto più a fondo sulle nostre azioni future», afferma Monica Ionita, climatologa dell’Istituto Alfred Wegener in Germania e una delle autrici dello studio.

Lo studio evidenzia anche che gli impatti maggiori si avranno sulle nazioni a basso reddito che si trovano lungo l’equatore e ai tropici, comprese isole come Mauritius e Vanuatu, che allo stesso tempo hanno contribuito in minima parte alle emissioni di CO2. «Per i paesi a basso reddito c’è un’enorme ingiustizia», sottolinea Cai.

Secondo gli autori, proprio una riduzione delle emissioni, come previsto dagli Accordi di Parigi, potrebbero ridurre notevolmente la frequenza di questi eventi estremi: «Le scelte che facciamo oggi - conclude Cai - influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro».

Redazione Greenreport

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