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Networks giovanili: protagonisti essenziali ma trascurati nella governance ambientale

Una sfida collettiva che richiede la collaborazione di tutte le generazioni per realizzare le necessarie trasformazioni sociali
 |  Crisi climatica e adattamento

Lo studio “Youth networks as bridging actors in environmental governance: roles, achievements, and barriers (2026)”, pubblicato su People and Nature da un team internazionale di ricercatori guidato da Marie-Morgane Rouyer del Centre d’écologie fonctionnelle et évolutive (Cefe) e del Global Youth Biodiversity Network France, ha analizzato l'esperienza di 12 reti giovanili coinvolte nella governance ambientale (biodiversità, oceani, foreste, clima), dal livello locale fino a quello internazionale, mettendo in luce il ruolo chiave svolto da questi network che collegano gruppi e associazioni, descrivendone successi e ostacoli incontrati e fornendo raccomandazioni. Lo studio evidenzia così il ruolo politico svolto delle reti giovanili, che contribuiscono alla democratizzazione della governance ambientale, ma avverte anche che «Le attuali crisi socio-ambientali (clima, biodiversità, inquinamento) richiedono profondi cambiamenti sociali, tra cui un ripensamento delle modalità di coinvolgimento delle parti interessate nei processi decisionali. I giovani rappresentano una parte significativa della popolazione, ma sono sottorappresentati nella governance, spesso perché non considerati attori politici».

Per ovviare a questa mancanza di inclusione, i giovani hanno creato percorsi alternativi di partecipazione, come gli youth networks, reti che riuniscono individui e organizzazioni che collaborano per affrontare le sfide attuali e immaginare un futuro auspicabile per sé stessi e per le generazioni future. Il loro ruolo nella governance ambientale rimane in gran parte inesplorato e il nuovo studio evidenzia che sono essenziali per la governance ambientale: «Mettono in contatto i giovani tra loro e tra le diverse generazioni, facilitano le interazioni tra i movimenti locali e i decisori, dal livello locale a quello internazionale, e tra i diversi organi decisionali spiegano al Cefe dell’Université de Montpellier - Queste reti giovanili raggiungono inoltre risultati concreti: responsabilizzano i giovani, consentendo loro di agire per trasformare aspetti della società, contribuiscono al riconoscimento dei giovani come attori chiave e influenzano determinati processi politici».

Ma gli youth networks devono affrontare ostacoli significativi come la limitazione del loro accesso agli spazi di governance, la mancanza di strutture che permettano ai giovani di partecipare, la scarsità di risorse, in particolare di finanziamenti, e le forti disuguaglianze nell'accesso alla governance ambientale. Altri ostacoli sono di natura sistemica, radicati nel funzionamento stesso delle istituzioni: la scarsa valorizzazione dei giovani e del loro contributo, il sostegno insufficiente alle iniziative locali che trasformano le pratiche sociali e gli squilibri di potere tra le parti interessate.

I ricercatori concludono: «Questi risultati invitano gli attori e le istituzioni che si occupano di governance ambientale a prestare maggiore attenzione ai processi di partecipazione giovanile, in particolare riconoscendo il diritto dei giovani a partecipare al processo decisionale, implementando le migliori pratiche per il loro coinvolgimento, sostenendo le iniziative locali volte a trasformare le società e ripensando criticamente la governance ambientale per evitare squilibri di potere. Si tratta di una sfida collettiva che richiede la collaborazione di tutte le generazioni per garantire un'autentica partecipazione giovanile, essenziale per realizzare le necessarie trasformazioni sociali».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.