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I piani di prevenzione del calore riducono del 25% i decessi attribuibili al caldo estremo

È quanto emerge da uno studio condotto su 102 località europee dal 1990 al 2019 pubblicato su Environmental research letters e a cui hanno partecipato ricercatori del Cmcc
 |  Crisi climatica e adattamento

Uno studio, condotto su 102 località europee dal 1990 al 2019, dimostra che i Piani di prevenzione del calore (Heat prevention plans, Hpp) sono efficaci nel ridurre la mortalità legata alle temperature estreme. L’implementazione di questi piani, si legge nel testo, è associata a una riduzione del 25,2% dei decessi in eccesso, salvando circa 14.500 vite totali nelle aree analizzate. L’efficacia dei dispositivi risulta costante tra le diverse regioni d’Europa e indipendentemente dalla classe del piano adottato e i risultati a cui sono giunti i ricercatori evidenziano l’importanza vitale di monitorare e potenziare tali interventi per adattarsi al riscaldamento globale in atto.

Il titolodello studio è “The effectiveness of heat prevention plans in reducing heat-related mortality across Europe” ed è stato pubblicato su Environmental research letters. Tra i membri del team internazionale che lavorato all’indagine c’è anche il ricercatore del Cmcc Shouro Dasgupta, che ha contribuito portando la sua esperienza sugli impatti socio economici e sanitari del cambiamento climatico e sull’identificazione delle popolazioni vulnerabili (la sua ricerca – spiegano dal Cmcc – si concentra su come i rischi climatici influenzano il lavoro, la sicurezza alimentare, la salute e le disuguaglianze, e su come politiche mirate possano rafforzare la resilienza, in particolare per i gruppi più esposti).

Nella loro indagine i ricercatori sono partiti dal fatto che i sistemi di allerta e i piani d’azione per la salute in caso di ondate di calore, noti appunto come Piani di prevenzione del calore (Hpp), sono interventi fondamentali di sanità pubblica volti a ridurre la mortalità legata al calore, e però nonostante la loro importanza, le precedenti valutazioni della loro efficacia hanno prodotto risultati discordanti. L’obiettivo dello studio era proprio quello di valutare in modo sistematico l’efficacia degli Hpp nel ridurre il rischio di mortalità legata al calore in tutta Europa.

Il team di scienziati ha analizzato i dati sulla mortalità giornaliera e sulla temperatura media di 102 località in 14 paesi europei tra il 1990 e il 2019. Utilizzando i dati forniti da esperti nazionali, i ricercatori hanno identificato l’anno di attuazione degli Hpp e ne hanno classificato il livello di sviluppo. È stata condotta quindi un’analisi in tre fasi. La prima: sono stati utilizzati modelli di serie temporali per stimare le funzioni esposizione-risposta specifiche per località nella stagione calda in sottoperiodi di 3 anni. Nella seconda fase dell’indagine sono stati impiegati modelli scientifici per quantificare i cambiamenti nelle funzioni esposizione-risposta aggregate dovuti all’implementazione delle centrali idroelettriche, aggiustate per le tendenze a lungo termine dei rischi di mortalità legati al calore. Nella terza fase la mortalità in eccesso legata al calore dovuta alle centrali idroelettriche è stata calcolata confrontando scenari fattuali (con centrali idroelettriche) e controfattuali (senza centrali idroelettriche). Le stime sono riportate nello studio per paese, regione e classe di Hpp. Il risultato finale complessivo è quello anticipato all’inizio: l’implementazione dell’Hpp è stata associata a una riduzione del 25,2% dei decessi in eccesso attribuibili al calore estremo, corrispondente a 1,8 decessi evitati all’anno ogni 100.000 abitanti.

Ciò equivale a una stima di 14.551 decessi totali evitati in tutte le località oggetto dello studio a seguito dell’attuazione dei piani di protezione dal calore.

Redazione Greenreport

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