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Si salvi chi può nell’estate del lavoro a 40 gradi

Caldo da morire, il bollettino delle tragedie cresce più velocemente del solito. Ieri un corriere precario e al suo ultimo giorno di contratto è morto per un malore a Piacenza. Non va meglio a chi deve salire sui tetti nei cantieri edili, a chi passa la giornata in una serra, a chi raccoglie frutta, ortaggi e verdure nei campi riarsi della Penisola, a chi prepara il cemento per le gettate, chi svuota i cassonetti dei rifiuti, oppure fa di mestiere il vigilante dentro e fuori i centri commerciali
 |  Crisi climatica e adattamento

Li vedi chini nei campi di pomodori, mentre viaggi verso il tuo posto di mare preferito. Oppure alle stazioni ferroviarie, impegnati a spazzare in terra e a pulire i cestini quando il termometro segna più di 35 gradi all’ombra. O ancora, nei mille cantieri che nella bella stagione invadono le strade delle città. Si muovono lentamente gli operai, siano essi migranti oppure nati qui. Non potrebbero fare altrimenti, in un’estate africana segnata da continue ondate di calore estremo. Temperature così alte da fare un’autentica strage di anziani e malati nell’Europa continentale, dalla Francia alla Germania, e anche in Italia, dove per giunta la sicurezza sul lavoro è spesso un optional. Così il bollettino delle tragedie si aggiorna ancora più velocemente del solito.

Pasquale Andriotta, corriere precario in appalto per Brt, aveva 42 anni e lascia tre figli. È morto per un malore a Piacenza durante una consegna, nel giorno in cui gli scadeva il contratto a termine che temeva non venisse rinnovato e mentre i suoi colleghi erano in sciopero per protestare contro la pesantezza dei carichi di lavoro. È stato soccorso inutilmente dal 118. I suoi colleghi continueranno a protestare incrociando le braccia per l’intera giornata con un presidio che si sposterà dalla Prefettura al monumento ai caduti sul lavoro nel quartiere Farnesiana. I corrieri sono in prima fila nella trincea dell’insicurezza, corrono all’impazzata per recapitare centinaia di pacchi. Lo stress a cui questi lavoratori sono soggetti è devastante e le condizioni climatiche spesso e volentieri insostenibili finiscono per fiaccarli ulteriormente, fino a ucciderli. Numerose testimonianze provenienti dal magazzino piacentino di Caorso confermano che la vittima fosse oggetto di continui cambi di zona di lavoro e di consegne plurime. Per uno stipendio che consenta di arrivare a fine mese si va a lavorare con qualsiasi tempo, anche quando l’asfalto brucia e il calore toglie il fiato. Le multinazionali del fossile fanno profitti inimmaginabili, le vite dei lavoratori si sciolgono al sole, come candele. Non va meglio a chi deve salire sui tetti nei cantieri edili, a chi passa la giornata in una serra, a chi raccoglie frutta, ortaggi e verdure nei campi riarsi della penisola, a chi prepara il cemento per le gettate, chi svuota i  cassonetti dei rifiuti, oppure fa di mestiere il vigilante dentro e fuori i centri commerciali.

L’estate del 2026 dovrebbe volgere al termine ma ha già segnato più di un record. I meteorologi più pessimisti ipotizzano che non è finita, e che anzi dobbiamo prepararci a sopravvivere in un clima tropicalizzato. Solo per citare alcune vittime del lavoro: il 24 giugno Stefano Tonin, 57 anni, lavora in un cantiere a San Martino di Lupari, nel Padovano, è impegnato nella realizzazione di un impianto idraulico. Si sente male intorno alle 14:30 e muore poco dopo in ospedale. La scena si sposta nei campi del Mantovano. Il 29 giugno Haddad Taher, bracciante marocchino di 55 anni, si accascia mentre sta raccogliendo angurie a Borgocarbonara. Tre giorni dopo, sempre nel Mantovano, i carabinieri trovano cinque operai impegnati nella manutenzione del tetto di una villa alle 14:30. Ci sono 38 gradi e l’ordinanza regionale vieta in quelle condizioni il lavoro all’aperto nei settori più esposti tra le 12:30 e le 16. Il 16 luglio nella provincia di Firenze due operatori ecologici, rispettivamente di 55 e 42 anni, dipendenti di aziende che lavorano in appalto per Alia, muoiono mentre sono in servizio a Barberino del Mugello e Bagno a Ripoli. Poi c’è Latina. Wladyslaw Pernal, 64 anni, viene colto da malore mentre lavora in un cantiere. Il giorno successivo Francesco Gritto, 54 anni, si accascia mentre è impegnato nella realizzazione di un basamento di cemento armato in un cantiere fotovoltaico vicino a Borgo Santa Maria. Aveva iniziato il turno alle cinque del mattino. Il malore arriva intorno alle 9:30, quando il caldo è già intenso.

Ed è proprio questo uno dei problemi che l’estate 2026 mette davanti alle istituzioni: una soglia oraria può essere necessaria, ma da sola non basta. Quando alle nove e mezza del mattino le condizioni sono già proibitive, la prevenzione deve essere capace di seguire il rischio reale, non soltanto l’orologio. Il 28 luglio a Pachino, nel Siracusano, un bracciante algerino di 61 anni muore per arresto cardiaco mentre lavora in una serra di pomodori. Il 4 agosto muore un carpentiere di 40 anni dopo essersi sentito male mentre lavora sul tetto di una casa nella Bassa bresciana. A Bologna una guardia giurata di 55 anni viene stroncata da un malore mentre si trova nell’auto utilizzata per il servizio di vigilanza davanti a una gioielleria. Nel Cremonese muore anche un bracciante di appena 19 anni, impegnato nei campi di pomodori.

Decine di ragazzi morti, di alcuni non vengono dati ai media neppure i nomi. Finiscono per essere numeri per le statistiche. Per decenni abbiamo parlato di cambiamenti climatici pensando ai ghiacciai, alla siccità, agli incendi, alle città sommerse dalle alluvioni. Lutto dopo lutto, stiamo scoprendo che le temperature africane impattano sulla vita di milioni di lavoratrici e lavoratori, dai rider agli asili, dai braccianti agli operatori ecologici, quelli che un tempo venivano chiamati spazzini. Si perde la vita in un capannone o su un ponteggio. Un gravissimo problema ambientale, certo. Ma al tempo stesso una gigantesca questione sociale.

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.