Come finanziare Recovery plan e Green deal europeo? La Toscana apre alla carbon tax

Rossi: «La strada da seguire è quella di tasse come la Tobin tax o quella sulle emissioni di CO2 o ancora quella rivolta alle multinazionali digitali non facilmente individuabili a livello di domicilio fiscale»

[25 Maggio 2020]

Carbon tax, web tax e Tobin tax: sono tre gli strumenti sui quali il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, mette l’accento per finanziare la ripresa europea post-Covid e impostarla su binari sostenibili.

Intervistato dal general editor di Euractiv Italia, Roberto Castaldi, Rossi – che è anche vice-presidente del gruppo socialista nel Comitato delle Regioni, l’organo consultivo degli enti regionali e locali dell’Unione europea – affronta il ruolo centrale che l’Ue è chiamata a svolgere per elaborare una risposta efficace allo shock provocato dalla pandemia in corso.

Finora il bilancio Ue equivale a circa 165 miliardi di euro, meno dell’1% del Pil continentale, mentre da solo il Fondo previsto nel Recovery plan elaborato da Emmanuel Macron e Angela Merkel pesa 500 miliardi di euro, da raccogliere sui mercati emettendo bond europei, ma tra le fonti di finanziamento del Piano viene proposta anche una carbon border tax. L’Ue stima infatti un crollo del Pil continentale pari quest’anno almeno al -9,5% del Pil, ed è necessario mettere insieme più fonti di finanziamento per elaborare una strategia di risposta efficace alla crisi.

«Dopo una crisi di queste dimensioni non si può pensare di finanziare la crescita con le risorse attuali – conferma Rossi – Anche perché l’1% del Pil dei diversi Stati membri in valore assoluto non corrisponderà più ai 165 miliardi attuali. Si parla, infatti, di un calo almeno del 10%. Dobbiamo però fare attenzione a non gravare sulle tasche dei cittadini con nuove imposte che rallenterebbero la crescita. La strada da seguire è quella di tasse come la Tobin tax (una tassa sulle transazioni finanziarie, ndr) o quella sulle emissioni di CO2 o ancora quella rivolta alle multinazionali digitali non facilmente individuabili a livello di domicilio fiscale. Queste entrate potrebbero alimentare il bilancio europeo come risorse proprie e assicurare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Indirettamente, poi contrasterebbero le speculazioni finanziarie, limiterebbero le emissioni di CO2 e assicurerebbero più giustizia sociale e fiscale, favorendo il ceto medio e le classi meno abbienti. Si permetterebbe all’Ue di dotarsi di un bilancio forte e proseguire sulle politiche sociali e per l’occupazione, mettendo così gli euroscettici in un angolo».

Nel corso degli anni forme di carbon pricing sono già state introdotte in 57 Stati al mondo di cui 10 europei (l’ultima a proporla è stata la Germania), e introdurla anche in Italia significherebbe apportare numerosi benefici a fronte di costi modesti.

L. A.