Dal trattamento delle acque reflue all’idrogeno verde? Gruppo Cap ed Rse ci provano

Al via un progetto pilota di tre anni per valutare l’efficacia e l’efficienza economica della produzione di idrogeno verde, per rendere i depuratori-bioraffinerie ancora più circolari

[17 Maggio 2021]

Due società a capitale interamente pubblico – il gruppo Cap che gestisce il servizio idrico integrato nella Città metropolitana di Milano e l’Rse, la società per la Ricerca sul sistema elettrico controllata dal Gse – hanno siglato un accordo di collaborazione per sviluppare un progetto sperimentale sulla produzione di idrogeno verde abbinata alla gestione delle acque reflue.

Il progetto pilota, della durata di tre anni, prevede di applicare le tecnologie dedicate alla produzione di idrogeno per rendere ancora più sostenibili i processi di economia circolare applicati al servizio idrico integrato nei 40 impianti di depurazione gestiti dall’utility lombarda.

«Ricerca e innovazione di gruppo Cap – spiega l’ad a presidente Alessandro Russo – si basano sull’assunto che l’acqua sia l’elemento che offre allo sviluppo dell’economia circolare le sfide più interessanti per convertire le materie di scarto in nuove risorse per la produzione: dai reflui si ottengono i fanghi di depurazione da cui si estraggono fosforo, azoto e biometano. Come dimostra la sua formula chimica, l’acqua è anche fonte di idrogeno, e in questo momento storico, non possiamo parlare di transizione energetica senza guardare a questa risorsa pulita come a uno degli strumenti più promettenti per potenziare il processo di decarbonizzazione».

Quello appena partito è dunque progetto di economia circolare che mira a utilizzare i processi che Cap già svolge nell’ambito del trattamento delle acque per produrre idrogeno verde. In particolare, l’attività di Rse è propedeutica a sviluppare tecnologie finalizzate alla produzione di idrogeno sugli impianti gestiti da Cap e a valutare l’efficacia e l’efficienza economica della produzione di idrogeno verde per rendere i depuratori-bioraffinerie ancora più circolari e ancora più votati alla sostenibilità ambientale. L’immissione di idrogeno, prodotto dall’acqua, nel processo di produzione del biometano dai fanghi di depurazione consente di annullare quasi completamente l’emissione di CO2 nell’atmosfera. Ma la sfida sta proprio nello stabilire se Cap può sostenere il fabbisogno energetico, necessario per l’elettrolisi, processo di separazione dell’idrogeno e dell’ossigeno presenti nell’acqua, autoproducendolo con fonti rinnovabili (fotovoltaico, energia termoelettrica, etc.) e se tale processo produttivo possa essere replicato su scala industriale su tutti gli impianti dell’utility lombarda.

«L’accordo con Cap consentirà di verificare la fattibilità e i potenziali benefici dell’impiego del “vettore idrogeno” in uno specifico settore dei servizi di pubblica utilità, quello idrico, di rilevante importanza sul piano economico e ambientale, e nel quale esistono i presupposti per un risultato particolarmente positivo», conclude Luigi Mazzocchi, direttore del dipartimento Tecnologie di generazione e materiali di Rse.