Ecco il PCI, il nuovo indice delle capacità produttive che aiuta i Paesi a costruire la resilienza economica

I Paesi sviluppati e le economie industrializzate migliori in termini di PCI aggregato e punteggi specifici per categoria, ad eccezione del capitale naturale

[9 Febbraio 2021]

Il Productive Capacities Index (PCI)  è  un nuovo strumento dell’United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) è un portale online con pubblicazioni, manuali, risorse e strumenti che consentono ai responsabili politici di misurare le prestazioni dei loro Paesi nel raggiungimento dei loro obiettivi di sviluppo nazionali, nonché la loro capacità di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.

Presentando il nuovo strumento, il segretario generale dell’UNCTAD, Mukhisa Kituyi, ha sottolineato che «Mentre i Paesi combattono la crisi del coronavirus, la loro necessità di costruire capacità produttive a livello di economia per una crescita inclusiva e sostenibile è più grande che mai».

L’UNCTAD definisce le capacità produttive come «Le risorse produttive, le capacità imprenditoriali e le connessioni produttive che insieme determinano la capacità di un Paese di produrre beni e servizi e consentirgli di crescere e svilupparsi» e sottolinea che «Le capacità produttive aiutano i Paesi a evitare la trappola di concentrarsi su pochi ingredienti della produzione – come macchinari e attrezzature, infrastrutture fisiche, sviluppo delle risorse umane, capacità tecnologiche – come “proiettili magici” per la crescita economica e la riduzione della povertà. Forniscono ai Paesi la possibilità di promuovere la trasformazione economica strutturale, che, a sua volta, aiuta a ridurre la povertà e accelera i progressi verso il raggiungimento degli SDG».

Il PCI  richiama l’attenzione sui punti di forza e di debolezza delle politiche, dei processi e delle azioni attuate dai diversi Paesi in passato e quindi suggerisce una roadmap er le azioni e gli interventi politici futuri nell’ambito di ciascun componente. L’indice fornisce una panoramica di quanto siano state sviluppate o meno le capacità produttive in ciascun Paese, consentendo ai responsabili politici di tracciare le loro performance di sviluppo nel tempo e di confrontarle con quelle di altri paesi. L’iindex  registra la performance di un Paese rispetto lle capacità produttive su una scala da 1 a 100, valutando l’efficacia delle politiche e delle strategie, nonché le lacune e i limiti esistenti. L’UNCTAD è convinto che «Può aiutare i governi a formulare e attuare meglio le loro politiche e valutare i loro risultati».

Il PCI evidenzia il livello complessivo delle capacità produttive di un Paese, così come le prestazioni nelle 8 componenti dell’indice che sono indicatori dei suoi punti di forza, debolezza e dei possibili modelli di crescita futuri.

I punteggi PCI e i livelli di PIL pro capite sono strettamente intrecciati, dato che un punteggio PCI più elevato è spesso associato a un maggiore PIL pro capite. Il coefficiente di correlazione altamente positivo tra PCI e PIL pro capite (0,91) dimostra la stretta relazione che la promozione delle capacità produttive può avere per il PIL complessivo, spingendo così a un aumento del PIL pro capite. »Questo è prevedibile – fa notare l’UNCTAD – poiché le capacità produttive determinano la capacità di un’economia di produrre beni e servizi».

Esiste una relazione inversa tra PCI e Merchandise Export Concentration Index, vale a dire che le economie con maggiori capacità produttive hanno punteggi inferiori nell’Indice Merchandise Export Concentration. Al contrario, i Paesi che hanno i punteggi più alti nel Merchandise Export Concentration Index sono quelli con le capacità produttive più deboli. «Questo significa – dicono all’UNCTAD –  che la dipendenza dall’esportazione di poche materie prime e la vulnerabilità a shock esterni negativi possono essere ridotte promuovendo le capacità produttive».

Per l’UNCTAD. Quindi, «Non sorprende che i Paesi sviluppati e le economie industrializzate siano i migliori in termini di PCI aggregato e punteggi specifici per categoria, ad eccezione del capitale naturale».

In Asia, le economie con le migliori performance sono Hong Kong, che si piazza all’ottavo posto nella classifica globale del PCI, seguita da Corea del sud e Singapore, rispettivamente all’11esimo e 13esimo posto.

In America Latina, i migliori risultati sono per il Cile, al 50esimo posto a livello globale, seguito da Uruguay (53°) e Costa Rica (57°), mentre nei Caraibi, le migliori economie sono le Bermuda, al 16° posto a livello globale, Barbados (40°) e Trinidad e Tobago (48°).

L’UNCTAD sottolinea: «Poiché il PCI utilizza come unità di misura indicatori che utilizzano rapporti geografici o relativi alla popolazione, come gruppo, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo si classificano relativamente meglio di altri Paesi in via di sviluppo grazie alle loro dimensioni e popolazioni inferiori».

In Africa il Paese con la migliore performance PCI è il piccolo Stato insulare di Mauritius, al 46° posto nel mondo, seguito da Sud Africa (74°) e Tunisia (85°).

E gli scarsi risultati dei Paesi africani dimostrano che «Molti Paesi in via di sviluppo, in particolare le nazioni più povere del mondo e quelle senza sbocco sul mare, sono in ritardo in tutte le componenti del PCI, ad eccezione del capitale naturale, in gran parte a causa della loro eccessiva dipendenza dall’esportazione di materie prime e della produzione limitata in alcuni settori. Esistono notevoli lacune negli aspetti chiave delle capacità produttive, compresi i cambiamenti strutturali, le istituzioni, l’energia, le TIC e il capitale umano».

Il PCI identifica le aree chiave sulle quali i Paesi in via di sviluppo dovrebbero concentrarsi per aumentare le loro capacità produttive e raggiungere una crescita a lungo termine, sostenibile e inclusiva e i responsabili politici di questi Paesi possono utilizzare l’index per prendere decisioni basate sull’evidenza riguardo a politiche e strategie appropriate.

Paul Akiwumi, direttore della divisione UNCTAD per l’Africa e i paesi meno sviluppati, spiega che «Il PCI è una guida pratica e uno strumento diagnostico per informare le scelte di politica commerciale e di sviluppo a livello nazionale. Le priorità settoriali o tematiche per lo sviluppo delle capacità produttive dovrebbero essere determinate dalla strategia di sviluppo nazionale di ciascun Paese e dalle condizioni specifiche del paese. Non esiste un progetto universale per promuovere lo sviluppo delle capacità produttive e la trasformazione economica strutturale. Le politiche dovrebbero essere sviluppate internamente e basate su vincoli, opportunità e vantaggi comparativi specifici del Paese. C’è bisogno di sforzi concertati per sostenere i Paesi nello sviluppo e nella costruzione di nuove capacità produttive e nel pieno utilizzo di quelle esistenti».