Green economy e lotta al cambiamento climatico per la ripresa post-Covid-19

Stern, Stiglitz, Hepburn, O’Callaghan e Zenghelis: gli investimenti green creano il doppio dei posti di lavoro rispetto a quelli nei combustibili fossili

[6 Maggio 2020]

Secondo il nuovo studio “Will COVID-19 fiscal recovery packages accelerate or retard progress on climate change?” pubblicato sull’Oxford Review of Economic Policy da Nicholas Stern, Joseph Stiglitz, Cameron Hepburn, Brian O’Callaghan e Dimitri Zenghelis, «Per il bene dell’economia, la ripresa economica internazionale dal Covid-19 deve essere attenta all’ambiente».

Mentre i governi di tutto il mondo stanno studiando le misure di emergenza e gli stimoli fiscali per far ripartire i Paesi colpiti dalla pandemia,  alcuni dei principali economisti del mondo dimostrano con questo studio che «Le politiche climate-friendly  potrebbero produrre un risultato migliore sia per le economie che per l’ambiente».

Per quanto riguarda in particolare il Regno Unito questa ricerca aiuta a identificare 10 politiche fiscali per la ripresa che potrebbero avere sia un elevato impatto economico a breve termine che produrre un cambiamento strutturale a lungo termine, garantendo così che il Regno Unito rispetti i suoi obiettivi climatici per il 2050.

Per svolgere la ricerca che ha portato alla pubblicazione dello studio, Hepburn, direttore della Smith School of Enterprise and Environment dell’università di Oxford, ha riunito un team stellare di esperti, tra cui il premio Nobel Stiglitz e il famoso economista climatico Lord Stern e la loro analisi sui possibili pacchetti per la ripresa economica post-Covid-19 mostra il potenziale per un «forte allineamento tra l’economia e l’ambiente». Gli economisti dicono che tutte le prove «suggeriscono che i progetti green creano più posti di lavoro, forniscono rendimenti più elevati a breve termine per ogni dollaro investito e portano a maggiori risparmi sui costi a lungo termine, rispetto agli stimoli fiscali tradizionali».

Di fronte alla pandemia, La maggior parte dei governi dei Pesi del G20 ha attuato significative misure di salvataggio a breve termine, ma nessuno ha ancora introdotto significative misure di fiscal recovery. Gli autori dello studio sperano che «I Paesi coglieranno questa opportunità generazionale per inserire i criteri climatici nei piani nazionali per le loro economie e l’ambiente».

Secondo Hepburn, «La riduzione delle emissioni innescata dal Covid-19 potrebbe essere di breve durata. Ma questa relazione dimostra che possiamo riprenderci meglio, mantenendo molti dei recenti miglioramenti che abbiamo visto con l’aria più pulita, ripristinando la natura e riducendo le emissioni di gas serra».

Basandosi su un’indagine globale condotta con interviste aa alti funzionari delle banche centrali e dei ministeri delle finanze, ma anche sulle lezioni apprese dalla crisi finanziaria del 2008, gli economisti hanno catalogato più di 700 politiche di stimolo in 25 gruppi e hanno condotto un’indagine globale sentendo 231 esperti. In media, gli intervistati vedono una  via green per uscire dalla crisi come qualcosa che ha un’elevata efficacia dal punto di vista economico  gli esempi più citati sono gli investimenti nella produzione di energia rinnovabile, come l’eolico o il solare. O’Callaghan, ricercatore alla  Smith School of Enterprise and the Environment dell’università di Oxford denuncia che «Attualmente, il Regno Unito dirige 10,5 miliardi di euro di sovvenzioni ai combustibili fossili. Riassegnare questo capitale a progetti di energia rinnovabile ricchi in posti di lavoro sarebbe un vantaggio per l’economia e l’ambiente»

All’università di Oxford evidenziano che «Come ha dimostrato una ricerca precedente, a breve termine, la costruzione di infrastrutture per l’energia pulita è particolarmente a intensità di lavoro, creando il doppio dei posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti in combustibili fossili. Altre politiche auspicabili includono la pianificazione della spesa per l’efficienza energetica, ricerca e sviluppo pulita, capitale naturale e investimenti nella formazione per affrontare immediatamente la disoccupazione creata dal Covid-19 per la resilienza e la rigenerazione degli  ecosistemi e, insieme alle opportunità strutturali per l’occupazione derivanti dalla decarbonizzazione. Anche per i Paesi in via di sviluppo, si prevede una spesa programma di sostegno rurale fortemente graduata. Nel frattempo, i salvataggi senza condizioni delle compagnie aeree hanno registrato risultati più scarsi in termini di impatto economico, velocità e metriche climatiche.

Il COP26 Universities’ Network ha attinto a questa ricerca e ad altre analisi per realizzare un briefing per i responsabili politici e delineare un percorso verso la ripresa economica low-carbon post-Covid-19 per il Regno Unito. Il Network è un gruppo in crescita che comprende già più di 30 università britanniche ed è stato costituito per contribuire a proporre risultati e progetti sul cambiamento climatico dell’Onu che si terrò nel 2021 a Glasgow e dopo.

Tra le politiche evidenziate dal COP26 Universities’ Network figurano: energie rinnovabili, riduzione delle emissioni industriali, rimozione di gas serra, investimenti nell’Internet a banda larga per aumentare la copertura, veicoli elettrici e soluzioni basate sulla natura.

Il briefing chiede inoltre che il Cabinet Committee on Climate Change britannico, che si è riunito solo una volta in 5 mesi, venga ribattezzato Climate Change Emergency Committee per riflettere l’urgente necessità di agire.

Emily Shuckburgh, direttrice di Cambridge Zero dell’università di Cambridge zero, evidenzia che «avviare una ripresa nazionale e globale dalla pandemia di coronavirus in un modo che sostenga la risposta ai cambiamenti climatici e ad altre minacce ambientali è semplicemente sensato: non solo l’analisi suggerisce che i pacchetti di recupero green offrono maggiori vantaggi economici, ma investono in modo appropriato nella ricerca, nell’innovazione, nelle infrastrutture e nella formazione delle competenze e, unendo tutto questo a solide strutture istituzionali, contribuirà a creare un mondo più equo, più resiliente e sostenibile con vantaggi per tutti».

Dave Reay, presidente di Carbon Management & Education e direttore esecutivo dell’Edinburgh Centre for Carbon Innovation dell’università di Edimburgo, conclude: «IL Covid-19 sta già dando quotidianamente dei colpi alla nostra economia, mettendo a rischio i mezzi di sussistenza e le prospettive occupazionali di molti milioni di persone. Con investimenti aggressivi nelle competenze verdi e la creazione di una serie di opportunità occupazionali nella green economy, il Regno Unito può tamponare gli impatti del Covid-19 e darci contemporaneamente un futuro climatico più sicuro».

E se può farlo in Gran Bretagna può farlo anche in Italia e nel resto del mondo.