Post Covid: crisi del mercato del lavoro senza precedenti. Incertezza sulla ripresa

Più colpiti alloggio e ristorazione, commercio al dettaglio e settore manifatturiero. Aumentata l’occupazione nei settori dell’informazione e della comunicazione e della finanza e delle assicurazioni

[26 Gennaio 2021]

La settima “Nota ILO COVID-19 e il mondo del lavoro” «evidenzia una perdita massiccia di ore lavorate e di reddito, con un rallentamento delle prospettive di ripresa nel 2021 se i timidi miglioramenti non verranno supportati da politiche per una ripresa incentrata sulle persone».

L’International labour organization (ILO) analizza i segnali di ripresa del mercato del lavoro dalla crisi senza precedenti del 2020 causata dalla pandemia del COVID-19 e conferma che «L’impatto massiccio che i mercati del lavoro hanno subito nel 2020. I dati aggiornati evidenziano che lo scorso anno circa l’8,8 per cento delle ore lavorate a livello mondiale è andato perso (rispetto al quarto trimestre del 2019). Questa perdita corrisponde a a 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno1 . Questa stima  è circa quattro volte superiore al numero di ore lavorate perso durante la crisi finanziaria del 2009. Questa perdita di ore lavorate è dovuta in parte alla riduzione dell’orario di lavoro per coloro che hanno mantenuto l’occupazione e in parte a una perdita di lavoro “senza precedenti” che ha colpito 114 milioni di persone. Il 71 per cento delle perdite occupazionali (81 milioni di persone) è avvenuto sotto forma di inattività, piuttosto che di disoccupazione. Tale condizione evidenzia che le persone sono uscite dal mercato del lavoro perché non erano in grado di lavorare a causa delle restrizioni della pandemia, o semplicemente hanno smesso di cercare lavoro. Tener conto unicamente della disoccupazione porta a sottovalutare drasticamente l’impatto del COVID-19 sul mercato del lavoro. Le perdite massicce di ore lavorate hanno causato una diminuzione  dell’8,3 per cento del reddito globale da lavoro (prima dell’introduzione di misure di sostegno al reddito). Questa perdita corrisponde a 3.700 miliardi di dollari o al 4,4 per cento del prodotto interno lordo (PIL) globale».
Dal rapporto arriva la conferma che «Le donne sono state maggiormente rispetto colpite degli uomini dalle interruzioni del mercato del lavoro causate dalla pandemia. A livello globale, la perdita di lavoro per le donne è stata pari al  5 per cento, contro il 3,9 per cento per gli uomini. Le donne hanno avuto maggiori probabilità rispetto agli uomini di abbandonare il mercato del lavoro e diventare inattive. Anche i lavoratori più giovani sono stati particolarmente colpiti dalla crisi causata dalla pandemia, perdendo il lavoro, abbandonando la forza lavoro o ritardandovi il loro ingresso. La perdita di occupazione tra i giovani (15–24 anni) è stata dell’8,7 per cento, rispetto al 3,7 per cento degli adulti. Questo fatto “evidenzia il rischio fin troppo reale di una generazione del confinamento ”, evidenzia la Nota OIL COVID-19 e il mondo del lavoro».
Il rapporto mostra l’impatto diseguale  della crisi nei settori economici, le aree geografici e i segmenti del mercato del lavoro e mette in evidenza le «preoccupazioni di fronte a una “ripresa a forma di K”: qualora non verranno adottate misure correttive, alcuni settori economici e lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi potrebbero essere lasciati indietro nella ripresa, aumentando le disuguaglianze già esistenti».
Il settore più colpito è stato quello dei servizi di alloggio e ristorazione, dove l’occupazione è diminuita in media di oltre il 20%, seguito dal commercio al dettaglio e dal settore manifatturiero. Al contrario, l’occupazione nei settori dell’informazione e della comunicazione e della finanza e delle assicurazioni è aumentata nel secondo e terzo trimestre del 2020. Aumenti marginali si sono registrati anche nel settore estrattivo e nei servizi pubblici.
Il rapporto guarda al futuro e ne emerge che «Nonostante le incertezze riguardanti una ripresa economica nel prossimo futuro, le ultime proiezioni per il 2021 mostrano che la maggior parte dei paesi sperimenterà una ripresa sostenuta nella seconda metà dell’anno, quando saranno i  programmi di vaccinazione avranno sortito il loro effetto».
La Nota ILO  COVID-19 e il mondo del lavoro descrive tre scenari per la ripresa: uno scenario di base, uno pessimista e uno ottimista. Lo scenario di base (che si basa sulle previsioni del Fondo Monetario Internazionale dell’ottobre 2020) prevede una perdita del 3% cento delle ore lavorate a livello mondiale nel 2021 (rispetto al quarto trimestre 2019), una perdita che equivale a 90 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Lo scenario pessimista – che presuppone un progresso lento nella somministrazione dei vaccini -prevede una perdita di ore lavorate pari al 4,6%, mentre lo scenario ottimista prevede una diminuzione delle ore lavorate dell’1,3%. Questo dipenderà da quanto la pandemia sarà tenuta sotto controllo  e da una ripresa della fiducia dei consumatori e delle imprese.
In tutti gli scenari le Americhe, l’Europa e l’Asia centrale registrerebbero circa il doppio della perdita di ore lavorate rispetto alle altre regioni.

Il rapporto include una serie di raccomandazioni per le politiche per la ripresa: «Politiche macroeconomiche espansive anche nel 2021 e oltre, incluse misure di stimolo fiscale dove possibile, e misure per sostenere i redditi e promuovere gli investimenti. Misure specifiche per  donne, giovani, lavoratori poco qualificati e con bassa retribuzione, e altri gruppi duramente colpiti. Sostegno internazionale ai paesi a basso e medio reddito — che dispongono di minori risorse finanziarie per avviare il programma di vaccinazione e promuovere la ripresa economica e occupazionale. Concentrare il sostegno sui settori più colpiti mentre si creano posti di lavoro in quelli in rapida crescita. Dialogo sociale per implementare le strategie di ripresa necessarie a creare economie più inclusive, eque e sostenibili».

Il direttore generale dell’ILO, Guy Ryder, conclude: «I segnali di  ripresa che incoraggianti, ma sono ancora molto timidi e incerti. Dobbiamo inoltre ricordarci che nessun paese o gruppo di lavoratori può uscire da solo da questa crisi senza precedenti. Siamo di fronte ad un bivio. Una strada porta a una ripresa diseguale  e insostenibile, con un aumento delle disuguaglianze e dell’instabilità e la prospettiva di nuove crisi. L’altra si concentra su una ripresa incentrata sulla persona , dando priorità all’occupazione, al reddito e alla protezione sociale, ai diritti dei lavoratori e al dialogo sociale. Se vogliamo una ripresa duratura, sostenibile e inclusiva, questo è il percorso che i responsabili politici devono intraprendere».