L’iniziativa della Germania con la nuova legge che regola il comparto

Rinnovabili, benefici economici diretti ai cittadini per migliorarne l’accettabilità sociale

Elettricità futura: «Il Governo garantirà alle comunità che consentono la realizzazione di parchi eolici una quota del reddito del parco eolico pari a 0,2 cent/kWh per 20 anni»

[23 Marzo 2021]

L’ultima della legge sulle energie rinnovabili (Erneuerbare Energien Gesetz, Eeg), recentemente approvata in Germania e analizzata oggi da Elettricità futura – ovvero la principale associazione del mondo elettrico italiano – punta ad un target ambizioso per il comparto: lo scopo principale della riforma è far sì che tutta l’elettricità prodotta o consumata nel Paese sia ad emissioni nette zero per i gas climalteranti.

«Con l’emendamento Eeg 2021 – ha commentato il ministro federale dell’Economia, Peter Altmaier – per la prima volta fissiamo legalmente l’obiettivo delle zero emissioni nel settore elettrico prima del 2050».

Come riassumono da Elettricità futura, la riforma ha aumentato gli obiettivi di capacità rinnovabile sul territorio tedesco al 2030 per raggiungere il 65% di Fer. La legge prevede che il fotovoltaico raggiunga in dieci anni i 100 GW (quasi raddoppiando i circa 52 GW attuali), l’eolico a terra arrivi a 71 GW (contro i 55 attuali), l’eolico offshore i 20 GW, la biomassa gli 8,4 GW attraverso una pianificazione di aste già condivisa.

Su questo fronte, sono state inoltre introdotte delle ‘aste dell’innovazione’ (innovation tenders), prevedendo che ogni anno saranno offerti tra i 500 e gli 850 MW di rinnovabili destinati a progetti che prevedono anche installazioni miste e sistemi di accumulo energetico attraverso cui stabilizzare la rete elettrica.

Comparando la situazione tedesca con quella italiana, è chiaro come anche nel nostro Paese sia necessario uno scatto deciso per raggiunger il target delle emissioni nette zero (non solo nel comparto elettrico) al 2050, seguendo l’indirizzo del Green deal europeo.

Alle nostre latitudini i meccanismi di aste e registri gestiti dal Gse per veicolare la distribuzione degli incentivi nazionali alla produzione di elettricità da rinnovabili stanno da tempo mostrando la corda. Su sette bandi previsti entro settembre 2021 ne sono infatti già stati pubblicati quattro e i risultati continuano costantemente a peggiorare: su 4.824,9 MW finora messi a gara, 2.816,5 – ovvero il 58% circa – non sono stati assegnati. Il principale ostacolo da superare è quello del permitting: gli impianti non si fanno perché bloccati ovunque da una burocrazia asfissianti e soprattutto da contestazioni Nimby-Nimto.

Se per raggiungere gli obiettivi climatici europei al 2030 le emissioni di gas serra italiane dovranno essere ridotte di almeno il 55% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990, questo per Elettricità futura si traduce in un 70% di energia elettrica che – in meno di un decennio ormai – dovrà essere coperta da fonti rinnovabili. Peccato però che al trend attuale delle istallazioni di nuovi impianti, il nostro Paese raggiungerebbe questo obiettivo circa nel 2085, ovvero con mezzo secolo di ritardo.

Che fare? Anche in questo caso potrebbe essere utile prendere spunto dalla nuova Eeg approvata in Germania. «Tra le iniziative per aumentare l’accettabilità degli impianti – ricordano infatti da Elettricità futura – il Governo garantirà alle comunità che consentono la realizzazione di parchi eolici una quota del reddito del parco eolico pari a 0,2 cent/kWh per 20 anni». Un importo che può essere ridotto se lil gestore del parco eolico offre contratti scontati per la fornitura di energia elettrica alle persone che vivono nelle vicinanze; inoltre, gli operatori di settore dovranno ora pagare larga parte delle tasse direttamente ai Comuni in cui si trovano le turbine.

Si tratta di una strategia che probabilmente non incide in profondità sulle motivazioni che animano le proteste Nimby – spesso riconducibili a una mancanza di fiducia nelle aziende proponenti e soprattutto nelle istituzioni chiamate a controllarle –, ma che ha il grande pregio di proporre alla cittadinanza non solo posti di lavoro o un ambiente più sano, ma anche benefici economici diretti e quindi più facilmente percepibili.

Strumenti simili sono già a disposizione anche in Italia, come ricordato ad esempio da G.B. Zorzoli su Rivista energia, e spaziano dal crowdfunding agli accordi di acquisto a lungo termine dell’energia (Ppa), senza dimenticare la diffusione delle comunità energetiche introdotte dalle direttive Ue. Anche in questo caso però, manca una regia nazionale che sappia fare sistema dei singoli casi virtuosi già presenti lungo lo Stivale.

L. A.