Ciad: i militari golpisti sparano sui manifestanti

Ignorato l’appello dell’Onu. La repressione di manifestanti pacifici e il fallimento delle politiche neocolonialiste

[3 Maggio 2021]

Il primo maggio, i militari golpisti del Conseil militaire de transition (CMT) che hanno preso il potere dopo la morte in combattimento del presidente del Ciad Idriss Déby Itno (IDI), ucciso dai ribelli del Front pour l’alternance et la concorde au Tchad (Fact), hanno sparato nuovamente contro i manifestanti a  Sarah, una città del Ciad meridionale, a 500 km da situata nella regione meridionale di Mandoul, a 550 km dalla capitale N ‘Djamena. I manifestanti erano colpevoli si sbattere pentole e stoviglie varie per protestare contro la giunta  militare.

I golpisti, guidati da un o dei figli di IDI,  Mahamat Idriss Déby detto Kaka, hanno completamente ignorato gli appelli dell’Onu a non usare la forza contro il manifestanti pacifici.

Il 30 aprile, la portavoce dell’United Nations high commissioner for human rights, Marta Hurtado, aveva detto: «Siamo profondamente turbati dall’uso apparentemente sproporzionato della forza – compreso l’uso di munizioni vere – da parte delle forze di difesa e di sicurezza nel contesto delle proteste in Ciad questa settimana, in particolare martedì, quando secondo quanto riferito, 6 persone sono state uccise e diverse ferite nella capitale N ‘Djamena e nella seconda città ciadiana di Moundou. Sappiamo che più di 700 persone sono state arrestate anche in relazione alle manifestazioni. A questo punto, non è chiaro quanti restano in detenzione».

E la Hurtado aveva avvertito i militati golpisti del CMT: «Poiché nei prossimi giorni sono state indette ulteriori proteste e scioperi generali, sottolineiamo che il Ciad rimane vincolato dai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani di proteggere e rispettare i diritti umani, incluso il diritto alla vita, e di facilitare l’esercizio di il diritto alla libertà di riunione pacifica. Il decreto che impone il divieto assoluto di manifestazioni senza previa autorizzazione può pregiudicare l’esercizio del diritto di riunione pacifica. Notiamo anche che il 20 aprile lo stesso Conseil militaire de transition ha dichiarato che avrebbe rispettato gli obblighi del Ciad per il  trattato internazionale Le forze di difesa e di sicurezza devono ricevere chiare istruzioni per astenersi dall’uso della forza contro manifestanti pacifici e per garantire che eventuali incidenti violenti siano gestiti in linea con lo stato di diritto e le pertinenti leggi e standard internazionali sui diritti umani. Queste istruzioni devono essere in linea con i Principi base sull’uso della forza e delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine, che stabiliscono in particolare che le armi da fuoco possono essere utilizzate solo contro individui che rappresentano una minaccia imminente per la vita o di lesioni gravi e solo per ultima risorsa. Anche tutti i detenuti per aver esercitato i loro diritti di riunione pacifica devono essere prontamente rilasciati. Chiediamo inoltre a tutte le istituzioni statali competenti di condurre indagini imparziali, rapide, efficaci e trasparenti su qualsiasi violazione dei diritti umani che possa essersi verificata, compreso l’uso apparente di forza non necessaria o sproporzionata per disperdere le proteste. In questo periodo delicato per il Paese, sottolineiamo l’importanza cruciale di porre i diritti umani al centro di tutti gli sforzi e di garantire un processo inclusivo e partecipativo nel tracciare la via da seguire verso il ritorno al governo civile e all’ordine costituzionale».

Come tutta risposta i militari e la polizia a Sarah hanno nuovamente sparato addosso al loro popolo  uccidendo almeno 4 persone, mentre nella vicina cittadina di Kourma le proteste sono state disèperse violentemente della polizia che ha arrestato almeno 10 persone.

Il portavoce del CMT ha ignorato gli ammonimenti dell’Onu e ha detto che i manifestanti erano solo giovani «Che hanno marciato nelle strade ingorgando il traffico». Evidentemente in Ciad i militari sono autorizzati a sparare addossio a chi provoca un ingorgo stradale, soprattutto se è giovane.

Intanto, mentre a  N’Djamena si celebrano i funerali dei manifestanti uccisi, persino la Franci, ma anche Usa e Unione Africana che erano stati molto tiepidi nel prendere le distanze dal golpe, condannano la repressione violenta delle manifestazioni.

Ma ancora una volta – e sempre più nel Sahel – sono i militari ad imporre la soluzione di crisi che dovrebbero essere risolte politicamente, organizzando poi, con comodo e dopo molti mesi, elezioni controllate e truccate che porteranno al potere un uomo forte o di paglia che perpetuerà il ciclo dei (pessimi) governi autoritari finanziati dall’Occidente – con in prima linea la Francia e l’Ue – visti come il male minore per tenere sotto controllo le risorse e le vie del petrolio e quelle dei migranti.

Gli spari addosso ai manifestanti che chiedono libertà, democrazia e giustizia sono prima di tutto la tragica evidenza di questa strategia neocolonialista.