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Legacoop Agroalimentare: «Confermati i rischi che denunciamo da mesi»

La Corte dei conti Ue boccia la nuova Pac: pagamenti più difficili da controllare

Tra le criticità segnalate dai giudici contabili: per la prima volta manca un fondo agricolo dedicato, ci sono problemi di tracciabilità, i finanziamenti sono meno prevedibili per i beneficiari e ci sono rischi di ritardi nell’erogazione delle somme stabilite. «La maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’Ue non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare»
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Bene attuare una strategia di riforma, male il modo in cui si sta pensando di darle corpo. Si può sintetizzare così il parere espresso dalla Corte dei conti europea sui progetti di regolamento che, una volta approvati, disciplineranno l’agricoltura e il settore agroalimentare dell’Ue dal 2028 al 2034. Quello dei giudici contabili è un giudizio in cui non mancano le luci, ma in cui a dominare sono le ombre. In particolare, viene puntato il dito sulla scarsa chiarezza della proposta di Bilancio comunitario avanzata dalla Commissione europea e sul fatto che un’eccessiva flessibilità e l’unificazione di fondi che finora erano divisi portino a pagamenti agli agricoltori meno trasparenti, meno prevedibili e in definitiva più difficili da controllare.

Come da prassi, la Corte dei conti dell’Ue formula osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della Politica agricola comune (Pac) al fine di, spiegano da Lussemburgo, «garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’Ue». Nel 2025, la Commissione Ue ha presentato un progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, anche detto quadro finanziario pluriennale (Qfp), per un totale di 2.000 miliardi di euro che nel corso della discussione a Strasburgo è stato anche contestato da una larga fetta degli europarlamentari. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo Qfp.

La Pac, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. Sottolinea la Corte dei conti europea che la proposta della Commissione Ue segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale.

I giudici contabili europei osservano che «le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione». A seguito dell’accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla Pac, «la Corte ritiene che i legislatori dell’Ue potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa».

Le criticità segnalate da Lussemburgo però non finiscono qui, perché la proposta avanzata da Bruxelles potrebbe far sì che si generi anche una certa incertezza, «poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della Pac sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico». Spiegano i giudici: «Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la Pac nell’ambito dell’attuale Qfp e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo Qfp».

Un’ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della Pac dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’Ue. A tale riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo.

I giudici contabili europei segnalano inoltre che data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’Ue nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. «Inoltre – spiegano da Lussemburgo – la maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’Ue non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo».

Il parere espresso dalla Corte dei conti Ue è per il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti la conferma delle criticità espresse dall’organizzazione negli ultimi mesi, e cioè che «la Pac viene indebolita e frammentata». La scomparsa del fondo dedicato, spiega, segna «una svolta che rischia di indebolire la natura stessa della politica agricola comune, trasformandola da pilastro strategico dell’Unione a voce indistinta di un contenitore finanziario più ampio». Quanto alle osservazioni della Corte dei Conti Ue su maggiore complessità amministrativa, minore trasparenza nella gestione delle risorse, difficoltà nella tracciabilità dei fondi e incertezza sugli stanziamenti effettivamente disponibili per gli agricoltori, dice Maretti: «È quanto avevamo già evidenziato nei mesi scorsi, sottolineando come una simile riforma rischi di compromettere la capacità delle imprese agricole di programmare investimenti e garantire stabilità reddituale». A preoccupare è soprattutto «l’idea che l’ammontare reale delle risorse destinate al settore possa diventare chiaro solo a valle dei piani nazionali, con il rischio di accentuare disparità tra Stati membri e di alterare le condizioni di concorrenza nel mercato unico», spiega Maretti. E questa, «è una prospettiva che metterebbe in discussione principi fondamentali della Pac: sicurezza alimentare, coesione territoriale e tutela del reddito agricolo». Dunque «abbiamo la conferma che non siamo di fronte a un semplice riassetto tecnico, ma a una trasformazione che può incidere profondamente sul futuro dell’agricoltura europea», sottolinea Maretti. «Senza un bilancio chiaramente identificabile e adeguatamente finanziato, la Pac rischia di perdere efficacia e riconoscibilità, con ricadute dirette sulle imprese cooperative e sui loro soci».

Per questo Legacoop Agroalimentare chiede alle istituzioni europee di recepire con attenzione le indicazioni provenienti dalla Corte e di intervenire per garantire una dotazione finanziaria certa e dedicata alla politica agricola e di assicurare trasparenza e tracciabilità dei flussi di spesa. Oltre a mantenere un quadro normativo chiaro, che consenta agli agricoltori di pianificare con fiducia il proprio futuro.

Il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale europeo sarà decisivo. «La Pac deve restare una politica realmente comune, capace di sostenere il lavoro degli agricoltori, la competitività delle filiere e la transizione sostenibile del sistema agroalimentare europeo», conclude Maretti.

Redazione Greenreport

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