Skip to main content

A Firenze tornano in scena le proteste con i trattori. All'incontro al Pala BigMat c'è anche il ministro Lollobrigida. L'European environmental bureau: «Gli agricoltori meritano un sostegno concreto e l’Europa merita un processo decisionale democratico, invece questo esempio di processo decisionale antidemocratico ha gettato le basi per l’ondata di attacchi a cui stiamo assistendo contro le norme che tutelano i nostri diritti e gli ecosistemi da cui dipendiamo»

Pac e non solo: ecco come i trattori hanno spinto i vertici Ue a smantellare le regole che tutelano salute e natura

Il quotidiano EuObserver ha pubblicato un’inchiesta che mostra come sulla politica agricola comune abbiano inciso scelte politiche assunte dietro la spinta dagli interessi delle grandi aziende, non decisioni adottate per dare una risposta alle esigenze degli agricoltori. E intanto i principali paletti a tutela dell’ambiente, nel programma di sussidi agricoli da 300 miliardi di euro, sono saltati
 |  Agricoltura moda turismo

C’è un’espressione in lingua inglese, «sausage-making», che tradotta letteralmente in italiano sta per produzione della salsiccia, ma che in realtà significa fare le cose in modo sporco, prendere delle decisioni senza la dovuta trasparenza, con processi opachi, a porte chiuse perché certe cose è meglio non vederle (pare derivi da un aforisma del cosiddetto «cancelliere di ferro» Otto von Bismark, che suona così: le leggi sono come le salsicce, è meglio non vedere come vengono fatte). Ecco, nelle stesse ore in cui i trattori tornano a farsi vedere nelle principali città europee, il quotidiano EuObserver ha pubblicato online un’inchiesta dal titolo “Pitchfork politics and sausage-making: how the farmers ‘crisis’ rewrote EU green rules behind closed doors”, che appunto spiega la «politica dei forconi» e il «sausage-making», ovvero «come la “crisi” degli agricoltori ha riscritto a porte chiuse le regole verdi dell’Ue».

Se oggi, per esempio a Firenze, gli agricoltori della Coldiretti sono tornati a protestare «per denunciare l’aumento dei costi legato alle tensioni geopolitiche e gli inganni del codice doganale che tolgono valore alle produzioni italiane», se si sono riuniti al Pala BigMat insieme al ministro dell'Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida per «un momento di confronto sui pericoli che minacciano la sovranità alimentare del Paese e le eccellenze della Dieta Mediterranea, ma anche sui risultati ottenuti con le manifestazioni in Europa, a partire dal recupero di fondi Pac», EuObserver spiega con dovizia di particolari perché le proteste dei trattori che a più riprese si sono fatte vedere a Bruxelles e in altre capitali europee hanno dato un frutto bacato: le lobby dei grandi gruppi agricoli hanno ottenuto importanti risultati economici, i piccoli non hanno ricevuto veri benefici e intanto in nome della «semplificazione» e della «competitività», come è stato per tanti altri settori produttivi nell’ultimo paio d’anni (basta scrivere queste due parole insieme a «Omnibus» nella finestra di ricerca di Greenreport per rendersene conto), le istituzioni europee hanno smantellato parti cruciali del Green deal agricolo attraverso procedure opache e accelerate.

«È raro che l’aforisma “come fare la salsiccia” si riveli così letterale», si legge nell’incipit dell’inchiesta realizzata da EuObserver. «Eppure, fu proprio mentre mangiava salsicce con alcuni agricoltori sul ciglio della strada a Szczecin, in Polonia, a circa 900 km da Bruxelles, in una giornata piovosa all’inizio del 2024, che ebbe inizio la storia della semplificazione per l’allora commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski». C’era un grosso blocco sull’autostrada, ricorda il quotidiano specializzato in argomenti riguardanti l’Unione europea, e poi i trattori a Bruxelles hanno contribuito ad accendere la miccia che nei mesi successivi ha dato il via al rapido smantellamento degli elementi ambientali del programma di sussidi agricoli dell’Ue da 300 miliardi di euro, la Politica agricola comune (Pac). «Quel momento ha aperto nuove strade, in senso letterale e figurato, per il processo decisionale dell’Ue. È qui che è stato tracciato il progetto dell’agenda di semplificazione dell’Ue, che ha tracciato la rotta per quello che da allora è diventato un percorso ben battuto: l’uso di pacchetti legislativi “omnibus” per accelerare i cambiamenti ambientali sotto la bandiera della semplificazione».

Wojciechowski racconta di essersi dedicato a «numerose visite e incontri con gli agricoltori negli Stati membri» e sono proprio quelle conversazioni, afferma, ad aver dato il via alla revisione degli atti giuridici fondamentali della politica agricola, con un modus operandi mai visto prima. Si legge nell’inchiesta di EuObservber: «I documenti ottenuti tramite una richiesta di accesso alle informazioni nell’ambito di questa indagine evidenziano incontri tra il commissario e gruppi di agricoltori, tra cui l’associazione degli agricoltori dell’Ue Copa-Cogeca e le rappresentanze nazionali di Spagna, Polonia e Italia, nonché un solo gruppo politico: i Conservatori e Riformisti europei (Ecr) di estrema destra. In quel periodo è stato registrato un solo incontro con una Ong, ovvero con la lobby per il benessere degli animali Eurogroup for Animals. Lo stesso Wojciechowski non ha citato né ricordato incontri con altri gruppi della società civile o esperti nel periodo in cui si è svolta la protesta. “Oh, forse è… Ha ragione, perché è stata una procedura molto rapida”, ha detto l’ex responsabile dell’agricoltura quando è stato interrogato sul processo di consultazione. Interpellato per un commento, un portavoce della Commissione ha spiegato che “quando il tempo è poco, non sempre è possibile svolgere consultazioni pubbliche complete”».

Tuttavia, per Sarah Martin, avvocata di ClientEarth ed esperta di Pac, la mancanza di un processo di consultazione costituisce un precedente «preoccupante». Definendo la procedura «antidemocratica», Martin sostiene che tale mossa violi il «diritto dei cittadini a partecipare democraticamente al processo decisionale dell’Ue». La sua interpretazione giuridica è chiara: «La procedura d’urgenza non avrebbe dovuto essere adottata». Ciò ha portato ClientEarth, insieme all’organizzazione ambientalista BirdLife, a presentare un reclamo ufficiale al garante dell’Ue, l’Ombudsman. Ebbene, il verdetto che ha emesso nel novembre 2025 ha riscontrato «una serie di carenze procedurali nel modo in cui la Commissione ha preparato le proposte legislative» che, nel loro insieme, «costituiscono un caso di cattiva amministrazione». In particolare, l’autorità di controllo rileva che l’esecutivo dell’Ue aveva applicato una «definizione particolarmente ampia di “urgenza”», non riuscendo a «giustificare sufficientemente il ricorso all’urgenza per derogare alle proprie regole interne di decisione».

Sebbene vi sia «margine di miglioramento per alcuni aspetti procedurali», l’esecutivo dell’Ue sostiene che le carenze procedurali «non hanno influito sulla qualità della proposta né sulle prove su cui si fonda». Ma per Martin di ClientEarth, la natura «arbitraria» che caratterizza il processo è motivo di preoccupazione. «È sufficiente la giustificazione dei trattori in strada per riaprire la base giuridica di una politica che vale un terzo del bilancio dell’Ue?», ha chiesto. «Se è tutto ciò che serve […] per l’urgenza politica, basterà mettere i trattori in strada ogni volta che vorremo riaprire la legislazione ambientale o fare qualsiasi cosa vogliamo. È un precedente molto preoccupante».

Nell’inchiesta di EuObserver viene citato anche un ruolo giocato in questa vicenda dalla presidente della Commissione europea o quantomeno da personalità a lei molto vicine. Nell’articolo del quotidiano belga compare infatti il commento di un diplomatico secondo il quale c’era anche un «legame diretto con il gabinetto di von der Leyen e la volontà di placare gli agricoltori», perché nel febbraio 2024 Ursula von der Leyen era impegnata a preparare il terreno per la sua eventuale rielezione nell’estate dello stesso anno: nel complesso, tutto ciò ha portato la Commissione a «cedere molto rapidamente». Nel frattempo, si legge nel testo pubblicato dal quotidiano con sede a Bruxelles, «la risposta a una richiesta di accesso alle informazioni, presentata nell’ambito di questa indagine, non mostra alcuna traccia di corrispondenza con i servizi giuridici o con avvocati, interni o esterni, nel periodo in cui è stata avanzata la proposta»: «Non c’era nulla, nessuna procedura, nessuna valutazione d'impatto: è stato tutto fatto sotto la pressione della protesta degli agricoltori», ha affermato una fonte interna alla Commissione, che ha scelto di rimanere anonima. Un’altra fonte della commissione ha affermato di aver sollevato dubbi sulla legalità di una successiva modifica alla Pac, ma di aver ricevuto l’ordine di «trovare un modo per aggirarla». «C’è una cultura della paura: nessuno parla apertamente, e chi lo ha fatto è stato silenziosamente trasferito ad altre posizioni», ha detto l’informatore, citando un «cambiamento nel clima politico».

Secondo l’economista agraria Doris Läpple, citata nell’inchiesta, le conseguenze delle decisioni prese in merito alla protesta non sono ancora state analizzate a fondo. La ricercatrice è coautrice di uno studio recente che ha esaminato l’impatto della protesta degli agricoltori in quattro paesi dell’Ue — Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi — attraverso oltre 2.000 sondaggi condotti tra gli agricoltori. Il documento conclude che «si sa poco delle motivazioni alla base e delle ragioni individuali degli agricoltori per protestare». Inoltre, le condizioni o le misure ambientali non sono state, «in nessuno dei paesi, le ragioni principali della protesta», ha affermato. Sebbene i bassi redditi agricoli e le normative ambientali restrittive fossero «motivi di lamentela comunemente citati» tra gli agricoltori, le condizioni o le misure ambientali «non rappresentavano una preoccupazione primaria degli agricoltori» in nessuno dei paesi oggetto dell’indagine.

È in questo contesto che sono in corso i lavori per la revisione del programma di sovvenzioni agricole post-2027, ovvero basandosi sulle fondamenta poste da questa «semplificazione». Alla domanda su come i risultati dell’autorità di controllo influenzeranno le decisioni future, un portavoce della Commissione ha affermato che l’esecutivo dell’Ue utilizzerà le raccomandazioni dell’Ombudsman per «rendere queste procedure ancora più chiare e prevedibili per i futuri lavori accelerati», sottolineando «l’importanza di garantire che le deroghe alle sue regole standard di elaborazione delle politiche in caso di urgenza siano adeguatamente registrate e spiegate».

Si vedrà nei prossimi mesi se sarà effettivamente così, ma intanto questa inchiesta sta facendo rumore, a Bruxelles e non solo. L’European environmental burau l’ha rilanciata su diverse piattaforme sottolineando che la «semplificazione» nascondeva in realtà «una scelta politica dettata dagli interessi delle grandi aziende agricole, non di una risposta alle esigenze degli agricoltori». Da qui l’appello che la più grande rete di organizzazioni ambientaliste civiche in Europa lancia ai vertici comunitari: «Gli agricoltori meritano un sostegno concreto e l’Europa merita un processo decisionale democratico e basato su dati concreti, che tuteli le persone e la natura. Invece, questo esempio di processo decisionale antidemocratico ha gettato le basi per l’ondata di attacchi a cui stiamo assistendo contro le norme che tutelano i nostri diritti e gli ecosistemi da cui dipendiamo. L’Europa ha gli strumenti, la scienza e le basi democratiche per costruire un processo decisionale che ascolti, impari e agisca nell’interesse del nostro futuro comune. Rafforziamo le norme che ci proteggono tutti, invece di smantellarle».

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.