
L’allarme Fao: il blocco dello Stretto di Hormuz può innescare una catastrofe agroalimentare globale

Per ora la guerra in Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato una grave crisi energetica che sta provocando a livello internazionale aumento dei costi e tagli alle forniture di gas e petrolio. Ma il peggio deve ancora arrivare, ad ascoltare l’allarme lanciato dalla Fao: se non si giunge in fretta a una soluzione, fa sapere l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il rischio è che si arriva a una catastrofe agroalimentare a livello globale. Gli esperti dell’agenzia Onu spiegano che le navi che trasportano merci agricole essenziali devono riprendere quanto prima la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz per scongiurare un pericoloso aumento dell’inflazione dei prezzi alimentari nel corso dell’anno, che potrebbe innescare una serie di effetti a catena simili a quelli verificatisi all’indomani della crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Avvertono anche che «il tempo stringe» e che i calendari agricoli espongono i paesi più poveri al rischio maggiore di scarsità e aumento dei prezzi dei fertilizzanti e dei fattori energetici.
Come spiegano in un podcast Maximo Torero, che è il capo economista della Fao, e David Laborde, che è il direttore della Divisione di economia agroalimentare dell’Organizzazione, è urgente dare uno sbocco alla crisi di Hormuz. «L’ultima cosa che vogliamo è un calo dei raccolti e un aumento dei prezzi delle materie prime e dell'inflazione alimentare per il prossimo anno», ha detto Torero, sottolineando che ciò costringerebbe probabilmente i paesi ad attuare politiche volte ad abbassare i prezzi interni dei prodotti alimentari, innescando un aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, un potenziale rallentamento della crescita economica in tutto il mondo.
L’ultimo Indice dei prezzi alimentari della Fao ha riguardato il mese di marzo ed è risultato relativamente stabile grazie all’ampia disponibilità della maggior parte delle materie prime alimentari, in particolare dei cereali. Tuttavia, la pressione sta aumentando in aprile e si intensificherà in maggio, poiché gli agricoltori dovranno decidere se modificare le scelte di coltivazione per adattarsi alla disponibilità di fertilizzanti, nonché se destinare più terra e risorse ai biocarburanti per trarre vantaggio dai prezzi più elevati del petrolio, limitando però l’offerta alimentare globale. «Ci troviamo in una crisi dei fattori di produzione, non vogliamo che si trasformi in una catastrofe», sottolinea Laborde. «La differenza dipenderà dalle misure che adotteremo».
La Fao esorta tutti i paesi a riflettere attentamente sui mandati relativi ai biocarburanti e, soprattutto, a evitare restrizioni alle esportazioni di energia e fertilizzanti. Se lo stallo nello Stretto di Hormuz non dovesse risolversi rapidamente, occorrerà prendere in considerazione misure preventive, in particolare chiedendo alle istituzioni multilaterali di fornire finanziamenti ai paesi a rischio di perdere l’accesso ai fertilizzanti di base, dato che la semina è già iniziata. Gli strumenti di sostegno alla bilancia dei pagamenti del Fondo monetario internazionale e la Food shock window, sulla scia del Food import financing facility suggerito dalla Fao nel 2022, potrebbero essere utilizzati come strumenti di finanziamento dei fattori di produzione, consentendo ai paesi che oggi hanno bisogno di fertilizzanti di ottenerli rapidamente senza innescare una distorsiva competizione tra sussidi, ha affermato Torero.
La Fao ha già elaborato una graduatoria dei paesi in base al calendario delle colture, tenendo conto di quando e in che quantità hanno bisogno di fertilizzanti. «I rischi sono molto chiari», sottolinea Torero aggiungendo una cosa molto semplice: «Se non acceleriamo… i rischi si aggraveranno».
Le esportazioni di una quota compresa tra il 20% e il 45% dei principali fattori di produzione agroalimentari dipendono dal transito marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Se gli agricoltori faranno registrare rese inferiori nel corso di quest’anno e nel 2027, sarà molto probabile un aumento dei prezzi delle materie prime alimentari e dell’inflazione al dettaglio dei prodotti alimentari nei prossimi anni.
Inoltre, spiegano gli esperti della Fao, la maggior parte degli agricoltori opera già con margini ridotti e, se dovessero andare in bancarotta, la situazione dell’approvvigionamento alimentare mondiale peggiorerebbe e si protrarrebbe più a lungo. Le restrizioni al commercio e alle esportazioni hanno esacerbato i picchi dei prezzi alimentari nelle crisi passate, poiché i tentativi di isolare i mercati interni da quelli mondiali hanno peggiorato le condizioni globali.
I mercati dei fertilizzanti e dell’energia sono non sono elastici, quindi i prezzi possono aumentare molto più di quanto implichino le variazioni dei volumi scambiati. I mercati reagiranno probabilmente molto rapidamente se le navi non attraverseranno presto lo Stretto.
A differenza delle catastrofi naturali o dei fattori di stress climatico come El Niño, il blocco dello Stretto di Hormuz «è qualcosa che i governi possono risolvere e devono risolvere», spiega ancora Torero. Anche perché i rischi oggi sono notevolmente maggiori rispetto al 2022, e ci sono le condizioni per una “tempesta perfetta” se la situazione attuale fosse anche influenzata da un forte El Niño. Allora, quel che si è visto con la crisi pandemica non sarebbe nulla in confronto a quel che potrebbe innescarsi da un mix tra stress climatico e blocco della navigazione.





