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Anche Elettricità Futura, Italia Solare e Anev contro l’emendamento al Ddl

Lo sviluppo agricolo secondo il governo? Espiantare olivi per qualsiasi cosa, tranne che per le rinnovabili

Piattelli (Coordinamento Free): «Non si comprende perché, se un oliveto di pregio va protetto deve esserlo a prescindere dall’opera che ne determina l’espianto»
 |  Agricoltura moda turismo

La tutela degli oliveti di qualità non può trasformarsi in una norma punitiva contro le energie rinnovabili. Eppure è proprio questo l’assetto che va delineandosi a causa di un emendamento all’articolo 5 del Ddl sviluppo agricolo (AC 2670), con cui si perpetua l’ostracismo della maggioranza Meloni allo sviluppo delle energie pulite lungo lo Stivale.

Non bastava aver vietato l’installazione di impianti fotovoltaici a terra col decreto Agricoltura – tranne che in alcune “aree idonee” –, bloccando investimenti da 80 mld di euro utili a proteggere il Paese dalle fluttuazioni di prezzo del gas fossile abbassando dunque quello delle bollette, nonostante l’energia solare possa essere un’alleata dell’agricoltura di qualità e per la protezione della biodiversità, come ricordato su queste colonne dal ricercatore Luigi Moccia.

L’emendamento proposto prevede infatti il divieto di espianto o eradicazione delle piante di olivo destinate alla produzione di oli Dop, Igp o rientranti nei regimi di qualità riconosciuti, ma solo quando l’intervento sia finalizzato alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. È proprio questa limitazione a essere contestata: se il bene da proteggere è il patrimonio olivicolo nazionale, la tutela dovrebbe valere per qualunque opera capace di determinarne la rimozione, non soltanto per gli impianti rinnovabili.

Per dare il senso delle proporzioni, il Snpa informa che il fotovoltaico a terra occupa oggi circa 18.837 ettari, ovvero lo 0,88% del suolo consumato in Italia; a confronto, la superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia è di circa 12,5 milioni di ettari; dunque anche addebitando tutti gli 18.837 ettari coperti da fotovoltaico a terreni agricoli (tra 2023 e 2024 dei +1.702 ettari di fotovoltaico, l’80% è su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli) il dato si fermerebbe allo 0,15% della Sau. 

«Se un oliveto di pregio va protetto, deve esserlo a prescindere dall’opera che ne determina l’espianto – afferma il presidente del Coordinamento Free, Attilio Piattelli – Non si comprende perché il divieto debba riguardare esclusivamente gli impianti rinnovabili, lasciando fuori altri utilizzi energetici o infrastrutturali del territorio, come gasdotti, elettrodotti, strade, opere industriali o altre infrastrutture. La domanda è semplice: un olivo Dop vale meno se viene rimosso per un gasdotto rispetto a quando viene rimosso per un impianto rinnovabile?».

Il nodo, dunque, non è la protezione degli oliveti Dop e Igp, che le associazioni condividono, ma il carattere selettivo della norma. Formulata in questo modo, la disposizione non appare come una misura generale di tutela agricola, ma come un intervento mirato esclusivamente contro le fonti rinnovabili. Un’impostazione che rischia di alimentare una contrapposizione artificiale tra agricoltura e transizione energetica, proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di pianificazione, integrazione e regole coerenti.

Le associazioni imprenditoriali di settore Elettricità Futura, Italia Solare e Anev condividono l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio olivicolo nazionale e le produzioni di qualità, ma esprimono preoccupazione per gli effetti dell’emendamento. Un divieto assoluto, riferito solo agli impianti alimentati da fonti rinnovabili, rischia di generare incertezza autorizzativa e rallentamenti nello sviluppo di progetti strategici per la sicurezza energetica nazionale, la riduzione della dipendenza dalle importazioni e il contenimento dei costi dell’energia per famiglie e imprese.

Il tema va oltre gli interessi dei singoli operatori. Riguarda la capacità dell’Italia di raggiungere gli obiettivi di transizione energetica e competitività definiti a livello nazionale ed europeo, garantendo al contempo la tutela delle proprie eccellenze agricole. Per questo le associazioni chiedono un approfondimento tecnico e istituzionale, capace di costruire un quadro normativo equilibrato e orientato all’interesse generale.

La stessa richiesta arriva dal Coordinamento Free, ovvero la più grande rete italiana di associazioni che promuove lo sviluppo delle rinnovabili: rafforzare la tutela degli oliveti di qualità, ma attraverso un principio di neutralità. Le regole dovrebbero essere le stesse per tutte le opere che comportano consumo di suolo, trasformazione del territorio o rimozione di colture pregiate. Diversamente, si colpiscono solo le tecnologie rinnovabili senza proteggere davvero il bene agricolo che si dichiara di voler salvaguardare.

Le rinnovabili, sottolinea Free, non sono il nemico dell’agricoltura. Se correttamente pianificate, possono convivere con le produzioni agricole, contribuire al reddito delle imprese, ridurre i costi energetici e rafforzare l’economia dei territori. È l’impostazione opposta a quella contenuta nell’emendamento, che sceglie di intervenire non sul valore agricolo da tutelare, ma sulla tecnologia energetica da escludere.

Elettricità Futura, Italia Solare e Anev auspicano dunque l’apertura di un confronto con il Governo e con le amministrazioni competenti, per individuare soluzioni condivise che consentano di tutelare il patrimonio olivicolo nazionale senza compromettere lo sviluppo delle energie rinnovabili. Due obiettivi strategici che possono e devono procedere insieme nell’interesse del Paese.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.