
A Vinitaly 2026 il biologico diventa strategia per un nuovo modello produttivo

Il biologico non rappresenta più un segmento di nicchia, ma una scelta strategica capace di ridefinire il futuro del vino italiano. È questo il messaggio emerso a Vinitaly 2026, dove Legambiente ha presentato la 34ª Rassegna nazionale dei vini biologici e biodinamici, confermandosi osservatorio privilegiato su un settore in piena trasformazione.
Nel padiglione della Regione Calabria, istituzioni, produttori e mondo della ricerca si sono confrontati ieri su una traiettoria ormai evidente, che vede nel biologico una leva concreta di sviluppo, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività.
«La rassegna dei vini biologici e biodinamici rappresenta da oltre trent’anni un punto di incontro tra ricerca, mondo produttivo e impegno ambientalista – ha sottolineato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente e coordinatore dell’incontro – Oggi più che mai il vino è il racconto di territori che cambiano: scegliere il biologico significa investire in qualità, ma anche nella capacità di affrontare la crisi climatica con strumenti concreti, innovazione e responsabilità».
Dunque non più solo attenzione al profilo organolettico, ma una visione sistemica che include l’impatto ambientale, la gestione delle risorse e la tutela della biodiversità.
Il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agroambientali dell’Università di Pisa e di realtà come FederBio rafforza inoltre il legame tra innovazione scientifica e pratiche agricole, in un dialogo sempre più necessario per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.
«Una visione che lega il futuro del vino italiano ai temi dell’adattamento climatico, della tutela della biodiversità e della valorizzazione delle identità territoriali – ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – Non solo produzione, dunque, ma un modello agricolo che guarda avanti e che, proprio a partire dal biologico, ridefinisce il rapporto tra economia, ambiente e comunità».
Non è un caso che proprio la Calabria sia stata scelta come cornice dell’incontro all’interno della fiera veronese. La regione, tra le prime in Italia e in Europa per estensione delle superfici bio, rappresenta un esempio concreto di come la transizione ecologica possa tradursi in politiche territoriali e opportunità economiche. «Un ringraziamento alla Regione Calabria per l’ospitalità – ha aggiunto Ciafani – a conferma di una scelta strategica che guarda con decisione alla transizione ecologica del comparto vitivinicolo e, più in generale, dell’intero sistema agroalimentare».
Dimostrare che sostenibilità e competitività possono procedere insieme, è questa la sfida che il vino italiano sembra pronto a raccogliere, trasformando il biologico da scelta etica a pilastro di una strategia di sviluppo solida e duratura.





