
Al Festival ReClaim, la sostenibilità diventa un tema concreto, legato sia alla tutela del clima sia alle questioni dei diritti e dell’equità sociale. È in questa prospettiva che si inserisce l’appuntamento di sabato mattina a Firenze, “No Planet B”: non solo un panel, ma uno spazio di confronto in cui le nuove generazioni ridefiniscono l’attivismo ambientale, mettendo in discussione modelli di sviluppo e narrazioni che hanno finora orientato il nostro rapporto con il pianeta.
L’incontro, realizzato nell'ambito del progetto Gov4greenMEd (un’iniziativa cofinanziata dall’Unione Europea attraverso il programma Interreg NEXT MED), costruisce un dialogo tra esperienze diverse ma profondamente connesse. Le voci internazionali ampliano lo sguardo: da un lato Vanessa Nakate, che dall’Uganda racconta l’impatto della crisi climatica sulla sicurezza alimentare nel Sud globale; dall’altro François Kamate Kasereka, attivista congolese che nei territori segnati dai conflitti trasforma simbolicamente “le armi in alberi”. Accanto a loro, Alice Pomiato (@aliceful) e Silvia Moroni (@parlasostenibile) mostrano come la sostenibilità possa tradursi in pratiche quotidiane, accessibili e concrete, attraverso la divulgazione e i consumi consapevoli. In questo intreccio di esperienze, la riflessione di Chloé Bertini aggiunge una dimensione intima e politica insieme. Il suo attivismo nasce da un’esigenza di coerenza che coinvolge il corpo come spazio democratico e vulnerabile, capace di rendere visibile la fragilità umana di fronte al collasso climatico.
Non è solo eco-ansia, ma quello che definisce eco-dolore: «dolore per quello che accade ogni giorno e che viene minimizzato, dolore per le persone già vittime di questo sistema, per ciò che stiamo perdendo». Ed è proprio da questa urgenza - che si esprime nelle piazze e prende forma anche nei momenti di confronto come “No Planet B” - che nascono anche azioni concrete: ne è un esempio la collaborazione tra COSPE e Rete Clima - network impegnato nel supporto ad aziende e ONG in percorsi di decarbonizzazione attraverso carbon footprint, riduzione e compensazione delle emissioni di CO₂ - nell’ambito del progetto YOU(th)care for Change, cofinanziato dall’Unione Europea e attivo tra il 2024 e il 2026 in 12 Paesi con oltre 300 realtà giovanili coinvolte. La missione è quella di compensare le emissioni e ridurre l’impronta climatica di un progetto europeo come YUO(th) care for change che intreccia sostenibilità ambientale, partecipazione giovanile, cura delle persone e giustizia sociale.
Grazie a questa collaborazione anche le attività del Festival saranno misurate e compensate grazie al progetto il Gold Standard GS5125 – Eritrea Community Boreholes, nel distretto di Zoba Debub (Eritrea), dove la costruzione di pozzi comunitari ha migliorato l’accesso all’acqua potabile per oltre 180.000 persone, contribuendo a evitare più di 37.000 tonnellate di emissioni di CO₂ all’anno.
Questo stesso approccio si riflette, con modalità diverse, anche nel Mediterraneo attraverso il progetto Gov4GreenMed. Coinvolgendo sei partner in cinque paesi (Italia, Spagna, Tunisia, Giordania, Turchia), il progetto punta a costruire modelli di governance inclusiva, in cui cittadini e società civile diventino protagonisti delle scelte.
Il legame tra attivismo e trasformazione concreta trova una sintesi efficace nell’esperienza di Scandicci, dove si lavora alla creazione di un piano del cibo locale. Un percorso che ricuce il rapporto tra aree urbane e rurali, coinvolgendo agricoltori, scuole e comunità nella tutela della biodiversità e nel recupero alimentare. Qui la sostenibilità diventa un processo collettivo, capace di migliorare la qualità della vita e dimostrare che la partecipazione democratica è uno degli strumenti più potenti per costruire un futuro vivibile.





