Rete disarmo: il governo italiano di sospenda l’invio di ogni tipo di armamento alla coalizione miliare capeggiata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti

Yemen: più di 90.000 morti nella guerra saudita combattuta con armi occidentali

Illegali le vendite di armi britanniche all'Arabia Saudita. E quelle italiane?

[21 Giugno 2019]

Il Senato degli Stati Uniti si appresta a votare per il possibile blocco della vendita di armi all’Arabia Saudita, ma l’Amministrazione Trump vuole che il progetto di legge venga bocciato perché, se passasse, vorrebbe dire che Washington «sta abbandonando i propri partner e i propri alleati in un momento in cui le minacce stanno aumentando Svizzera, Germania, Austria, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Belgio e Olanda hanno già vietato di vendere armi all’Arabia Saudita e ieri una sentenza della Corte d’Appello di Londra  ha dato ragione agli attivisti della Campaign Against Arms Trade che sostengono che continuare a concedere licenze per l’esportazione di attrezzature militari in Arabia saudita è illegale. Secondo la Corte, c’è un evidente rischio  che le armi possano essere utilizzate in operazioni che comportano una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Secondo i giudici le licenze dovrebbero essere riviste ma non verrebbero immediatamente sospese.

Per quanto riguarda l’Italia, nonostante le denunce delle associazioni pacifiste, sia il precedente governo a guida PD che quello attuale Lega-M5S hanno detto che le esportazioni di armi in Arabia saudita non violerebbero il divieto di vendere armi a un Paese in guerra.

Il segretario britannico al commercio internazionale Liam Fox ha detto che il governo non concederà nuove licenze per l’esportazione di armi in Arabia Saudita e ai suoi partner della coalizione arabo/sunnita che ha invaso lo Yeme. Ma un portavoce del primo ministro Theresa May ha detto che «Il governo è deluso» e che hiederà al Parlamento l’autorizzazione ad appellarsi contro il giudizio.

Secondo la legge britannica – come per quella italiana . lle licenze per esportare equipaggiamenti militari non dovrebbero essere concesse se esiste un «chiaro rischio» di violazione di diritti umani e il Master of the Rolls della Corte d’Appello di Londra, Sir Terence Etherton, ha detto il governo «non ha fatto alcuna valutazione conclusiva sul fatto che la coalizione guidata dai sauditi avesse commesso violazioni del diritto internazionale umanitario in passato, durante il conflitto nello Yemen, e non sta facendo nessun tentativo per farlo». Per questo, il governo «deve riconsiderare la questione» e stimare eventuali rischi futuri. Dimostrando una buona dose di ipocrisia, Fox ha detto che «Il governo ha sempre preso molto sul serio i suoi obblighi sull’esportazione. La sentenza non riguarda il fatto se il governo abbia preso decisioni giuste o sbagliate sulla concessione delle licenze di esportazione, ma riguarda la razionalità del processo utilizzato per raggiungere le decisioni».

La verità è che da quando nel marzo 2015 sono iniziati i bombardamenti sullo Yemen il Regno Unito ha concesso permessi per esportare armi in Arabia Saudita per 4,7 miliardi di sterline e che queste comprendono jet da caccia Typhoon e Tornado, oltre a bombe “intelligenti”. Se è vero che le vendite di armi in contribuiscono a fornire migliaia di posti di lavori nel Regno Unito, in Italia e in altri Paesi europei e negli Usa, è ancor più vero che a guadagnare milirdi di sterline, euro e dollari sono i commercianti di armi e che questo ha avuto finora un prezzo terribile: quasi 100.000 vittime, soprattutto civili, e la più grande crisi umanitaria del mondo.

Infatti, Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), una ONG considerate vicina al governo Usa, ha appena pubblicato un rapporto nel quale documenta l’uccisione in Yemen di 91.600 persone  negli ultimi 4 anni di conflitto e che solo quest’anno la Coalizione araba/sunita a guida saudita e sostenuta dagli Usa e armata dall’Occidente  si è resa responsabile «di oltre 8.000 delle circa 11.700 vittime riportate in relazione al targeting diretto di civili nello Yemen».

I dati sono stati raccolti da Acled in collaborazione con lo Yemen Data Project e commentandoli il direttore esecutivo di Acled ha evidenziato che «Dopo l’escalation del conflitto nel 2015, lo Yemen è stato devastato dalla guerra. I dati di Acled dal  2015 consentono ora un’analisi completa della violenza, fornendo per la prima volta una stima del vero bilancio della guerra. Questi dati sono allo stesso tempo uno strumento e un avvertimento: la comunità internazionale deve usarli per aiutare a capire, monitorare e, in definitiva, risolvere il conflitto prima che la situazione diventi ancora più incontrollabile».

In totale, dall’inizio del 2015 ad oggi, i morti denunciati nella guerra dello Yemen sono in totale 91.600: «Circa 1700 sono stati segnalati nel 2015; 15.100 nel 2016; 16.800 nel 2017; 30.800 nel 2018; e 11.900 finora nel 2019», Dal 2015 ad oggi sono stati segalati 39.700 scontri armati o attacchi aerei: «Circa 7.700 nel 2015; 8.700 nel 2016; 7.900 nel 2017; 10.200 nel 2018; e 4.900 finora nel 2019», Nel complesso, il 2018 è l’anno più violento e mortale registrato nella guerra dello Yemen.

L’impatto sui civili è devastante e voluto: dal 2015, Acled  ha censito quasi 4.500 attacchi deliberati contro civili che hanno provocato circa 11.700 vittime segnalate: «I morti riportati per il 2015 sono circa 4,500; 2.200 nel 2016; 1.900 nel 2017; 2400 nel 2018; e 600 fino ad ora nel 2019- Il  2015 è stato l’anno più letale per le violenze dirette contro civili, infatti gli aerei Sauditi iniziarono la loro sporca guerra bombardando direttamente la capitale yemenita Sana’a- Il rapporto Acled non ha dubbi: «La coalizione guidata dai sauditi e i suoi alleati restano responsabili del maggior numero di vittime civili segnalate per attacchi diretti, con oltre 8.000 dal 2015. Circa il 67% di tutte le vittime civili registrate nello Yemen negli ultimi quattro anni e mezzo sono state causate da attacchi aerei della coalizione a guida saudita. Gli Houthi e i loro alleati sono responsabili di oltre 1.900 vittime civili riportate come bersagli diretti».

Cifre inequivocabili (e al ribasso perché non sono calcolati i molti morti non registrati, i dispersi e le migliaia di vittime dell’epidemia di colera e per la fame e la siccità) e anche per questo Andrew Smith, il portavoce della Campaign Against Arms Trade,  ha accolto favorevolmente la sentenza della Corte d’Appello di Londra, sottolineando che «Il regime dell’Arabia Saudita è uno dei più brutali e repressivi del mondo,  eppure da decenni è il più grande acquirente di armi fabbricate nel Regno Unito. A prescindere dalle atrocità che ha inflitto, il regime saudita ha potuto contare sull’acritico sostegno politico e militare del Regno Unito. I bombardamenti hanno creato la peggiore crisi umanitaria del mondo».

Anche secondo Lucy Claridge di Amnesty International, la sentenza britannica «E’ un passo importante verso la prevenzione di ulteriori spargimenti di sangue. E’ la prima volta che un tribunale del Regno Unito riconosce i rischi di continuare a rifornire l’Arabia Saudita con attrezzature militari da utilizzare nello Yemen». Oltre il 40% delle esportazioni di armi del Regno Unito sono destinate all’Arabia Saudita.

I laburisti e i liberaldemocratici hanno chiesto al governo conservatore di sospendere immediatamente tutte le vendite di armi che possono essere utilizzate nella guerra yemenita e la ministro ombra degli esteri del Partito Laburista, Emily Thornberry, ha chiesto «Una inchiesta parlamentare o pubblica per scoprire come è stata consentita la violazione della legge e quali ministri ne sono stati responsabili».

Lo Stockholm International Peace Research Institute, un think tank che monitora l’industria globale delle armi, pone la Gran Bretagna al secondo posto come fornitore di “grandi armi” all’Arabia Saudita, dietro gli Stati Uniti e davanti alla Francia. Dal 2012 al 2017 le importazioni totali di armi in Arabia Saudita sono più che triplicate rispetto ai cinque anni precedenti.

Mentre la sentenza non significa necessariamente la fine delle vendita di armi in futuro, le mette certamente a rischio e smentisce il governo che ha sempre insistito sul fatto che la Gran Bretagna avrebbe i controlli sulle esportazione di armi più rigorosi al mondo. La Corte d’appello afferma che i ministri hanno l’obbligo legale di valutare le accuse di gravi violazioni dei diritti umani prima di autorizzare le vendite di armamenti e, nel caso della guerra dell’Arabia Saudita allo Yemen, la corte afferma chiaramente che il governo «non ha fatto alcun tentativo di farlo».

Il governo dice che farà appello contro la decisione, ma provare che i jet e le bombe made in UK o made in Italy non sono coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani è molto difficile, dato che l’Arabia saudita sta conducendo attacchi indiscriminati contro civili, bambini, scuole e ospedali e che l’Onu denuncia che circa l’80% della popolazione – 24 milioni di persone – ha bisogno di assistenza e protezione umanitaria e quasi 10 milioni sono a un passo dalla carestia.

A maggio i ribelli Houthi al governo a Sana’a e in quasi tutto il nord del Paese si sono ritirati da tre porti chiave del Mar Rosso, attuando così parzialmente l’accordo di cessate il fuoco concordato a dicembre 2018, secondo l’Onu questo potrebbe consentire il dispiegamento di aiuti umanitari vitali nello Yemen. Ma i bombardamenti sauditi non smettono e le bombe vengono anche dall’Italia.

La Rete disarmo ha lanciato l’ennesimo appello: «al governo italiano di sospendere l’invio di ogni tipo di materiali d’armamento alla coalizione miliare capeggiata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che da più di quattro anni è intervenuta nel conflitto in Yemen utilizzando anche bombe aeree di fabbricazione italiana per effettuare bombardamenti indiscriminati che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito come “crimini di guerra”. Queste esportazioni sono in totale contrasto con la legge 185/1990 e col Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese. al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, di farsi promotori, presso i paesi dell’Unione europea, di un’istanza di embargo o almeno di sospensione di forniture di armamenti e sistemi militari nei confronti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti così come richiesto da numerose risoluzioni votate ad ampia maggioranza dal Parlamento europeo.al Parlamento italiano chiediamo di esaminare con attenzione le autorizzazione rilasciate dal governo per forniture di armi italiane nelle zone di conflitto, in particolare per quanto riguarda la guerra in corso in Yemen. In questo senso chiediamo che sia finalmente calendarizzato e affrontato il dibattito in Commissione Esteri alla Camera fermo ormai da troppi mesi pur in presenza di alcuni testi di Risoluzione già formalmente presentati. Ai sindacati ed ai lavoratori portuali e aeroportuali chiediamo di mantenere alta l’attenzione su tutti i materiali di tipo militare destinati a Paesi esteri che possono essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto umanitario e delle convenzioni internazionali sancite dall’Italia. Di rifiutarsi di offrire il proprio lavoro per effettuare trasbordi di questi materiali militari, in particolare di quelli destinati alle forze armate dei Paesi impegnati nel conflitto in Yemen. Chiediamo ai sindacati di predisporre le misure necessarie affinché i lavoratori che non intendono offrire il loro lavoro, siano pienamente tutelati. A tutte le associazioni della società civile ed ai sindacati chiediamo di manifestare la propria adesione a queste richieste e di coordinarsi con le nostre associazioni che hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all’attuale Governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita».