
Un incentivo al riciclo che funziona: il credito di imposta su prodotti e imballaggi

C’è un incentivo nel mondo del riciclo (che non ne ha molti) che funziona, anche se poco noto. È il “Credito di imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi provenienti da materiali di recupero” (in sigla “MDR”) ed è stato introdotto dall’art. 1, comma 73, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per l’anno 2019, articolo 1, commi da 73 a 76), a favore di “tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432/2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio”.
Il credito d’imposta si applica nella misura del 36% delle spese sostenute e documentate per quegli acquisti. Una norma tesa quindi a favorire tutte le aziende nell’acquisto sia di prodotti riciclati che di imballaggi riciclati e/o compostabili.
Dal 2024 la Corte dei Conti ha programmato un’indagine su tale strumento, con l’obiettivo di verificare l’efficacia della misura, da qui il nuovo Rapporto appena pubblicato.
La misura è stata attivata in una prima fase per le spese sostenute nel biennio 2019/2020, con una dotazione finanziaria di 1 milioni di euro all’anno. Per il biennio 2023/24 il Ministero ha poi portato l’importo annuo massimo al valore di 5 milioni di euro. Come è andata?
Al 1 ottobre 2025 la misura era stata attivata per un importo complessivo di 7,3 milioni di euro, per un numero di domande pari a 567, e una richiesta complessiva di erogazione pari a 10,7 milioni di euro. Nell’avviso istituito dalla legge di bilancio 2023, sono state presentate n. 998 domande, per un valore di agevolazioni richieste pari a 12.767.230,77 euro, per una sola annualità. Un buon successo della misura quindi, che deve assolutamente essere rifinanziata per gli anni ancora non coperti e per i prossimi, come indica con chiarezza la Corte dei Conti.
Per quali acquisti è stato utilizzato il credito di imposta?
Per il 34% per “prodotti finiti realizzati con almeno il 30% di materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica”.
Per il 56% delle spese rendicontate fa riferimento alla categoria “imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002”, di cui all’articolo 2, co.1, lettera b) e, nello specifico, comprende gli imballaggi biodegradabili in plastica, in carta e in legno.
Per il restante 10% per imballaggi primari e secondari derivanti dalla raccolta differenziata della carta, mentre non sono state rendicontate spese per acquisti di imballaggi primari e secondari derivanti dalla raccolta differenziata dell’alluminio.
Interessanti i dati sulla platea di imprese che ha attivato il credito di imposta, in tutto 484, prevalentemente micro, piccole e medie aziende. Un dato probabilmente condizionato dal valore massimo di incentivo per singola azienda (20.000 euro) che ha scoraggiato le grandi imprese, ma che ha favorito azioni “circolari” in imprese di solito meno attente a questo tipo di strategia.

Il credito di imposta è un interessante “strumento economico” di mercato, aperto a tutti, ritenuto idoneo a promuovere la strategia di economia circolare, definita a scala europea, che punta ad aumentare il tasso di riciclo nei rifiuti di imballaggio e così facendo il tasso di riciclo dei rifiuti urbani.
Lo strumento del credito di imposta quindi funziona, secondo la corte dei Conti, e va garantito in forma stabile negli anni, probabilmente aumentato il valore minimo di 20.000 euro e aumentata la dotazione annuale del Ministero. Sicuramente ha contribuito a garantire gli ottimi risultati di riciclo degli imballaggi ottenuti dal sistema italiano, in linea con gli obiettivi europei, e sta garantendo l’obiettivo di riciclo dei rifiuti urbani.
Certo si tratta di valori economici ancora piccoli, rispetto al mercato degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio. Lo strumento del credito di imposta, probabilmente anche poco conosciuto dalle imprese, deve essere affiancato da altri strumenti economici tesi a promuovere (insieme agli obblighi) una maggiore quantità di materiale riciclato nei prodotti, una maggiore penetrazione dei prodotti riciclati negli appalti pubblici (Green Public Procurement), definendo finalmente l’introduzione dei certificati del riciclo per stabilizzare mercati sempre più instabili e variabili.





